Scrivere rinforza il sistema immunitario
Nel periodo delicato che stiamo vivendo, scrivere può essere un valido aiuto per affrontare il senso di smarrimento, tristezza, ansia, stress, che la quarantena può portare. Scrivere fa bene a mente e corpo. Questo è un concetto ormai diffuso nel senso comune e sostenuto da studi scientifici. Pennbacker (1997) è l’autore che più di tutti ha analizzato gli effetti della scrittura attraverso diversi studi. In un suo primo studio datato 1984, chiese ad alcuni studenti di scrivere le proprie esperienze traumatiche 15 minuti al giorno per quattro giorni. Egli valutò le loro sensazioni, il tono dell’umore e il loro stato di salute prima, subito dopo e a distanza di tempo. Dai risultati di questo studio, emerse che scrivere i pensieri e i sentimenti più profondi relativi ai propri traumi, determinava un miglioramento dell’umore, un atteggiamento più positivo e una salute fisica migliore. In particolare, coloro che avevano scritto le proprie esperienze traumatiche dimostravano meno probabilità di ammalarsi rispetto agli altri, anche a distanza di tempo.
Studi successivi hanno dimostrato che scrivere i propri vissuti stressanti o traumatici migliora il funzionamento del sistema immunitario (Murray, 2002). In particolare, si è visto che gli effetti della scrittura risultano tanto più positivi, quanto più le persone arricchiscono i propri racconti di emozioni, pensieri, sensazioni connesse all’ esperienza esposta. Inoltre, si è osservato che, dopo un po’ di tempo dalla scrittura, le persone tendono a pensare di meno ai loro traumi e riescono a dirigere i propri pensieri verso altri aspetti della loro vita, che avevano trascurato (Klein e Boals, 2001). Infatti, la scrittura permette di ridurre l’effetto dei pensieri negativi legati ai ricordi traumatici (Foa e Kozak, 1986). Alla luce della letteratura scientifica, dunque, c’è ragione di credere che la scrittura produca effetti benefici negli individui sia a livello psicologico che fisico.
Perché scrivere fa bene?
Non esiste un’unica teoria capace di spiegare perché scrivere faccia bene, tuttavia alcuni processi cognitivi e emozionali potrebbero giustificare gli effetti benefici della scrittura. Innanzitutto, c’è da considerare che quando una persona si trova a esprimere per iscritto un vissuto carico emotivamente, è costretta a dargli una forma, un nome, un ordine; ossia ad organizzarlo in un modo nuovo, come mai aveva fatto in precedenza. Scrivere, infatti, contribuisce a definire una cornice cronologica dell’evento. Questo permette di dare un nuovo significato all’esperienza vissuta, ridefinendone il contenuto in maniera diversa.
A livello emotivo, come è stato osservato, a distanza di tempo dalla scrittura di eventi carichi emotivamente, l’attivazione emozionale diminuisce in modo graduale e anche i pensieri negativi connessi si riducono completamente (Lepore,1997). In base a ciò, Pennbaker sostiene che la scrittura permetta alle persone di fare un passo indietro, osservare gli eventi in modo più oggettivo e analizzare la propria vita da una nuova prospettiva. In tal modo, esse possono concentrarsi su altri aspetti, anziché rimanere ossessionate sull’evento stressante o traumatico. Di conseguenza, i livelli di stress diminuiscono in poco tempo. In altre parole, l’idea sottostante al principio secondo cui “scrivere fa bene” è che, scrivendo più volte di un evento, sia possibile determinare un progressivo cambio di prospettiva e si riesca a raggiungere un maggiore distacco dal problema. Ciò consentirebbe anche di esaminarne le possibili cause e conseguenze (Pennbaker e Smyth, 2017).
Scrivere come terapia: quanto e come scrivere
Da quanto esposto, si deduce chiaramente che la scrittura può essere una potente alleata della cura di se stessi. Essa, infatti, può essere impiegata a scopi terapeutici. Ad esempio, si può usare la scrittura in psicoterapia allo scopo di aiutare le persone a dare un significato alle proprie esperienze, vedere le cose da un nuovo punto di vista e scorgere una via di uscita anche nelle esperienze più negative e stressanti (Whyte e Murray, 2002). In più, essa permette di sviluppare una consapevolezza maggiore di sé e dell’ambiente esterno. La forme di scrittura generalmente impiegate in psicoterapia a scopo terapeutico sono: il diario autobiografico, le frasi, le lettere, la scrittura creativa, la poesia. Questi strumenti possiedono un forte potere riparativo, in quanto sono in grado di produrre cambiamenti fisici e mentali positivi. In particolare, favoriscono la manifestazione di emozioni positive, cambiamenti nella struttura cognitiva e un aumento dell’autostima (Donnelly e Murray,1991; Pennebaker, 1997).
In conclusione, se si vuole sperimentare il potere benefico della scrittura, può essere sufficiente scrivere da 15 a 20 minuti al giorno per 3 o 4 giorni, riguardo a un’esperienza significativa (Pennbacker, 2004). E’ importante sottolineare che non occorre scrivere necessariamente di esperienze traumatiche della propria vita, bensì, risulta più utile focalizzarsi sui problemi che si stanno vivendo attualmente. Se c’è un problema che assilla la mente in questo momento, può risultare utile scriverlo. In ogni caso, a prescindere dall’argomento, è fondamentale che si scriva sia l’esperienza oggettiva (cioè che cosa è successo/sta succedendo), sia il proprio vissuto emotivo (che cosa si prova e perché). Inoltre, si può scrivere ogni qualvolta si senta il bisogno. Nel periodo attuale, caratterizzato dall’emergenza Covid-19, molte persone provano sentimenti di ansia, tristezza, stress. Come è noto, un umore negativo può indebolire il sistema immunitario. Scrivere, quindi, potrebbe essere un utile strumento per liberare la mente dai propri pensieri, esprimere le emozioni, riducendo così, l’ ansia e lo stress. In più, in tal modo si riuscirebbe a guardare la situazione da un’altra ottica, darle un nuovo significato e stare meglio.
Scritto dalla Dr.ssa Federica Cicchelli, Psicologa, Psicoterapeuta, formatrice e poetessa
Riferimenti bibliografici
Foa E. B. & Kozak M., (1986). Emotional processing of fear: Exposure to corrective information. Psychological Bulletin, 99, 20-35.
Donnelly D. A. & Murray E. J., (1991). Cognitive and emotional changes in written essays and therapy interviews. Journal-of Social-and-Clinical-Psychology, 10(3), 334-350.
Klein K.& Boals A., (2001). Expressive writing can increase working memory capacity. Journal of Experimental Psychology: General, 130, 520-533.
Lepore S.J.(1997). Expressive writing moderates the relation between intrusive thoughts and depressive symptoms. Journal of Personality and Social Psychology, 73, 1030-1037.
Murray R. (2002). Writing Development for Lecturers Moving from Further to Higher Education: A case study. Journal of Further and Higher Education, 26 (3), 229-239
.Pennebaker J.W., (1997). Opening up. The healing power of expressing emotions. New York: Guil-ford Press. (Trad. it: Scrivi cosa ti dice il cuore, Edizioni Erickson, Trento, 2004).
Pennebaker J.W. (2004). Writing to Heal: A Guided Journal for Recovering from Trauma and Emotional Upheaval. Oakland, CA:New Harbinger Press.
Pennebaker, J.M. & Smyth, J.M. (2017). Il potere della scrittura. Come mettere nero su bianco le proprie emozioni per migliorare l’equilibrio psico-fisico. Milano: Tecniche Nuove.
White, V., E. & Murray, M., A. (2002). Passing Notes: The Use of Therapeutic Letter Writing in Counseling Adolescents. Journal of Mental Health Counseling, Apr 24 (2), 166 – 177.




