I Disturbi Specifici Dell’Apprendimento
I Disturbi Specifici Dell’Apprendimento, identificati con la sigla DSA, sono un gruppo eterogeneo di disordini, i quali implicano gravi difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di alcune abilità specifiche, tra cui:
- Comprensione del linguaggio orale
- Espressione linguistica
- Lettura e scrittura
- Ragionamento
- Calcoli matematici
Solamente negli ultimi anni è stato possibile vedere questa improvvisa crescita e aumento di casi di bambini con DSA, di conseguenza genitori e scuole hanno iniziato a fronteggiare problematiche sempre più nuove. I bambini DSA, di solito, oltre a sperimentare nuove strategie per imparare ed apprendere, proiettano un’immagina negativa di loro stessi, considerandosi incapaci e dotati di bassa autostima.
In tutto ciò, cosa prova il genitore? Come ci si sente di fronte ad una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento e quali sono le strategie giuste da adottare?
A tal proposito ho intervistato F. insegnante e mamma di una bambina di 9 anni e C., mamma di Luca, nato nel 2000.
Allora, F. e C. , volete raccontarmi un po’ la vostra storia da mamme?
F: Ho una bambina di 9 anni dislessica, disortografica e discalculica. Già dai primi giorni della prima elementare ho riscontrato difficoltà dell’apprendimento delle materie scolastiche. Anche le insegnanti. Purtroppo però non abbiamo avuto un buon approccio con le colleghe che subito, senza il minimo interesse e recupero, ci hanno consigliato una visita neuropsichiatrica, alla quale non ero d’accordo perché a quell’età i bambini vanno rasserenati e supportati amorevolmente, facendo iniezioni di autostima. Almeno così sono solita fare io. A mia figlia questo non è stato concesso: ci sono difficoltà, noi non possiamo fare niente. Ho voluto quindi aspettare i modi e i tempi giusti. All’inizio della terza elementare le ho fatto fare una valutazione. La bambina ha realizzato di non essere “stupida” e io sapevo come intervenire. Gli inizi sono stati dolorosi per entrambe perché io la soffocavo con compiti su compiti, seguiti da duri rimproveri con conseguenti pianti della bambina e miei. Purtroppo non sono stata una madre amorevole come invece lo ero con i miei alunni… mia figlia non poteva avere difficoltà! Sicuramente ho profondi sensi di colpa nei suoi riguardi, ma gli obiettivi che ha raggiunto li deve alla mia caparbietà. Se non fosse stata figlia a me, sarebbe a quest’ora, l’ennesima bambina abbandonata a se stessa.
C: Ho due figli Giulia nata nel 1996 e Luca nel 2000. Giulia nessun problema scolastico. Luca a metà della seconda elementare inizia a manifestare problemi di scarsa attenzione e troppo tempo nel portare a termine i compiti assegnati in classe. Su consiglio delle maestre gli facciamo fare una visita presso il neuropsichiatra infantile. Diagnosi: disgrafia discalculia dislessia e disortografia evolutive. Cominciamo un iter di logopedia privata a partire dal marzo della terza elementare. Io avevo lavorato presso un’industria farmaceutica fino all’anno e mezzo di Luca, poi avevo deciso di stare a casa perché mio marito era sempre in giro per lavoro e i bimbi sarebbero stati allevati da nonni e baby sitter. In questo modo ho potuto seguirlo negli studi e portarlo agli incontri con la logopedista che l’ha seguito fino alla terza media.
Come vi siete accorte che nei vostri figli c’era qualcosa che non andava? O sono state l docenti ad accorgersene?
F: Sono stata io ad accorgermene. Gli insegnanti Non la seguivano. Lei era lenta e loro la lasciavano a se stessa. Loro ritenevano un ritardo. Io lottavo perché comunque credevo e vedevo la sua intelligenza, ritenevo di avere le competenze per asserire ciò. La diagnosi infatti mi ha dato ragione. Ho anche io a scuola bambini DSA e i traguardi che stanno raggiungendo, con le opportune dispense, sono spettacolari. Specialmente da un punto di vista dell’autostima, cosa che non riscontro in mia figlia.
C: Sono stati gli insegnanti ad accorgersene. La sua grafia era particolarmente illeggibile e soprattutto restava molto indietro rispetto ai ritmi della classe. Faceva fatica ad imparare le tabelline e le operazioni più semplici.
Diciamo che, al momento della diagnosi di DSA ci si trova, spesso spaesati poiché catapultati in un mondo tutto nuovo: come hai affrontato il tutto? Cosa hai provato a diagnosi accertata?
F: Ho provato sollievo perché sapevo come affrontare la situazione. Allo stesso tempo non ho accettato perché prevedevo per lei un percorso sempre in salita, da qui la mia depressione… La mia paura maggiore è non saperla o vederla felice.
C: Con molta fatica soprattutto per quanto riguarda il rapporto con le maestre. Spesso ho richiesto l’intervento e il supporto della logopedista che affiancava Luca.
F. prima hai parlato di autostima, ed era proprio questo che volevo affrontare. I bambini DSA, di solito, sono caratterizzati da bassa autostima e insoddisfazione verso le proprie capacità. Cosa consigliate ai vostri figli quando vedete che si sentono incapaci a svolgere compiti?
F: Le dico che lei ce la fa e che si realizzerà forse meglio di chi prende sempre 10. Le spiego che il voto non è fondamentale e che la scuola è solo una parte della sua vita. E lei ha tutto quello che può desiderare una bambina: una famiglia Felice che la sostiene e se anche ci sono delle cadute lei è perfettamente in grado di rialzarsi a testa alta
C: È vero. La sua principale caratteristica è quella di non provare nemmeno a fare una cosa se pensa di non saperla fare. Quello che io continuo a fare è lodarlo quando riesce bene in qualcosa, che sia leggere un brano in inglese o spagnolo (la mia specializzazione) o imparare delle pagine di italiano o storia. Se si sente incapace di svolgere un compito cerco di fargli capire che è comunque importante privarci e pazienza se non lo fa giusto.
Sono pienamente d’accordo su entrambi i modi di fare, allo stesso tempo immagino che l’intero nucleo familiare abbia risentito di ciò. In famiglia come avete affrontato la diagnosi e tutto il periodo successivo?
F: Abbiamo modificato i nostri modi di fare. Anche il fratellino dimostra sensibilità e non vanta i suoi successi scolastici. Sanno che ognuno di loro ha dei punti di forza e di debolezza La bambina ha solo un supporto psicologico con una psicologa. Per il resto la neuropsichiatra ha ritenuto che il mio aiuto fosse più che sufficiente per recuperare e compensare le sue difficoltà.
C: Nell’ambito di noi 4 bene direi. Anche mio marito ha seguito l’evolversi dei fatti partecipando agli incontri con i terapeuti quando erano necessari. Anche Giulia (sorella di Luca, ndr.) si è rivelata matura perché ha sempre difeso suo fratello da chi si è permesso commenti fuori luogo in merito alle capacità cognitive di Luca.
E’ bellissimo vedere come questa unione tra fratelli sia funzionale a mantenere un giusto equilibrio.
C’è stato, però, un momento in particolare in cui hai pensato: “non ce la faccio”?
F: Ogni giorno. Mi succede solo con mia figlia sempre per il discorso del non pensarla felice. Con i miei alunni per esempio sono una carica di autostima unica. Ma a scuola è diverso: fatto dall’insegnante ha un altro valore. In un ambiente non familiare ha senso migliore. Anche chi non ti vuole un bene incondizionato ti da comunque la forza.
C: Durante la prima media, nonostante i nostri colloqui con i professori e la documentazione più di 4 non prendeva. Io ero demoralizzata. A novembre era totalmente a terra e mi diceva: “non ce la faccio a continuare”. A fatica siamo riusciti a fargli terminare l’anno e poi lo abbiamo trasferito in una scuola più lontana ma più a misura di bambino. Facevano piccoli gruppi di studio, ore di recupero, mappe concettuali. L’ho visto rifiorire e avere qualche risultato. Infatti è uscito con 7 dalle medie mentre nell’altra scuola volevano bocciarlo.
Di fatto, è tutta una questione di strategie: quali avete trovato per dare la forza a voi come mamme ed ai vostri figli?
F: Diamo il giusto valore e importanza alla scuola. Credo che la scuola possa e debba fare tanto con l’autostima di tutti questi bambini è perché la maggior parte del tempo lo trascorrono in quelle 4 mura. Dirò una frase fatta ma… nessun alunno è perduto se c’è un insegnante che crede in lui. Io ci credo fermamente in questo.
C: Ho cercato di dargli un metodo di studio, l’ho aiutato a organizzare il tempo e il materiale, a fare le mappe concettuali e i riassunti e poi a ripetere.
Parlando di questi splendidi bambini, lo sapevate che si dice che i bambini DSA siano bambini con i superpoteri? Tu cosa pensi si questa affermazione?
C: Superpoteri non l’ho mai sentito. Non credo ne abbiano. Di certo sono bambini intelligenti. Si dice che certe cose come allacciarsi le scarpe i DSA lo avrebbero fatto più fatica degli altri ma Luca per esempio ha imparato prima di Giulia.
F : Hanno superpoteri perché danno l’anima nell’impegno a scuola. Hanno un dono speciale di sensibilità e di profonda empatia.
Ed i superpoteri dei vostri figli quali sono?
C: Luca é molto sensibile. Altruista non direi ma ha un modo di fare cortese, spigliato, educato che è innato. Sa trattare con il prossimo in modo eccellente.
F: La sua dolcezza e la volontà di farcela sempre e comunque. Anche la disponibilità di aiutare chi è in difficoltà.
Un’ultima domanda, forse la più importante: Cosa consigliereste alla mamma di un bambino DSA?
C: Di stare serena perché non è come una malattia senza scampo. Secondo me anche un ragazzo DSA può trovare la sua strada. Bisogna stargli vicino anche emotivamente e tutto andrà bene
F: Non perdere la speranza: tuo figlio è un campione e sboccerà quando meno te lo aspetti. Dagli il suo tempo, ne ha diritto!
Mi piacerebbe concludere questa bellissima intervista con una frase di Albert Einstein, uno dei più grandi scienziati della storia, anch’egli dislessico: Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, allora lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.
Scritto da Veronica Pacifici, studentessa in Scienze e Tecniche Psicologiche




