Città, Agenda 2030 e Sviluppo Sostenibile
Dall’inizio di questo millennio, per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione urbana supera numericamente quella che vive nelle aree rurali. Le città coprono circa il 3% della superficie terrestre e ospitano il 55% degli esseri umani. La gestione di questo fenomeno di urbanizzazione pone delle sfide importanti nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Nel 2015 l’ONU ha definito l’Agenda 2030 con l’approvazione di 17 “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” (SDGs) per costruire un pianeta più pacifico e prospero, con al centro il benessere umano, entro il 2030. Le città trovano nell’Agenda una posizione di rilievo. Infatti l’Obiettivo n. 11 afferma: “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili” (Zevi, 2020). Le metropoli sono al centro della rete dell’economia globalizzata, partecipano alla discussione sulla lotta al cambiamento climatico e sono il luogo dove si concentra l’immigrazione. Nessun obiettivo globale può essere raggiunto senza il contributo delle città e l’impegno dei suoi abitanti.
Le grandi città, nonostante siano ritenute fonte di elevato stress, continuano ad attirare lavoratori, studenti, aziende. Esse rappresentano da sempre un polo di attrazione in quanto luoghi in grado di soddisfare ambizioni individuali e sociali. Le città offrono opportunità e servizi. Conseguentemente all’afflusso costante di popolazione si è assistito, dalla fine del ventesimo secolo, a un’urbanizzazione accelerata, un movimento di individui, di impieghi e di servizi dentro e intorno alle grandi città. Questa trasformazione sembra tuttavia accompagnare un deterioramento delle condizioni di vita. I cittadini si trovano così alle prese con abitazioni e trasporti carenti, insicurezza e paura, inquinamento, congestione, solitudine e vuoto sociale (Moser, 1995). Secondo la definizione data dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo, è sostenibile la città in grado di “soddisfare i bisogni del presente, senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri”. Una sfida, questa, che richiede sviluppo tecnologico ma anche politiche ambientali, economiche e sociali adeguate.
Il cambiamento climatico e il contributo dell’Intelligenza Artificiale alla sostenibilità
Il suolo su cui camminiamo e costruiamo le città è un sistema ecologico complesso. Da esso dipendono l’equilibrio dell’ambiente e le condizioni di vita del pianeta. Il suolo nutre le forme viventi, quelle vegetali e quelle animali, e immagazzina il carbonio, contribuendo al contenimento della quantità di anidride carbonica nell’atmosfera (Pavia, 2019). Il cambiamento climatico è al centro del dibattito internazionale da molto tempo. Ma in particolare negli ultimi anni, soprattutto grazie alla protesta giovanile, c’è stata una presa di posizione radicale. Ci troviamo in una fase geologica chiamata antropocene, quella in cui l’uomo modifica l’ambiente, e di fatto egli sta modificando equilibri di miliardi di anni minacciando il pianeta. Nell’atmosfera aumentano i gas e la temperatura, le acque sono sempre più inquinate, isole di plastica galleggiano su mari e oceani. Larga parte dei flussi migratori è legata al cambiamento climatico e alla desertificazione dei territori, poiché quest’ultima non rende possibile la vita. I rifiuti rappresentano un problema gigantesco e vanno trasformati in risorse.
La questione del verde in città è fondamentale. Le città poggiano sul suolo, ma questo non si deve consumare poiché è un’infrastruttura ambientale che produce servizi ecosistemici. Se viene coperto, il suolo non può respirare, e il respiro del suolo e dell’oceano contribuisce a costruire l’equilibrio dell’atmosfera che rende possibile la vita. La speculazione edilizia impedisce al suolo di fornire il suo servizio al sistema. Le città del futuro devono pertanto produrre gli stessi servizi ecosistemici dei suoli naturali. La copertura che le città fanno del suolo deve essere tale che questa interagisca con il pianeta e con l’atmosfera e produca quei servizi ecosistemici che decidono l’equilibrio del pianeta. Le città sono coperture che si estendono sul suolo e pertanto debbono avere un valore ambientale, avere superfici che assorbono le polveri sottili, produrre energia fotovoltaica, assorbire anidride carbonica. L’infrastruttura deve essere integrata con il paesaggio e deve produrre un effetto positivo sulla qualità dell’ambiente.
Recentemente le applicazioni di Intelligenza Artificiale hanno iniziato a diventare parte integrante di molti servizi urbani. Esse gestiscono i sistemi di trasporto delle città, riparano le infrastrutture urbane, governano il traffico, monitorano la qualità dell’aria, la raccolta dei rifiuti e l’energia. L’Intelligenza Artificiale può aiutare a vincere le sfide che l’umanità deve affrontare per raggiungere la sostenibilità su scala planetaria. Essa può intervenire per migliorare la qualità dell’ambiente e ridurre il consumo di risorse e le emissioni di carbonio. Tuttavia non si può fare a meno dell’intelligenza umana e di adeguate politiche ambientali e sociali. La sostenibilità può essere raggiunta solo con una combinazione di driver tecnologici, comunitari e politici. Le città sono fatte principalmente di esseri umani e sono il prodotto dell’intelligenza umana (Yigitcanlar & Cugurullo, 2020). Occorre pertanto l’intervento attivo dei cittadini il cui senso di empowerment va incrementato. Le città segregate, inquinate, vetuste e quelle in cui i cittadini non prendono parte ai processi partecipativi non saranno mai sane.
Migrazioni, integrazione e segregazione
Il cambiamento climatico si collega al fenomeno delle migrazioni, per cui la questione ambientale va a intrecciarsi a quella sociale e politica. Gli stranieri tendono a concentrarsi nelle città, poiché sono propensi ad andare dove hanno maggiore possibilità di trovare lavoro. Nei redditi medi c’è una netta differenza tra italiani e stranieri, anche a parità di titolo di studio, anzi, maggiore è il titolo di studio e più grande è il gap. Dal punto di vista delle comunità di accoglienza, gli stranieri tolgono loro risorse e rendono le città meno sicure. Quando c’è una crisi gli stranieri tendono a risentirne di più rispetto ai nativi. Le difficoltà degli stranieri iniziano fin da piccoli, in termini di riuscita scolastica. Eppure, favorire l’integrazione oggi, vuol dire avere meno spesa domani, maggiore PIL, più coesione sociale e anche meno crimini. Il vantaggio sarebbe quindi per tutti. Il ruolo delle città nel governare la dimensione multiculturale del Paese è molto importante. L’integrazione è un processo interattivo e bidirezionale che include inserimento culturale, economico, sociale e politico.
La segregazione è la tendenza di un gruppo sociale a risiedere in luoghi geograficamente separati da gruppi percepiti come differenti. Uno dei grandi pregiudizi in merito alla segregazione è che sia la comunità di accoglienza a tenere gli stranieri separati. Invece la segregazione è frutto della tendenza naturale a stare vicino ai propri simili, perché all’interno della propria comunità ci si sente più protetti. La segregazione è fonte di minori opportunità per gli stranieri ed è un moltiplicatore di povertà, degrado e marginalizzazione. Trovare un equilibrio tra la naturale tendenza degli stranieri a stare con i propri simili e dare loro le opportunità che vanno a cercare in città, è una sfida importante e difficile. Nessuna delle ipotesi e nessuno dei tentativi di scardinare la segregazione hanno finora funzionato (Villa, 2018). Uscire da questo fenomeno, che è quello che moltiplica le disuguaglianze, è molto difficile. Combattere la segregazione e favorire l’appartenenza è importante per prevenire fenomeni attuali e preoccupanti come quello della radicalizzazione che può portare al terrorismo interno e transnazionale.
La pandemia di Covid-19 e l’aumento delle disuguaglianze
Si possono solo fare ipotesi su quelle che saranno le conseguenze della pandemia di Covid-19. Al momento si può osservare una disomogeneità di effetto che riguarda i settori economici e le geografie. I settori economici che si basavano sulla prossimità fisica sono stati duramente colpiti, mentre gli altri si sono mantenuti più o meno stabili o addirittura sono cresciuti. Inoltre è plausibile che nascano nuovi settori, come quelli dedicati alla prevenzione delle pandemie. Negli ultimi vent’anni, con la globalizzazione, c’è stata una diminuzione delle differenze tra le nazioni ma sono aumentate le disuguaglianze all’interno delle nazioni e tra le città. L’effetto del Covid-19 come moltiplicatore della disuguaglianza è stato enorme. Una conseguenza della perdita dei settori che richiedono prossimità fisica è che l’impatto della crisi economica sia superiore in città che si basano molto sul turismo. Città che si basano invece sull’industria ne risentiranno meno. Si tratta di un effetto di amplificazione di differenze territoriali dovuto alle caratteristiche di questo particolare tipo di crisi (Simoni, 2020).
La pandemia ha portato uno shock economico, un blocco nell’offerta e nella domanda e una generale situazione di incertezza che investe presente e futuro. Sono cambiati il modo di lavorare, il luogo di lavoro e le dinamiche. La tecnologia è venuta a occupare una posizione di primissimo piano, con il conseguente rischio di tecno-stress. Flessibilità e spirito di iniziativa, capacità di armonizzare innovazione e routine, lavoro e vita privata, senso di appartenenza e smartworking, sono caratteristiche sempre più richieste dal mercato del lavoro. A questo cambiamento deve corrispondere una mente che cambia, sviluppando competenze emotive e cognitive. Emozioni come rabbia, paura e frustrazione hanno ricadute negative sulla capacità di attivarsi e agire in modo razionale ed efficace, di pianificare e mettere in atto le strategie migliori per affrontare il cambiamento. Un supporto psicologico che potenzi l’autoefficacia, mantenga alta la motivazione e aiuti a gestire l’ansia e il disagio facendo emergere capacità e promuovendo risorse, è di importanza imprescindibile.
Riferimenti bibliografici
Moser, G. (1995). Gli stress urbani. Milano: LED.
Pavia, R. (2019). Tra suolo e clima. Roma: Donzelli.
Simoni, M. (2020). Poverty and Inequality. The Role of Cities in a Post-Covid-19 Scenario. Retrieved February 25, 2021 from https://www.ispionline.it/en/pubblicazione/poverty-and-inequality-role-cities-post-covid-19-scenario-25810
Villa, M. (Ed.). (2018). Le città globali e la sfida dell’integrazione. Milano: Ledizioni.
Yigitcanlar, T. & Cugurullo, F. (2020). The Sustainability of Artificial Intelligence: An Urbanistic Viewpoint from the Lens of Smart and Sustainable Cities. Sustainability, 12, 8548. DOI:10.3390/su12208548
Zevi, T. (2020). Urban Renewal: A Powerful Tool against Covid-19. Retrieved February 25, 2021 from https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/urban-renewal-powerful-tool-against-covid-19-28279




