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Cosa è l’insonnia…

L’insonnia è collocata all’interno dei disturbi del sonno-veglia, nel DSM 5. Oltre all’insonnia, i disturbi sonno-veglia comprendono il disturbo da ipersonnolenza, la narcolessia, i disturbi del sonno correlati alla respirazione, i disturbi circadiani del ritmo sonno-veglia, i disturbi dell’arousal nel sonno non-REM, il disturbo da incubi, il disturbo comportamentale del sonno REM, la sindrome delle gambe senza riposo e il disturbo del sonno indotto da sostanze/farmaci. Tutti i disturbi del sonno-veglia sono caratterizzati da una forte insoddisfazione riguardo la qualità, la collocazione temporale e la durata del sonno (A.P.A., 2014). I disturbi del sonno spesso sono accompagnati da ansia e depressione. Le alterazioni del sonno costituiscono dei fattori di rischio per lo sviluppo di altri disturbi mentali e potrebbero portare a disturbi da uso di sostanze. Inoltre, essi potrebbero rappresentare l’espressione prodromica di una malattia mentale. Tutto questo deve essere considerato nel momento in cui si formula la diagnosi, non solo per l’etichetta diagnostica ma perché incide sul piano terapeutico e di conseguenza sul trattamento (A.P.A., 2014).

Per poter diagnosticare il disturbo da insonnia, è necessario che la persona si lamenti della quantità e/o della qualità del suo sonno, inoltre deve essere presente uno di seguenti sintomi: difficoltà ad iniziare il sonno, difficoltà a mantenere il sonno per via dei continui risvegli o problemi a riaddormentarsi dopo il risveglio e/o risveglio precoce al mattino con incapacità a riaddormentarsi. Queste difficoltà devono presentarsi almeno tre volte a settimana e devono essere presenti da almeno tre mesi. Importante è che creino un disagio significativo alla persona o compromettano il suo funzionamento. Le difficoltà legate al sonno si verificano anche se ci sono le adeguate condizioni per dormire. L’insonnia non è spiegata meglio da un altro disturbo sonno-veglia, non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza e non è spiegabile da altri condizioni mediche o disturbi mentali (A.P.A., 2014) e può essere associata a fattori di condizionamento che incidono sul sonno.

L’importanza della diagnosi

È necessario un approccio multidimensionale che consideri anche le condizioni mediche, neurologiche oltre che psicologiche, tenendo conto del modello bio-psico-sociale. Tale modello considera la persona nella sua totalità, è infatti importante considerare il punto di vista della persona con insonnia, infatti esistono persone che dormono poco ma non ritengono tale condizione un problema e il loro funzionamento diurno è inalterato. Come accade per tutti i disturbi, deve essere alterato il funzionamento in almeno un’area personale: sociale, lavorativa, di studio. Esistono diverse manifestazioni dell’insonnia: insonnia iniziale, insonnia centrale e l’insonnia tardiva. L’insonnia iniziale è la difficoltà iniziale ad addormentarsi, proprio nel momento in cui ci si mette a letto. L’insonnia centrale è caratterizzata da risvegli frequenti e difficoltà a riaddormentarsi. Invece, l’insonnia tardiva implica un risveglio mattutino precoce con incapacità di riprendere sonno. È frequente che i sintomi che la persona manifesta siano misti, ma in comune hanno tutti la difficoltà a dormire, ciò che cambia è il momento in cui la si esperisce (A.P.A., 2014).

Spesso chi soffre di insonnia lamenta il fatto che il suo sonno non è ristoratore, cioè persone che ammettono di non essere sufficientemente riposate al risveglio. Il modello bio-psico-sociale è utile perché l’insonnia può avere diverse cause, per esempio sul piano medico per le donne, la menopausa potrebbe essere un fattore che incide sul sonno, così come l’ipertiroidismo. Anche l’ansia o la depressione potrebbero incidere sul sonno, ma anche i cambiamenti nello stile di vita. I cambiamenti non devono essere intesi solo come eventi spiacevoli, ma anche come eventi positivi, come la nascita di un figlio che comunque altera una routine (Johnson, 1999). Potrebbe essere utile fare degli accertamenti medici, qualora si abbia il sospetto che i problemi del sonno possano essere legati a problemi medici. È opportuno, anche contattare un terapeuta e valutare quali potrebbero essere le cause legate alle difficoltà del sonno per poi stabilire un possibile trattamento.

Possibili trattamenti e qualche considerazione

Oggi, con l’insorgenza del Covid-19 è stato dimostrato un aumento dei sintomi legati all’insonnia nel personale medico ed è importante intervenire su questi sintomi ed anche sui fattori socio-psicologici che possono influire sul benessere della persona (Zhang et al., 2020). Il Covid-19 sta causando anche altri problemi di salute, nella popolazione in generale, come ansia, stress, rabbia, paura ed anche insonnia, rendendo necessario intervenire anche sulla salute mentale delle persone (Torales et al., 2020). È importante sottolineare che l’insonnia cronica può portare a deficit d’attenzione e instabilità dell’umore. L’insonnia comporta diversi costi sanitari e occupazionali e può portare allo sviluppo di disturbi cardiovascolari e mentali, inclusi i deficit cognitivi. Indagando i parametri del sistema nervoso autonomo e centrale è stato rilevato un iperarousal. È improbabile che l’insonnia cronica si risolva spontaneamente, è più utile gestirla con la psicoterapia e meno attraverso un trattamento farmacologico (Cunnington et al., 2013).

La terapia cognitivo-comportamentale è raccomandata come trattamento di prima linea per l’insonnia cronica negli adulti. Il trattamento farmacologico può essere offerto, qualora non sia possibile effettuare la terapia cognitivo-comportamentale o qualora non dia i risultati sperati. Tra i diversi farmaci, sono usate le benzodiazepine ed alcuni antidepressivi. Tali farmaci, hanno la caratteristica di agire nel breve termine, ossia meno di quattro settimane. Invece, gli antistaminici, gli antipsicotici e i fitoterapici non sono raccomandati per il trattamento dell’insonnia (Riemann et al., 2017). Il trattamento deve essere personalizzato sulla base della natura e della gravità dei sintomi che la persona sperimenta. Per il trattamento a breve termine sull’insonnia, sono stati approvati nuovi farmaci, quali il zolpidem e zaleplon (Ringdahl et al., 2004). L’uso di dispositivi elettronici che emettono luce, come il cellulare, prima di coricarsi può contribuire ad esacerbare i problemi del sonno (Shechter et al., 2017).

Riferimenti bibliografici

A.P.A. (2014).  DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.

Cunnincgton, D., Junge, M. F. & Fernando, A.T. (2013). Insomnia: Prevalence, Consequences and effective treatment. Med J Aust., 199 (8). Doi:105694/mja13.10718.

Johnson, L. S. (1999). Strategie e strumenti di psicoterapia, ed. italiana a cura di Rovetto. Milano: McGraw-Hill.

Riemann, D., Baglioni, C., Bassetti, C., Bjorvatn, B., Groselj, L.D., Ellis, J.G. et al. (2017). European guidekine for the diagnosis and treatment of insomnia. J. Sleep Res., 26 (6). Doi:10.1111/jsr.12594.

Ringdahl, E.N., Pereira, S.L. & Jr, J.E.D. (2004). Treatment of primary insomnia. J Am board fam pract, 17 (3). Doi:10.3122/jabfm.17.3.212.

Schechter, A., Kim, E.W., St-Onge, M. & Westwood, A. J. (2018). Blocking nocturnal blue light for insomnia: a randomized controlled trial. J Psychiatr Res, 96. Doi:10.1016/j.psychieres.2017.10.015.

Torales, J., O’Higgins, M., Castaldelli-Maia, J. M. & Ventriglio, A. (2020). The outbreak of COVID-19 coronavirus and its impact on global mental health. Int J Soc Psychiatry, 31. Doi:10.1177/0020764020915212.

 Zhang, C., Yang, L., Liu, S., Ma, S., Wang, Y., Zhongxiang, C. et al. (2020). Survey of insomnia and related social psychological factors among medical staff involved in the 2019 novel coronavirus disease outbreak. Front Psychiatry, 14 (11). Doi:10.3389/fpsyt.2020.00306.