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Famiglia o famiglie?

Dare una definizione del sistema famiglia diviene una richiesta ardua poiché questa risulta essere strettamente legata alla cultura di chi la descrive. Se ci soffermiamo su quei nuclei familiari definiti misti, l’aspetto culturale, nelle sue differenti declinazioni, è proprio quella caratteristica che li contraddistingue. Scabini (1995) inoltre ci ricorda che “per capire la situazione di una famiglia nel presente è necessario intraprendere un percorso a ritroso lungo le generazioni”. Se a questa attenzione verso il trigenerazionale aggiungiamo anche la differenza culturale tra i membri della coppia aumentiamo notevolmente i gradi di complessità necessari per approcciarci e comprendere questo nucleo familiare. Parlando di coppia mista o interetnica, o ancora interculturale, sottolineiamo una differenza di tipo culturale, religioso, razziale ed etnico tra i due partner.

La diversità alla quale ho appena fatto riferimento assume un ruolo rilevante per la società poiché crea un nuovo significato. Quest’ultimo si risolve, per la coppia, in una continua ridefinizione della propria identità che si realizza in una zona che sta al limite tra le due appartenenze (Andolfi, Mascellani, Santona, 2011). Dare una semplice definizione unidimensionale di coppia mista, basata sulla presenza di elementi di differenza, risulterebbe riduttivo per la complessità insita in questo fenomeno. In senso generale qualunque famiglia potrebbe essere definita mista se ci riferiamo all’incontro di storie familiari passate, status e caratteristiche individuali differenti proprie di ciascun partner.

Una definizione multidimensionale

Come riportano Andolfi, Mascellani e Santona (2011) «la coppia mista aggiunge complessità alla già complessa realtà della coppia e l’ulteriore diversità che l’identifica, da un lato ne amplifica il lavoro e, dall’altro, ne arricchisce le risorse». Le differenze che scaturirebbero dall’unione di molteplici culture non troverebbero significato solo nella diversità di linguaggio, norme, tradizioni, valori. Risulterebbero, piuttosto, come possibilità di differenti punti di vista che vedono la luce a partire dall’appartenenza contestuale a molteplici esperienze, circostanze, intrecci relazionali. A questo punto ci si potrebbe riferire alla coppia mista come ad un incontro di identità parziali ciascuna portatrice di molteplici contesti culturali che si influenzano reciprocamente e dialogano tra loro.

Per la Falicov (1988) sarebbero quattro i parametri utili che ci permettono di comprendere la complessità di una famiglia mista: le differenze date dal contesto ambientale e dalle modalità di adattamento a questo; la possibile migrazione affrontata che comporta uno sradicamento dai significati propri della cultura di appartenenza e la conseguente necessità di adattarli all’interno della cultura ospitante in cui ci si trova a vivere; le differenze insite nella concezione dell’organizzazione familiare, nei ruoli, nella gestione dei compiti familiari e nei valori a questi connessi; i differenti significati che ciascuna cultura attribuisce ai vari avvenimenti che contraddistinguono le diverse fasi del ciclo di vita di ogni famiglia.

Dall’incontro alla creazione del legame coniugale

Quali sono le motivazioni che stanno alla base della scelta di un partner non appartenente alla propria cultura di origine? Mara Tognetti Bordogna (2001) considera la coppia mista come una “famiglia patchwork” evidenziando sei tipologie di motivazioni che spingono alla scelta di una relazione intima interculturale: si può trattare di un legame di convenienza al fine di arrivare o radicarsi legalmente nel nuovo paese o, più semplicemente, facilitare l’inserimento in questo; può rivelarsi una scelta riparatrice successiva alla nascita di un figlio; essere fondato su un’affinità affettiva, o sul desiderio di divenire parte di una cultura diversa da quella di appartenenza; altre volte è il risultato di una negoziazione; infine, la motivazione che sottende a questa scelta può essere la volontà di mettere in discussione l’appartenenza e i dettami del proprio gruppo di origine. In quest’ultimo caso, come ci ricorda Andolfi, è possibile che la famiglia di origine viva questa scelta come un attacco, un tradimento e un rifiuto verso le proprie radici, valori e tradizioni. Vi è anche la possibilità che questa scelta si traduca in un quel “taglio emotivo” ben descritto da Bowen che ha l’obiettivo di creare una frattura con il proprio contesto familiare di appartenenza ostentando un fittizio processo di differenziazione da questo.

Nella prima fase della creazione di un legame l’elemento che crea diversità viene spesso sottovalutato dando maggior peso alle caratteristiche di somiglianza che accomunano i due partner. La diversità assume un significato attrattivo verso il quale i partner si pongono con curiosità, affascinati da questa. Quando sono presenti culture differenti, l’unione con l’altro diverso da noi si risolverà in un’unione di differenti sistemi di appartenenza, valori, significati. Come sappiamo bene,  la scelta del partner non mette in gioco solo dimensioni puramente individuali. Si tratterebbe invece di una mescolanza tra questi e mandati, miti, aspettative, richieste che trovano senso se inseriti all’interno della storia familiare di appartenenza di ciascun partner.

Questi ultimi, in base alla qualità del sistema di lealtà familiare all’interno del quale sono inseriti, potranno sentirsi “traditori” verso il proprio sistema di origine o “liberi” rispetto alla scelta di un partner culturalmente diverso. In quest’ultimo caso, quando il mandato familiare di provenienza favorisce l’inclusione della diversità, i partner della coppia mista potranno procedere verso la definizione di una propria identità; diversamente, quando la diversità non è consentita e viene vissuta come elemento distruttivo, i membri della coppia possono rimanere imbrigliati nel sistema di lealtà di appartenenza che, proprio per mezzo di questo nuovo legame, si sta cercando di scardinare.

Compiti specifici richiesti ai membri della coppia mista

Ad ogni coppia che va costituendosi, al fine di raggiungere un proprio sviluppo funzionale, verrà richiesto l’adempimento di compiti specifici. Anche i membri della coppia mista non saranno esenti da questo processo. Inizialmente dovranno costruire una loro identità di coppia destreggiandosi tra differenti modelli culturali provenienti dai due nuclei familiari di appartenenza. In questo caso specifico la diversità, se accolta, può divenire un elemento arricchente offrendo la possibilità ai partner di cimentarsi e dare alla luce nuove modalità di gestione della coppia.

Una volta che l’identità di questa sia ben definita, una buona capacità comunicativa, di confronto e ascolto reciproco da parte dei due partner può essere considerato elemento basilare per far sì che il legame divenga solido nel tempo. Per mantenere l’aspetto della diversità come elemento arricchente questa tipologia di coppia, i due partner dovranno essere in grado di accoglierla nel quotidiano, sostenerla passando da una visione egocentrata ad una che consideri la specificità e l’unicità dell’altro, quindi al “Noi”.

La genitorialità

Nel ciclo vitale di una coppia mista può presentarsi anche la fase che avrà a che fare con la transizione alla genitorialità. Si passerà cioè da coppia coniugale a coppia genitoriale trasformando la famiglia da diade a triade. In questo senso, i gradi di complessità aumentano notevolmente. Con la nascita del primo figlio viene inserita nella storia familiare anche una terza generazione che richiede una ridefinizione delle relazioni familiari e una nuova distribuzione dei ruoli con effetti anche sulla famiglia estesa. A questo riguardo, la coppia genitoriale mista dovrà mediare costantemente rispetto tematiche che avranno come argomento centrale il futuro, la cura e l’educazione della nuova generazione (Fenaroli e Panari, 2006).

Per poter creare una nuova modalità genitoriale sarà necessario integrare le diverse rappresentazioni relative al ruolo genitoriale proprie di ciascuna cultura di appartenenza. Questa negoziazione si riferirà anche alla ricerca di un possibile equilibrio tra la lealtà verso la propria famiglia d’origine e quella verso il nuovo nucleo familiare. Non solo, anche la gestione dei conflitti richiederà a ciascun partner una costante capacità di confronto mantenendo vivo l’elemento della diversità invece che ridimensionarlo per paura dell’originarsi di problematiche da gestire.

In sintesi, concentrarsi sulla ricerca di strategie relazionali che tengano ben presente la diversità culturale sarà il filo conduttore che accompagna tutto il ciclo vitale di una coppia mista. Prestare attenzione alle differenze di ideologia e significato rendendole presenti, inserirle in un contesto ben definito, in una storia, in una narrazione familiare, permetterà ai membri di una coppia mista di trovare quell’equilibrio fatto dalla mescolanza e convivenza della diversità culturale. Una diversità che non esclude rigidamente ma integra in maniera flessibile e accogliente.

Scritto da Michela Magnanelli, psicoterapeuta ad orientamento Sistemico-Relazionale. Da anni si occupa di sostegno, educazione e formazione con bambini e adolescenti con disabilità nel contesto scolastico e all’interno di gruppi educativi.

Riferimenti bibliografici

Andolfi, M., Mascellani, A., & Santona, A. (2011). Il ciclo vitale della coppia mista:Un’altalena tra culture.Milano: Franco Angeli.

Di Nicola, V. (2004), Famiglie sulla soglia. Città invisibili, identità invisibili. In M. Andolfi (Ed.), Famiglie immigrate e terapia transculturale (pp. 34-47). Milano: Franco Angeli.

Falicov, C.J. (1988). Family sociology and family therapy contributions to the development framework: A comparative analysis and thoughts on future trends. In: C. Falicov (Ed.), Family transition (pp.3-50). New York: Guilford Press.

Fenaroli, P., & Panari, C. (2006). Famiglie “miste” e identità culturali. Roma: Carocci.

Peruzzi, G. (2008), Amori possibili: Le coppie miste nella provincia italiana.Milano: Franco Angeli.

Scabini, E. (1995). Psicologia sociale della famiglia. Torino: Bollati Boringhieri.

Tognetti-Bordogna, M. (2001). Legami familiari e immigrazione: i matrimoni misti. Torino: L’Harmattan Italia.