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La percezione della realtà

Lo spiegano fenomeni naturali, ma anche esperienze di vita quotidiana. Secondo “la teoria della mente” i bambini hanno la capacità di costruire teorie intuitive, popolari, ed ingenue, che spiegano la causalità in domini particolari. Sono teorie astratte, coerenti e costanti utilizzate per interpretare il mondo. Le mettono alla prova, e solo quando la contro evidenza è molto forte essi costruiscono una nuova teoria. I bambini possiedono teorie sulla fisica, sulla teologia e sulla mente. Alla domanda se sia il sole o la terra a muoversi, un bambino risponde, come fa sempre, in base a ciò che vede dalla sua prospettiva. La risposta sarà dunque che il sole ruota intorno alla terra. E’ una prospettiva terrestre, la stessa per cui Tolomeo formulò la teoria geocentrica, nata dall’osservazione del movimento solo in apparenza reale del sole. In egual modo chi vive l’esperienza di un miraggio, nel bel mezzo del deserto, è convinto di vedere un oggetto spostato rispetto alla sua posizione effettiva. Una conoscenza, un fatto, un mondo o cose del mondo esterno è la riproduzione di una nostra rappresentazione mentale che è un formato dal quale è impossibile uscire. Secondo la psicologia ad impostazione modellistica la realtà oggettiva non esiste.

Il soggettivismo, le modalità percettive e se aggiungiamo strumenti di osservazione, come sostiene Heisenberg tutto questo impedisce anche alla scienza di raggiungere il reale oggettivo. La realtà non può essere descritta solo attraverso i fatti e dunque possiamo creare solo modelli di realtà. Un modello di realtà è per esempio la rappresentazione sociale, cioè l’organizzazione sociale di un popolo che deriva dalle sue rappresentazioni. Il sistema mentale di un popolo si relaziona intorno ad idee e pratiche collettive fino a quando queste non mutano. L’esempio più riportato di rappresentazione mentale è l’immaginazione, quando si creano strutture mentali di cose non percepite in quel momento ed i bambini ne sono particolarmente ricchi. La parola inganno può essere interpretata secondo diverse angolazioni. Infatti, le illusioni non attengono solo ai nostri sensi ma anche alla nostra mente. Nella storia, nella letteratura, nell’arte, nella scienza, nel bene e nel male, le illusioni ci hanno accompagnato e inevitabilmente ci accompagneranno nel corso dell’esistenza.

 

Nella scienza: il miraggio

La Fata Morgana è un fenomeno che si può osservare sulla costa calabra. Si tratta di un miraggio molto particolare che si verifica quando l’indice di rifrazione della luce del sole si distribuisce in modo irregolare nei diversi tratti d’aria. Raggi luminosi provenienti dallo stesso punto deviano in diverse direzioni, creando immagini di costruzioni fantastiche al di sopra del mare e riflesse nell’acqua. La Sicilia sembra molto più vicina di quanto non sia e sullo stretto di Messina appare una città irreale fatta di torrioni, guglie, cuspidi o oggetti rovesciati al di sopra dell’oggetto reale. A volte il fenomeno è molto intenso e allora, per pochi istanti si distinguono case, automobili e anche persone. La credenza popolare attribuisce tutto questo all’intervento della fata Morgana. Un’illusione ottica affascinante e dimostrativa di quanto sia facile ingannare l’occhio umano e noi stessi.

 

Nell’arte: il trompe l’oeil

L’inversione tra giorno e notte, tra veglia e sonno fu nel surrealismo l’esaltazione dell’immaginazione che ci fa giungere ad una realtà superiore, la surrealtà. Breton definì il surrealismo “Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.”

L’opera di Magritte è un invito a riflettere su come noi non vediamo mai le cose come sono e su quanto sia assurdo pensare di poter dipingere la realtà. Una delle sue tele più famose è “la condizione umana” che a prima vista potrebbe essere interpretato come una maestria illusionistica: il quadro dentro il quadro. Il dipinto raffigura una finestra che si apre su un ameno paesaggio campestre a cui fa da sfondo una collina delimitata dal celo nuvoloso. Davanti alla finestra un cavalletto sul quale la presenza della tela è percepibile solo attraverso il bordo bianco e i chiodi che la fissano sul legno. L’illusione ottica nasce perché il quadro ci mostra proprio quella parte di paesaggio che dovrebbe coprire. La natura rappresentata trapassa in quella reale e si confonde con essa in un’osmosi perfetta. Lo spettatore continua a chiedersi, se il cavalletto sorregge una tela che ci mostra quello che essa stessa nasconde o solo una superficie trasparente che ci consente di attraversarla con lo sguardo. Il titolo dell’opera richiama però la mente dell’osservatore sull’essenza della realtà, sulla relazione tra realtà e mimesi tra mimesi ed arte. Non a caso il pittore dipinge una minaccevole finestra a ghigliottina e, ai lati, due tendine marroni che, se fossero chiuse, potrebbero fare intendere che il quadro sul cavalletto sia l’unica realtà.

 

Nella letteratura: l’inganno della dea Maya

Schopenhauer definisce rappresentazione tutto ciò che noi vediamo ed erroneamente riteniamo reale. La rappresentazione infatti non implica oggettività. Ne deriva che la realtà è semplicemente un inganno. La rappresentazione è il velo che Maya, la dea buddista, utilizzava per creare situazioni illusorie. La realtà è al di là del velo. Solo strappandolo si può uscire dalla dimensione illusoria. Qui Schopenhauer utilizza l’immagine del castello circondato dall’acqua. Il ponte levatoio è sollevato, Il castello può essere osservato da tutti i lati, ma è irraggiungibile. Allo stesso modo la realtà può essere esaminata da tutte le prospettive, ma rimane impenetrabile. La razionalità non ci porta alla conoscenza. L’unico modo che ci consente di afferrare l’essenza delle cose, di andare oltre la rappresentazione, oltre il velo, è la corporeità. Il corpo è il mezzo metafisico per arrivare alla realtà.

Se per Schopenhauer, per afferrare la conoscenza bisogna fuoriuscire dal campo della razionalità, per Leopardi è proprio la ragione che pone l’uomo di fronte alla realtà, dissolvendo le illusioni che sono l’unico conforto che può alleviare i mali della nostra esistenza. La ragione dunque causa infelicità perchè ci fa cogliere la realtà. Il tema delle illusioni è presente anche nella visione della vita di Lucrezio, grande poeta latino. Egli non esalta le illusioni, i falsi scopi, i miraggi illusori che gli uomini si affannano a perseguire perchè solo aderendo alla verità è possibile trasformare positivamente situazioni dolorose e negative. In tutti e tre gli autori le illusioni hanno dunque, se pur in epoche diverse e in modo diverso, un ruolo fondamentale nella ricerca dell’essenza e del senso della vita.

 

L’illusione della libertà: G. Orwell, Nineteen Eighty Four

1984 è il romanzo più famoso e popolare di G. Orwell. Il titolo del romanzo è un’inversione dell’anno in cui è stato scritto. Descrive un mondo futuro totalitario da incubo in cui ogni aspetto della vita dell’individuo è controllato dagli occhi e dalle orecchie onnipresenti dello stato, ma Orwell stava anche descrivendo lo scenario politico del suo tempo in un modo che riecheggiava l’orrore del nazismo e le terribili oppressioni della Russia stalinista. Di fatto, fu disilluso dal comunismo sovietico sotto Stalin che aveva tradito gli scopi della rivoluzione russa trasformando la Russia in uno stato totalitario. La società che descrive Orwell è una società di controllo dominata dalla propaganda dei mass media e rafforzata da uno stato di polizia onnipotente. I media in Oceania hanno una doppia funzione: fare il lavaggio del cervello alla popolazione con gli slogan paradossali del giornalismo, “La guerra è pace” – “La libertà è schiavitù” che alterano la realtà secondo i desideri dello stato dando l’illusione della libertà e ha anche la funzione di mantenere le persone sotto costante sorveglianza. Ovunque ci sono immagini del leader fantasmatico della nazione che appare solo sui manifesti o in TV per mezzo di cartelli che dicono “Il Grande fratello ti sta guardando”.

 

La tirannia delle illusioni

La nostra vita terrena si sta consumando nella tirannia dell’immaginazione sulla realtà. Incapaci di fare i conti col mondo concreto che ci circonda e con le sue imperfezioni, abbiamo confuso, come succede ai poppanti, il giorno con la notte e abbiamo applicato alla veglia le categorie del sonno e al sonno quelle della veglia. Così, addormentati di giorno e insonni di notte, apriamo gli occhi quando è buio e li chiudiamo quando c’è il sole. Quando dovremmo vivere la realtà quotidiana ci rifugiamo nelle illusioni, nelle trasgressioni, negli “effetti speciali” o in un centro commerciale. Ci abbandoniamo ai sogni. Quando invece dovremmo sognare, ci barrichiamo nelle dure leggi della ragione e nelle necessità materiali, riducendo l’amore a semplice impulso o l’arte ad audience. E così perdiamo i sogni di notte e la realtà di giorno. Il malessere del presente nasce proprio perché si vive in uno stato sospensivo e di incoscienza. La via d’uscita per questa “malattia occidentale” sarebbe restituire i sogni alla notte come suggerisce lo psicanalista Hethan Watters. Del resto non è una novità aggrapparsi alle illusioni. In passato anche recente, le illusioni furono le utopie rivoluzionarie, le ideologie di libertà che promettevano paradisi in terra e società perfette e la tendenza era la stessa: scambiare l’illusione con la realtà. Dunque cambiano i veicoli ma gli effetti non mutano.

Le illusioni non sempre si avverano, ma quelle che riescono sono quelle che formano la realtà. In fondo il bisogno di illudersi è una funzione biologica dell’uomo. Nasce dalle sue paure, dai suoi desideri, dalle sue speranze e paradossalmente dalla sua voglia di verità, diventando elemento importante nella stessa costruzione del mondo. La verità è il fine a cui si può accedere solo attraverso la libertà e senza averne mai la proprietà. La verità si può sfiorare, intravedere in uno squarcio, ma mai averne l’esclusiva. Genera sogni, deliri ed arte. La verità esiste ed è un bambino innocente. Noi continueremo a crederci. Saremo illusi e disillusi e forse ci ritroveremo a ringraziare i grandi maestri del pensiero ai quali saremo riconoscenti perché su tutto questo ci hanno fatto riflettere aiutandoci a dare senso alla nostra natura umana.

 

Scritto da Giovanni Schiattarella, Dr. In Scienze e Tecniche Psicologiche per l’Analisi dei Processi Psichici nello Sviluppo e nella Salute

 

Riferimenti bibliografici

Marta Olivetti Belardinelli (1986), La costruzione della realtà. TO: Ed. Bollati Boringhieri

Arthur Schopenhauer (2018), Il mondo come volontà e rappresentazione. E-text

Giacomo Leopardi (2016), Zibaldone, RM: Editore Newton Compton

Lucrezio (2013), De Rerum Natura, TO: UTET