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Etica e democrazia

Su Rainews.it abbiamo letto un’intervista al filosofo Umberto Galimberti. Nel buio periodo storico, in cui ci ha immerso il corona virus, si parla della cosiddetta “Fase 2”, ossia la progettazione per la ripresa graduale delle attività lavorative, della scuola e di tutte quelle relazioni collettive che sono state bloccate dal Governo per impedire il diffondersi del contagio. La quarantena domiciliare, l’isolamento sociale, un evento mai provato su scala nazionale e, ormai, a livello globale. Ora che in Italia si è raggiunto il picco dei contagi e, sembra, che sia cominciata la fase discendente, si inizia a parlare del dopo e sul come riattivare gradualmente tutte le attività. Da un punto di vista economico, siamo di fronte ad una crisi che presenterà il conto nei mesi e gli anni a seguire, e alcuni effetti si sono già palesati, naturalmente andando a colpire le fasce più deboli della popolazione, quelle senza reddito fisso, senza lavoro o con una professione precaria.

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) Silvio Brusaferro ha dichiarato che molte persone rischiano ancora di essere contagiate, dato che solo il 10% della popolazione italiana è immunizzata. Solo un italiano su venti è immune al corona virus e, quindi, la maggioranza della popolazione è a rischio contagio. L’Iss sta perfezionando la validazione dei test sierologici, da utilizzare su larga scala in vari campioni della popolazione. Come scritto in un articolo dal giornalista statunitense Jason Horowitz, che dirige la redazione romana del New York Times e segue le vicende del nostro Paese e del Vaticano, si dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi che dovrebbero essere solo i cittadini immuni a dover rientrare sui luoghi di lavoro. Solo loro, autorizzati a riprendere una parte della vita come era prima del virus e continuare a tenere a casa i cittadini più fragili e deboli.

 

Etica e democrazia

A tal proposito è stato chiesto ad Umberto Galimberti, filosofo, psicoanalista e accademico, se con una “fase 2”, che prevede il rientro solo degli immuni, non si corra il rischio di far predominare il forte sul più debole. Il professore ha dichiarato che Democrazia ed Etica sono le modalità con cui si organizza la vita. Innanzitutto si deve vivere; solo allora, forse, si potrà discutere di etica e democrazia. Chi crede nel fatto di poter tornare alla vita di prima, ha una visione ingenuamente ottimistica. Pensare che l’economia e il mondo del lavoro non dovranno subire radicali modifiche, significa non aver appreso la lezione che ci sta dando questo maledetto virus. Non fare progetti del genere, almeno fino a quando non ci sia un vaccino. Galimberti prevede che possano esserci dei contagi di ritorno, i quali darebbero spazio a una seconda ondata epidemica.

Sua moglie, scomparsa qualche anno fa, era una biologa molecolare e con lei discuteva molto di scienza. Ora il Covid-19 è più forte di noi, se si autorizzano solo gli immuni da lì a poco si muoverà anche chi non lo è, una dinamica che peggiorerà la situazione da cui stiamo uscendo a fatica. L’intervistatore fa notare al professore che, comunque, c’è una parte consistente del nostro Paese che preme sull’importanza di una ripresa economica, poiché dopo ci sarà una profondissima crisi in tal senso. Galimberti risponde che l’Economia è secondaria alla Biologia che di per sé è più forte. Il mondo del lavoro, così come concepito in questa epoca, è imperniato sulla frenesia, la quale dà sostentamento alla precarietà biologica. Ci si indebolisce a discapito del sistema immunitario. Bisogna rispettare le direttive dei sanitari, a qualsiasi prezzo economico; l’unica salvezza è la scelta biologica.

 

Un nuovo modo di pensare

Alla fine dell’intervista Galimberti invita, una volta di più, ad ispezionare con rinnovata curiosità il nostro universo interiore, un luogo così vasto e a cui non badiamo mai. Ignoriamo chi siamo e non è bello condurre un’esistenza a propria insaputa. Il professore invita ognuno a guardare in faccia se stesso e il proprio stile di vita e, appena l’emergenza sarà finita, osservare come ci si butterà a rifare le stesse cose e ad andare avanti come se nulla fosse accaduto. Un atteggiamento da tossicodipendente, dopo un periodo di astinenza. Riaprire ad una fase 2 mettendo davanti i fattori economici è follia, si devono invertire le priorità e la politica deve riprendere in mano le redini. La politica, ora come ora, non è più il luogo della decisione, dove l’economia la fa da padrone. Chi fa polemica politica in questo momento è alla stessa stregua di un criminale. L’intervistatore chiede a Galimberti di pensare, però, a tutti coloro che hanno perso il lavoro a causa della pandemia e il professore dichiara che tutti possono mangiare.

Ci sono le opere di carità, non ci troviamo in guerra. Un’altra cosa su cui riflettere. Chi parla di guerra ora, lo fa in modo improprio. Un conflitto armato è ben altra cosa; lì arrivare al cibo sarebbe un vero problema. In guerra so chi è il nemico: so da dove arriva, posso conoscere la sua potenza di fuoco e i motivi del contendere. Il virus, invece, è un nemico invisibile. Ci si lamenta delle code al supermercato, della reclusione in casa, dell’impossibilità di fare una scampagnata. Quando c’è la guerra le case vengono distrutte, l’ordine pubblico è fuori controllo, quando si esce c’è il rischio concreto di essere uccisi. Forse è giunto il momento di fare riflessioni più profonde anche su come concepire e vivere questo virus che costringe alla quarantena. Certo, per chi è in difficoltà, certi ragionamenti possono risultare fuori dal cosiddetto mondo reale, dove la mancanza di soldi e stabilità fanno pesare sulle spalle gli oneri delle bollette, del mutuo e di chissà quali altri prestiti presi in carico.

Ma in gioco c’è la vita, la possibilità di poter respirare senza incorrere in chissà quali rischi e non imparare la lezione, restando appesi al solito modo di ragionare, rischia di far peggiorare le cose. In Cina, dove tutto è iniziato, si stanno ripresentando dei contagi, ci sono state altre due vittime e oltre cento infetti. Appena si è riaperto un po’ alla normalità, il virus è tornato a farsi sentire. Parliamo di fase 2 e non vediamo gli effetti devastanti negli Stati Uniti, dove il ritardo nel prendere misure di contenimento ci ha portato allo struggente spettacolo di New York: centinaia di bare anonime sotterrate in un terreno del Bronx, dove vengono seppelliti i John Doe, esseri umani sconosciuti e di cui nessuno ne reclama il corpo. Le esigenze della moderna Economia sono ben rappresentate da quella scena: si può morire in tanti e in anonimato, così da rappresentare solo una cifra statistica. Ormai i bollettini snocciolano numeri impressionanti di decessi, ogni girono, e l’essere umano in questa tragedia fa la sua parte nel moderno circuito economico: il freddo numero.

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV