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La nascita di un figlio e il cambiamento nella coppia

La nascita di un figlio è per molti genitori un evento molto atteso nonché un enorme cambiamento dal punto di vista relazionale, emotivo e anche pratico. Quando nasce un figlio, i due genitori devono riorganizzare la loro routine, le loro abitudini di coppia e i loro bisogni proprio perché c’è uno sconvolgimento della routine quotidiana consolidata fino a quel momento. I neo-genitori devono quindi trovare un nuovo equilibrio e questa fase può portare con sé un senso di stanchezza, frustrazione che può sfociare in conflitti tra i due genitori. La coppia dunque si trova a dover riorganizzare compiti e funzioni, a dover trovare uno spazio sia per la coppia sia per il proprio figlio nonché a suddividersi responsabilità e rinunciare in parte all’intimità che può venir meno durante la fase di accudimento del neonato. Con l’arrivo di un figlio, cambia anche la sessualità proprio perché le energie, il tempo e le problematiche fisiche della donna dopo il parto portano a ridurre la frequenza dei rapporti sessuali.

Molte coppie, sebbene la nascita di un figlio sia desiderata e aspettata possono attraversare durante la fase di accudimento e crescita del proprio figlio una situazione di crisi. Questo perché quello che può venir meno oltre ai rapporti sessuali meno frequenti è l’ascolto dell’altro, la condivisione, il trovare il tempo e la voglia di svolgere attività con il partner ma anche proprio il doversi dividere le responsabilità, i compiti e il fare squadra nei momenti difficili e frustranti. Sicuramente, quello che aiuta la coppia in questi momenti è l’attenzione reciproca, la condivisione dei propri pensieri con il partner, comunicare e supportarsi a vicenda e prendersi degli spazi propri per la coppia per recuperare la sintonia. Importante è anche rendersi conto di quando è necessario un supporto fisico e pratico per i due genitori, molti figli non dormono durante la notte e il non dormire e svolgere poi compiti potrebbe essere per i genitori una condizione di stress che porta chiaramente a conflitti e tensioni.

L’elaborazione del lutto e le sue fasi

Diventare genitori non è facile e le “sfide” da affrontare sono molteplici ma con volontà e impegno la coppia riesce a superare questi momenti di cambiamento e a trovare un nuovo equilibrio. Sebbene la nascita di un figlio sia un evento bellissimo e atteso, pensiamo però a tutte quelle coppie che a causa di malattie o incidenti hanno perso un figlio. La morte di un figlio è sicuramente un evento molto traumatico per i genitori, è contro natura continuare a vivere, invecchiare e veder morire il proprio figlio. È chiaro che quando questo succede, la coppia può sperimentare una crisi che nei casi più estremi può portare ad una separazione. Anche in questa situazione, la coppia deve nuovamente trovare un proprio equilibrio e affrontare il dolore che può portare i partner a chiudersi, a non condividere con l’altro, a colpevolizzarsi a vicenda e ad allontanarsi sempre di più.

La psichiatra Kubler Ross elaborò nel 1969 cinque fasi che si attraversano quando ci si trova ad affrontare un lutto. La prima fase del lutto è quella della negazione, la persona si sente confusa, non riesce subito a realizzare che la persona cara non c’è più e tende a negare la perdita. Nella seconda fase compare la rabbia, il lutto viene vissuto come un’ ingiustizia, la persona tende a ritirarsi socialmente, e in questa fase i membri della coppia genitoriale potrebbero direzionare la rabbia l’uno contro l’altro accusandosi a vicenda, colpevolizzandosi l’un l’altro e chiudersi in un circolo di incomunicabilità che allontana la coppia sempre di più. In seguito nella terza fase c’è la contrattazione, le persone dopo un lutto in questa fase cercano delle soluzioni per affrontare la situazione, si attivano per far fronte al problema. In questa fase si prende dunque consapevolezza della perdita e infatti segue la fase della depressione dove si alternano momenti forza e coraggio a momenti di tristezza e frustrazione. La quinta fase è l’accettazione, il lutto viene elaborato e accettato e si va avanti.

Riconoscere i campanelli d’allarme

Sicuramente per sopravvivere alla morte di un figlio è necessario darsi del tempo ed elaborare la situazione. È necessario per il benessere della coppia, condividere il dolore, parlarne apertamente, e supportarsi e ascoltarsi a vicenda mentre è distruttivo far finta che non sia successo nulla e non parlarne. È necessario riprendere la routine quotidiana anche se difficile, alzarsi e non rimanere tutto il giorno al letto, continuare a curarsi al livello personale e curare la casa, avere un’ alimentazione corretta ed equilibrata, sforzarsi di svolgere delle attività, non chiudersi alla socialità per quanto possibile ma cercare di affrontare e sfogare il dolore e la rabbia che si ha dentro per non isolarsi e non entrare in conflitto per motivi futili con il partner. È funzionale ricordare il proprio figlio con il partner attraverso delle foto, degli oggetti, ricordando anche le cose belle trascorse insieme, tenendo viva la sua memoria. Non è funzionale chiudersi, colpevolizzarsi a vicenda, abusare di alcolici o sostanze oppure decidere poco dopo di provare a fare un nuovo figlio o prendere decisioni importanti come la separazione.

Quando muore un figlio e se ne ha un altro a carico i genitori si ritrovano a dover affrontare un duplice stress emotivo, perché se da una parte devono affrontare ed elaborare il proprio dolore, dall’altra devono aiutare anche l’altro figlio ad elaborare il lutto del fratello. Sicuramente alcuni campanelli d’allarme potrebbero indicare un malessere. Bisogna prestare attenzione ad alcuni fattori che ci possono far capire che l’altro figlio ha bisogno d’aiuto. Nei bambini un disagio può essere espresso attraverso scatti d’ira che il genitore non riesce a gestire, inappetenza o rifiuto del cibo, mutismo, isolamento dai familiari e dai pari, abbandono scolastico, tic nervosi e disturbi comportamentali che non sono emersi prima. In tal senso, quando si percepiscono questi campanelli d’allarme è necessario intervenire subito perché molto spesso i bambini tendono a tenere dentro il dolore che invece andrebbe esternato ed elaborato attraverso un supporto adeguato. È necessario rendere partecipe il bambino, condividere anche i propri pensieri e il proprio dolore, stimolarlo all’apertura sociale e emotiva ed incoraggiarlo a mantenere una routine quotidiana adeguata.

 

Riferimenti Bibliografici

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