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August, astronauta contro il bullismo

Il 21 dicembre 2017, nelle sale di tutti i cinema, è uscito il film più emozionante degli ultimi tempi: Wonder. Il film è l’adattamento cinematografico di un libro scritto nel 2012 da R. J. Palacio e intitolato come il libro, Wonder. Ho deciso di vedere questo film poiché suggerito da mia sorella minore; appena tornata a casa da un normale giorno di scuola, mi racconta entusiasta di aver visto un film che le ha “cambiato la vita”. Perché è proprio così: se visto con i giusti occhi, Wonder cambia letteralmente il modo di affrontare le difficoltà. Il giovane protagonista del film è August, soprannominato “Auggie” da genitori ed amici. Il piccolo è affetto dalla sindrome di Treacher Collins, malattia estremamente rara che consiste in una grave deformazione della struttura cranio-facciale (viso, occhi, orecchie) e che, a causa delle sue numerose problematiche, porta a non poter condurre una vita normale.

Fin da neonato, Auggie inizia a subire interventi su interventi, arrivando addirittura a 27 nell’arco di 10 anni. La madre, per paura delle eventuali reazioni dei suoi coetanei alla vista del bambino, decide di non iscrivere il figlio a scuola seguendolo personalmente. Auggie però cresce, e l’ingresso alla prima media è alle porte. I genitori decidono così di iscriverlo – dopo varie ricerche – in una scuola, spronandolo anche a togliere il casco da astronauta che da sempre indossa per non farsi vedere da chi lo circonda. L’esperimento riesce ed il bambino inizia a frequentare il gruppo dei pari. Con il tempo, però, le cose sembrano non andare per il verso giusto: in poco tempo Auggie inizia ad essere vittima di bullismo dai suoi compagni. Nonostante ciò, grazie alla sua grande forza e tenacia, riesce a farsi vedere per il bambino speciale che è conquistando i cuori di tutti, in particolare di Jack, che in poco tempo diventerà suo grande amico.

Come è nata l’idea di Wonder

In un’intervista a “The Telegraph”, l’autrice del libro racconta della nascita di questo racconto, affermando che: “ Un giorno ero seduta su una panchina con i miei due figli ed ho visto una bambina che aveva la sindrome di Treacher-Collins, rara malattia ereditaria che colpisce le fattezze di una persona lasciando inalterato tutto il resto. Ciò che mi ha colpita non è stata la ragazzina, ma la mia reazione: sono stata presa dal panico, temevo che mio figlio di 3 anni vedendola avrebbe reagito urlando, come aveva fatto alla festa di Halloween. Mi sono alzata di scatto, come punta da una vespa, ho chiamato l’altro figlio e mi sono allontanata di corsa. Alle mie spalle ho sentito la voce della mamma della ragazzina che, con tono molto calmo, diceva: “forse è ora di tornare a casa.” Mi sono sentita un verme e non sono riuscita a dimenticare questa esperienza.” (R.J. Palacio, 2012)

Ciò che ha reso Wonder uno dei film più emozionanti e toccanti sta proprio nel rappresentare la scoperta della forza di Auggie grazie all’immancabile lavoro di squadra della sua famiglia, di sua sorella e dei suoi amici. E’ proprio grazie a loro che il bambino riesce ad uscire fuori dal piccolo guscio del suo casco e riesce ad affrontare i bulli, mostrando anche le proprie emozioni. Con un lavoro di squadra non indifferente, Auggie riesce a trovare la forza di affrontare la vita così com’è: in salita e piena di difficoltà. Difficoltà che Palacio stessa ha dovuto affrontare per scrivere questo libro: “Ogni sera tornavo a casa dal lavoro stanca morta, preparavo la cena, controllavo i compiti dei miei figli e poi alle 22 andavo a letto. A mezzanotte mi svegliavo per scrivere 2 o 3 ore, poi tornavo a dormire. E’ stato molto complicato, ma in quelle due ore sentivo come una pressione forte che mi portava a scrivere, a liberare tutta la mia fantasia. Così, in un anno di lunghe nottate, è nato Wonder.” (R.J. Palacio, 2012)

Il vero prodigio sta nella gentilezza

Wonder è un film che affronta il bullismo, ma lo fa a 360 gradi: tratta della diversità, la difficoltà della famiglia di avere un figlio con dei problemi non indifferenti, la vita di un fratello che affronta la diversità dell’altro, il rifiuto dell’accettazione di se stessi, la scoperta dei propri limiti e la forza che si trova in ognuno di noi.

Tutto questo è affrontato grazie alla presenza di altri personaggi altrettanto importanti come:

  • Justin: il bullo della scuola. Fin dal primo giorno tratta male Auggie e, grazie anche all’aiuto del suo amico Jack, viene fatto richiamare dal preside. Nel film, i suoi genitori ci fanno perfettamente capire quanto il fenomeno del bullismo sia minimizzato e rifiutato dal mondo adulto, poiché considerato come un semplice “gioco” tra bambini
  • Jack: fin da subito riesce a “guardare oltre” la diversità di Auggie diventando amici per la pelle. Rappresenta quella figura rassicurante per chi si sente diverso, colui su cui contare in ogni occasione. Jack, di fatto, non si arrende di fronte a nulla, neanche davanti agli insulti giornalieri rivolti a Auggie dai suoi compagni
  • Olivia: sorella di Auggie. E’ una ragazza nella piena fase dell’adolescenza che si trova da sola ad affrontare questo periodo critico poiché i genitori sono completamente assorbiti dalle difficoltà del figlio minore. Olivia rappresenta la ragazza a cui viene richiesta una maggiore autonomia rispetto alla propria età
  • I genitori di Auggie: una madre ed un padre che arrivano addirittura a mettere da parte la propria vita e la propria individualità pur di seguire e garantire il maggior benessere possibile al proprio figlio.

Attraverso lo sviluppo di queste storie parallele, la scrittrice ed il regista mostrano ampiamente come le difficoltà di qualcuno siano poi accusate anche da chi è intorno a lui. Ci sono momenti in cui ammette di non farcela, in cui afferma che il peso degli insulti è troppo grande da essere accettato, che non condurrà mai una vita normale perché non potrà mai essere considerato come tutti gli altri, che si sente deluso per non aver avuto la “fortuna” di avere un viso normale. Nonostante ciò, la grande fiducia in se stesso prevale su tutto e su tutti: la sua gande gentilezza ed il suo senso dell’umorismo riescono a conquistare l’affetto di tutte le persone a lui vicine. In poco tempo, infatti, il piccolo riesce ad avere fiducia in se stesso e ad accettarsi e farsi accettare così com’è. In fondo, qualsiasi “difetto” può tramutarsi in una capacità. Sotto diversi aspetti “Wonder” è più di un semplice libro per genitori e per ragazzi, perché non racconta solo la semplice storia di un bambino affetto da una malattia che cerca di superarla al meglio possibile. Molte volte ci porta a riflettere e pensare: “Che cosa avremmo fatto noi in quella situazione?”.

Perché consigliare Wonder?

Perché consigliarlo? Semplice: Wonder smuove i cuori di tutti. E’ un film sentimentale – a tratti umor – che in due ore riesce a strappare tante risate e tante lacrime. La sua grande dote sta nel raccontare una realtà attraverso azioni semplici, mai scontate e attraverso piccoli gesti che, giorno dopo giorno, fanno la differenza. Suggerirei questo film ai bambini perché, già da piccoli, li aiuta a comprendere che nel mondo ci sono persone “diverse” da noi, ma non per questo devono essere considerate inferiori o nel mirino del bullismo. Ai genitori, perché grazie a due attori fenomenali come Julia Roberts e Owen Wilson dimostrano ciò che due genitori dovrebbero fare per aiutare il proprio figlio. I genitori sono il porto sicuro di un bambino, una base su cui contare ogni volta che la vita pone degli ostacoli. Alle sorelle e fratelli, poiché la vicinanza di un fratello è di grande aiuto per chi si sente diverso, e avere un modello di riferimento accanto da cui prendere spunto è fondamentale.

Una delle parole più importanti del libro è “gentilezza”; il professore, durante una lezione esordisce dicendo: “Se potete scegliere tra l’essere giusti e l’essere gentili, siate gentili”. L’essere giusti implica per forze di cose la giustizia che, in un modo o nell’altro, porta chiunque a risolvere le situazioni secondo la giustizia, legale o personale. L’essere gentili, invece, è una parola rassicurante, di conforto: implica un’apertura. Quell’apertura che Auggie, capace di rialzarsi e di affrontare il bullismo, ha avuto verso chi lo trattava male. Si dice che le persone portino degli occhiali, anche se invisibili. Questi occhiali permettono di vedere le cose solo attraverso filtri, senza mostrare le altre facciate possibili. Wonder ci permette di farci guardare con i nostri occhi, facendoci comprendere che è il modo in cui vediamo le cose che fa la differenza, e che non c’è altro modo, se non la gentilezza, di renderci migliori con se stessi e con gli altri.

 

Riferimenti bibliografici

Palacio, R. J. (2012). Wonder. Milano: Giunti

Hodson, H. (2012, February 21). Inteview with R.J. Palacio, author of Wonder. The Telegraph.