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Che cos’è l’amaxofobia?

Amaxofobia: paura di guidare che può essere più o meno intensa. Questo termine ha un’etimologia greca; è un nome composto da: amaxos cioè il carro e fhobos ossia paura. Le persone affette dalla paura di guidare, ricevono la diagnosi di fobia specifica, secondo il dsm 5 (A.P.A., 2014). Per poter formulare questa diagnosi, la paura, l’ansia o l’evitamento devono durare per almeno sei mesi. La situazione o l’oggetto fobico, in questo caso la paura di guidare, deve provocare immediatamente ansia o paura. Questi due termini spesso vengono usati come sinonimi ma non lo sono. Infatti, la paura è una reazione emotiva consequenziale a un oggetto o situazione realmente pericolosa o ritenuta tale dalla persona. Invece, l’ansia è anticipatoria, implica che la persona anticipa una minaccia che non si è ancora verificata. Inoltre, per poter fare la diagnosi, l’ansia o la paura devono essere sproporzionate rispetto alla situazione. Creano disagio significativo e non sono spiegate meglio da altre condizioni.

Il disagio può essere definito significativo, quando limita il funzionamento della persona. In altri termini, limita la sua vita impoverendola. Ovviamente, l’ amaxofobia deve essere immaginata lungo un continuum che va dalla riluttanza alla guida alla fobia della guida vera e propria (Hempel et al., 2017). Questo disturbo, non può essere sottovalutato perché può impoverire notevolmente la vita delle persone che ne sono affette. La varianza è notevole, infatti ci possono essere persone che temono di guidare in autostrada, altri possono temere la guida sui ponti, o nelle gallerie oppure la guida nei luoghi affollati e altre svariate situazioni. È importante considerate che non esiste una situazione che possa essere considerata meno invalidante delle altre, è tutto soggettivo. Ci possono essere persone che riescono a guidare se con loro in macchina è presente un’altra persona e altre che invece, sperimentano una paura o un’ansia maggiore se sono con altri.

 

Da cosa potrebbe dipendere?

Inizialmente, era ritenuto che la paura di guidare fosse correlata agli incidenti. Tuttavia, si è arrivati a comprendere che gli incidenti da soli, non riescono a spiegare la variabilità di tale fenomeno. In quanto, non tutte le persone che hanno causato o subito un’incidente sviluppano la paura di guidare. L’amaxofobia potrebbe essere legata all’abilità di guida e questa potrebbe incidere sulla paura di guidare (Taylor et al., 2002). Lo studio condotto da Taylor e colleghi (2000), ha considerato i soggetti che avevano paura di guidare e li ha suddivisi in due gruppi, quelle che erano stati coinvolti in qualche incidente e quelli che al contrario, non erano stati coinvolti. Tra questi due gruppi non sono state registrate differenze significative. Ad influenzare la paura di guidare erano le aspettative di pericolo, le aspettative di provare ansia e anticipare situazioni di guida spiacevoli.

Addirittura, le persone possono sperimentare ansia al solo pensiero di dover guidare. Le persone con la paura di guidare hanno delle distorsioni cognitive, ossia pensieri disfunzionali che si possono identificare in schemi prevedibili (Costa et al., 2014). In altre parole, la persona tende a distorcere la realtà in modo sistematico (Nisi, 2018). Questi pensieri agiscono influenzando anche le emozioni e le azioni. Pertanto, è importante individuare tali pensieri e agire per modificarli. Le azioni che seguono questi pensieri sono comportamenti disfunzionali o disadattivi, cioè azioni che portano a conseguenze non necessarie. Nel caso della paura di guidare, di solito le persone fanno degli evitamenti cioè evitano la guida, questo è un comportamento disfunzionale. A breve termine, può essere letto come un comportamento vantaggioso che toglie il malessere che la persona viveva ma alla lunga, non farà altro che alimentare il problema. Ragion per cui, successivamente si sperimenteranno sensazioni fisiche ancora peggiori delle precedenti.

 

Principali implicazioni e trattamenti

Nonostante ciò che si potrebbe pensare, l’amaxofobia non viene vissuta solo dai più giovani, nuovi di patente. Può essere vissuta a tutte le età, gli anziani più giovani potrebbero sperimentare tale condizione. Ovviamente, ciò potrebbe influenzare qualitativamente la loro vita. Loro potrebbero per via dell’ansia che sperimentano, decidere di smettere di guidare prematuramente e ciò può incidere sulla loro salute e sulla morte prematura, comunque sono necessari ulteriori studi (Hempel et al., 2017). Tuttavia, l’ansia e/o la paura di guidare che le persone sperimentano, ha un’incidenza anche fisica. Lo studio condotto da Alpers e collegi(2003), dimostra che l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene può essere attivato sia dall’esposizione alla situazione che dall’anticipazione della situazione stessa. Questo studio dimostra che anche per l’amaxofobia, viene attivato l’asse ipotalamo-ipofisi-surrenne. Nelle persone che avevano paura di guidare, venivano registrati livelli di cortisolo più alti sia prima che dopo che durante la guida.

Trattandosi di una fobia specifica, è possibile registrare anche delle variazioni fisiologiche, come la frequenza respiratoria, il battito cardiaco, la conduttanza cutanea e la temperatura cutanea. Per fare queste registrazioni, può essere usato il biofeedback, ovviamente durante la guida è difficile tenere questi parametri sotto controllo. La frequenza respiratoria è un parametro facile da controllare anche durante la guida ed è importante sia per la diagnosi che per un’intervento terapeutico di questa fobia specifica (Alpers et al.,2005). Tra le varie terapie, una delle più accreditate e l’approccio cognitivo comportamentale. Inoltre, l’intervento con la realtà virtuale migliora la condizione di questi pazienti anche nella guida i vivo. Perciò la realtà virtuale potrebbe essere usata per facilitare l’esposizione in vivo e non ha rischi. Dopo l’applicazione della realtà virtuale, sono diminuiti i pensieri distorti e i punteggi dell’ansia di stato ed è migliorata la qualità della vita. Inoltre, si assistito a un miglioramento della frequenza cardiaca (Costa et al.,2018).

 

Riferimenti bibliografici

Alpers, G.W., Wihelm, F.H. & Roth, W.T. (2005). Psychophysiological assessment during exposure in driving phobic patients. J abnorm psychol., 114 (1).

Alpers, G.W., Albelson, J.L., Wihelm, F.H. & Roth, W.T. (2003). Salivary cortisol during exposure tretment in driving phobics. Psychosom Med., 65 (4).

A.P.A. (2014). DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichiatrici. Milano: Raffaello Cortina.

Costa, R.T.D., Carvalho, M.R., Ribeiro, P., Nardi, A.E. (2018). Virtual reality exposure therapy for fear of deriving analysis of clinical characteristics, physiological. Braz J Psychiatry.

Costa, R.T., Carvalho, M.R., Cantini, J., Freire, R.C. & Nardi, A.E. (2014). Demographics, clinical characteristics and quality of life of Brazilian women with driving phobia. Compr Psychiatry.

 Hempel, M.E., Taylor, J.E., Connolly, M.J., Alpass, F.M. & Stephens, C.U. (2017). Scared behind the wheel: what impact does driving anxiety have on the health and well-being of young older adults? Int psychogeriatr.

 Nisi, A. (2018). Guida alla ristrutturazione cognitiva. Teoria e applicazioni pratiche. Verona: Positive Press.

Taylor, J., Deane, F. & Podd, J. (2002). Driving-related fear: a review. Clin psychol rev., 22 (5).

Taylor, J., Deane, F.P. & Podd, J.V. (2000). Determining the focus of driving fears. J anxiety disord., 14 (5).