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Definizione e differenze di genere del fenomeno

Nei giorni scorsi si è diffusa la notizia della giovane modella di origini armene Armine Harutyunyan considerata da Gucci tra le 100 modelle più belle. La notizia ha suscitato parecchio scalpore e soprattutto ha attirato innumerevoli commenti negativi sul suo profilo Instagram riguardanti il suo aspetto fisico. Questa modella è stata definita vittima di body shaming. L’enciclopedia Treccani definisce il body shaming come il fatto di deridere qualcuno per il suo aspetto fisico. L’espressione deriva dai due termini inglese body (corpo) e shame (vergogna), proprio ad indicare la vergogna e l’umiliazione che prova la persona vittima del fenomeno. Tra le principali forme di body shaming ritroviamo il fat shaming e il thing shaming. Il primo riguarda la denigrazione di persone in sovrappeso, mentre il secondo riguarda la denigrazione di persone particolarmente magre. Altre forme possono riguardare anche altre parti del corpo o anche il modo di truccarsi o di vestirsi.

Le donne sembrerebbero essere maggiormente colpite dal fenomeno del body shaming. Un’indagine condotta dall’associazione Nutrimente Onlus, confermerebbe ciò. L’associazione ha condotto un’indagine su circa quattromila italiani, uomini e donne, di età compresa tra i 18 e i 55 anni utilizzando la metodologia WOA (Web Opinion Analysis). È stato promosso un monitoraggio online utilizzando i principali social network, blog, forum e community esistenti. Il risultato ha messo in evidenza come la parte del corpo maggiormente presa di mira sono le gambe, con una percentuale del 48%, seguita da pancia (45%), fondoschiena (41%) e fianchi (35%). L’estate, inoltre, sembrerebbe essere la stagione preferita per prendere di mira le vittime del body shaming, essendo la stagione in cui si va spesso al mare ed in spiaggia e donne e uomini indossano costumi e bikini che scoprono molte parti del corpo. La ricerca, inoltre, ha evidenziato che le ragazze adolescenti sembrano essere le più sensibili al fenomeno.

 

Gli hater

Da chi viene praticato il body shaming? Chi sono coloro che si permettono di fare commenti denigratori sul corpo di altre persone? Si tratta dei cosiddetti hater, ossia gli “odiatori”, termine scelto proprio per sottolineare l’odio e la cattiveria che contraddistingue i loro commenti. È il web il luogo che loro prediligono per mettere in campo tutto il loro astio. Potrebbero essere definiti anche “leoni da tastiera”: dietro uno schermo sono in grado di scrivere di tutto. Dietro lo schermo del dispositivo, tablet, smartphone o computer che sia, si sentono protetti, nessuno li vede, nessuno può raggiungerli e spesso anche la loro vera identità è nascosta da un nickname. Gli hater non riflettono sulle conseguenze dei loro commenti né tanto meno sull’impatto che possono avere nella vita della persona a cui rivolgono il commento denigratorio. Gli hater sembrerebbero mancare di empatia, la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo di un’altra persona.

Un ruolo centrale nella genesi e nel procrastinare del fenomeno del body shaming lo ha sicuramente anche una tendenza tipica della cultura occidentale inerente alla oggettivizzazione della donna. La cultura occidentale, infatti, si focalizza sul perfezionismo corporeo e su standard di bellezza, quali ad esempio la magrezza e la giovinezza, che vanno necessariamente raggiunti. Gli hater spesso e volentieri provengono da ambienti familiari e sociali impregnati di questa cultura. Per loro il giudizio esterno è molto più importante di quello interno. Questi soggetti, infatti, pongono più attenzione all’opinione altrui piuttosto che alla propria. Anche la loro autostima è bassa, non si percepiscono come belle o belli abbastanza per la società. Sono mossi da un sentimento di invidia, da una rabbia e da un bisogno di denigrare l’altro. Tutto ciò ha il solo fine di andare ad intaccare l’autostima della vittima prescelta e cercare, attraverso l’annientamento dell’altro, l’accrescimento della propria persona.

 

Conseguenze per le vittime di body shaming

Come appena detto nel mondo occidentale il concetto di bellezza si accompagna ad alcuni standard da soddisfare, come la bellezza fisica e la giovinezza. Pensare di non soddisfare questi canoni comuni comporta lo sviluppo di emozioni negative, prima fra tutte la vergogna per il proprio corpo. Essere denigrati pubblicamente per non rispettare questi canoni imposti dalla cultura e dalla società può acuire questo sentimento. Tutto ciò può avere anche un forte impatto sulla salute fisica e psicologica. L’impatto può essere così grave da giocare un ruolo nello sviluppo di vere e proprie patologie e psicopatologie. In alcuni casi l’azione devastante degli hater può anche portare la vittima ad avere pensieri suicidari. È stato infatti osservato da diverse ricerche, condotte nel corso degli anni, che coloro che sperimentano a lungo la vergogna hanno maggiori probabilità di incorrere in episodi depressivi, disturbi alimentari, disturbi d’ansia e disturbi correlati alla disregolazione del sistema immunitario.

In particolare, in una ricerca condotta nel 2016 dal dipartimento di psicologia della School of Business non solo è stato ampiamente ribadito che le donne sono maggiormente esposte al fenomeno del body shaming, come già precedentemente ampiamente affrontato, ma è stato anche osservato che coloro che sperimentano un alto senso di vergogna sono anche coloro che percepiscono il loro corpo più “fragile”. Insomma il fenomeno non può essere preso sotto gamba e l’enorme sviluppo dei social media, soprattutto quelli ad uso esclusivo di materiale fotografico, come ad esempio Instagram, ha contribuito alla diffusione del fenomeno. Gli hater dietro la tastiera si sentono protetti e danno libero sfogo alle loro frustrazioni senza sapere, alle volte, che con una parola stanno distruggendo la vita di una persona. Pensiamo, ad esempio, a ragazze e ragazzi in età adolescenziale, quando ogni singola parola sul proprio corpo che cambia può essere un colpo all’autostima.

 

Riferimenti bibliografici

Neologismi (2018). Vocabolario Treccani Online. http://www.treccani.it/vocabolario/body-shaming_%28Neologismi%29/

Nutrimente Onlus (2016). Allarme body shaming’, una donna su 2 presa di mira per la propria forma fisica sui social. Comunicato stampa.

Guidano, V. & Liotti, (2018). Processi cognitivi e disregolazione emotiva. Un approccio strutturale alla psicoterapia, Edizioni Apertamenteweb.

Friedrickson, B. & Robert,T. (1997). Objectification theory: toward understanding women’s lived experiences and mental health risks. Psychology of women quarterly21(2):173-206.