Bambini e smartphone: la nuova era digitale
Viviamo in una società perennemente connessa e dipendente da smartphone ed internet; basta un semplice “click” ed ecco che la vita, la quotidianità di una persona viene messa alla mercè di tutti, condivisa con il mondo. Adolescenti ed adulti immersi nella frenesia di mostrare cosa fanno, dove vanno, pronti a visualizzare subito l’ultimo messaggio, a controllare in continuazione le notifiche che non vorrebbero di certo perdersi. E’ proprio in una situazione del genere che chi ne risente, purtroppo, sono i più piccolini. Non è di certo cosa rara, oggi, vedere bambini piccolissimi che non sanno neppure parlare ma sono bravissimi a destreggiarsi tra app e giochi. Si parla di “nativi digitali”, quell’insieme di bambini che, già in età prescolare, sono in grado di saper utilizzare il telefono quasi come un adulto. E’ quindi inevitabile domandarsi: Che tipo di ripercussioni potrà avere tutto ciò sulla salute dei bambini?
A proposito di ciò, nel 2017 è stato presentato uno studio al convegno Pediatric Academic Societies Meeting tenutosi a San Francisco, in California. Tale studio ha messo in luce risultati sorprendenti: più tempo i bambini di età compresa tra sei mesi e due anni passano il tempo su telefoni e tablet, più hanno maggiori possibilità di sviluppare ritardi nel linguaggio. Lo studio ha coinvolto quasi 900 bambini ed i genitori, prima di cominciare, hanno comunicato agli esperti la quantità di tempo in minuti che i loro figli passavano davanti a smartphone all’età di 18 mesi. Successivamente, i ricercatori hanno utilizzato una lista di controllo per i piccoli al fine di valutare il loro sviluppo del linguaggio. I parametri presi in considerazione erano diversi, tra cui l’uso di suoni o parole per parlare con i genitori o per ottenere ciò che volevano, le quantità delle stesse, utilizzate dal bambino e la capacità di metterle insieme. Alla fine dello studio è stato dimostrato che è del 20% la percentuale dei bambini che utilizzano apparecchi elettronici per più di 28 minuti al giorno. Ad ogni aumento di 30 minuti al giorno corrisponde un’incidenza delle problematiche del linguaggio pari al 49%.
I primi anni di vita, infatti, sono quelli più delicati poiché è il periodo in cui il bambino inizia ad interfacciarsi col mondo esterno ed a sviluppare capacità linguistiche e motorie sempre più complesse. In questo periodo critico, i bambini iniziano a comprendere che è necessaria la comunicazione umana per esprimere i propri bisogni o ottenere ciò che vogliono. Minore è il tempo utilizzato per parlare, maggiori saranno le probabilità che questi bambini sviluppino ritardi nel linguaggio che col tempo possono tramutare in veri e propri disturbi. Il grave problema è che i bambini non utilizzano più il cosiddetto “gioco creativo” per sviluppare le loro abilità di problem-solving o per relazionarsi con il prossimo. Ora si fa affidamento esclusivamente sulla tecnologia per giocare, limitando il questo modo lo sviluppo della creatività e dell’immaginazione, ma soprattutto impediscono al fisico di raggiungere uno sviluppo motorio ottimale.
Il ritardo nel linguaggio
Nei bambini piccoli, solitamente il campanello d’allarme è rendersi conto che non riescono a parlare come dovrebbero o – nei casi più gravi – non utilizzano nemmeno i cosiddetti vocalizzi. Può capitare, però, che questi bambini non riescano a mantenere l’attenzione per troppo tempo su un oggetto, ad imitare i gesti del genitore, a guardarlo negli occhi. Il tempo passato di fronte ad un telefono, infatti, sostituisce appieno le relazioni umane, soprattutto quelle con il proprio genitore. Questo è uno dei principali motivi per cui il telefono, se nelle mani dei bambini in età precoce, è dannoso per lo sviluppo intellettivo e del linguaggio. La relazione genitore-bambino è fondamentale e sono fortemente correlate allo sviluppo del linguaggio, di fatto quando queste sono carenti, i bambini possono essere soggetti a ritardi nel linguaggio.
La domanda che ci si pone spesso è : “Come riconoscere un disturbo del linguaggio in età precoce?”. Si parla di bambini di poche parole. Parlano raramente e male, spesso e volentieri non si riesce a comprendere ciò che dicono. Il primo passo per comprendere se si tratta di un disturbo del linguaggio è capire cosa non va. Solitamente, il parametro più utilizzato è il vocabolario di riferimento che un bambino dovrebbe possedere tra i 12 ed 18 mesi: il piccolo dovrebbe avere a disposizione un vocabolario di almeno 100 parole. Sebbene siano state fatte molte ricerche su un gene responsabile del DSL, gli esperti sono giunti alla conclusione che non esiste un solo fattore eterogeneo, ma che questi disturbi hanno origini complesse, generate da un’interazione tra fattori ambientali e genetici. Ad oggi, i DSL sono considerati come un insieme di sintomi e vengono diagnosticati intorno ai 3 anni di età, di solito all’inizio della scuola materna, nonostante il periodo critico sia intorno ai 2 anni.
Lo sviluppo dei DSL si articola in 4 fasi:
- Fase di emergenza: tra i 18 ed i 36 mesi. Lo sviluppo del linguaggio si verifica in maniera parziale o non si verifica affatto.
- Fase di strutturazione: tra i 36 mesi ed i 5 anni. Il disturbo si stabilizza.
- Fase di trasformazione: tra i 4 ed i 5 anni. insorgono i disturbi neuropsicologici.
- Fase di strutturazione che dura fino all’adolescenza: si verifica la predominanza del disturbo di apprendimento e del linguaggio, controllato dall’Area di Broca.
L’area di Broca
L’area di Broca si trova nell’emisfero sinistro dell’essere umano ed è l’area responsabile della produzione del linguaggio. Un danno a quest’area può provocare quella che viene chiamata “afasia di Broca”, la quale comporta incapacità di comprendere e di formulare frasi aventi un senso grammaticale corretto. L’area di Broca è stata studiata per la prima volta nel 1861 da Paul Broca, neurologo francese. Come oggetto di studio, egli prese in considerazione un paziente non in grado di riprodurre parole, nonostante la comprensione fosse rimasta intatta. Tramite una TAC, Broca identificò un danno nel lobo frontale sinistro. Tre anni dopo, il neurologo scrisse un articolo in cui descriveva i casi di ben 8 pazienti tutti aventi una lesione al lobo frontale sinistro. Gli 8 soggetti presentavano l’afasia, una vera e propria assenza di linguaggio. Da questi studi egli dedusse che l’emisfero sinistro fosse quello adibito a controllare la produzione del linguaggio.
A livello anatomico, l’area di Broca è costituita da 2 zone principali, aventi ruoli differenti nella comprensione e produzione del linguaggio:
- Pars Triangularis: parte anteriore. È associata al “pensare cosa dire”
- Pars opercularis: parte posteriore. Si trova vicino alle aree dedicate ai movimenti, di conseguenza essa permette di organizzare i movimenti verbali.
Un danno all’area di Broca dovuto ad ictus, traumi o infezioni, può provocare l’afasia di Broca, detta anche afasia non fluente. Pazienti con questo tipo di danno sono incapaci di comprendere o formulare frasi aventi struttura grammaticale complessa. L’afasia di Broca, quindi, è un tipo di afasia che comporta l’incapacità di parlare e di scrivere ma non di comprendere ciò che si sente e ciò che si legge.
Riferimenti bibliografici
De Vincenzi, M., Di Matteo, R., (2004). Come il cervello comprende il linguaggio. Roma-Bari: Laterza
Sabbadini, L., (2013). Disturbi specifici del linguaggio, disprassie e funzioni esecutive. Metodologie riabilitative in logopedia. Milano: Springer




