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Circuiti cerebrali ereditari

Uno studio, riportato in un articolo dell’Huffington Post, fornisce dati sull’esistenza di almeno un circuito cerebrale ereditario, che in una famiglia si tramanda di generazione in generazione. Tale ricerca è stata pubblicata sul Journal of Neuroscience e dichiara che i genitori ansiosi possono concepire e crescere figli altrettanto ansiosi. Alcune regioni del cervello, che contribuiscono alla formazione di disturbi d’ansia, risulterebbero essere ereditarie. Tale studio, per ora, è stato condotto solo su delle scimmie, nella University of Wisconsin School of Medicine and Public Health. I ricercatori sono, tuttavia, ottimisti poiché hanno dichiarato che continueranno a studiare i circuiti cerebrali connessi alla base dell’ansia presente negli esseri umani; in particolare le alterazioni che contribuiscono ad aumentare nei bambini il rischio di generare disturbi d’ansia o di depressione.

Questo tipo di ricerca è la prima ad affrontare il tema dell’ereditarietà dell’ansia, di cui molto poco si sapeva, in special modo su come venisse trasmessa di generazione in generazione. Uno dei responsabili della ricerca, lo psichiatra Jonathan Oler, infatti ha dichiarato: “Quando abbiamo iniziato questo studio sapevamo ben poco delle regioni cerebrali coinvolte, soprattutto nei primati”. Sono stati esaminati oltre trecento cervelli di macachi maschi, tramite FMRI (Risonanza Magnetica Funzionale). Le cavie sono state scelte nella fascia d’età pre adolescenziale e con vari livelli di ansia presenti nel temperamento. Naturalmente, i ricercatori, si sono concentrati sui macachi con i livelli di ansia più elevati. Il fattore di rischio, che evidenzia la possibilità di una futura insorgenza del disturbo d’ansia, è quello che gli scienziati chiamano “temperamento ansioso” nei fanciulli. Un elemento che, se presente, condanna circa la metà dei bambini a sviluppare disturbi d’ansia e depressivi in età adulta.

 

Temperamenti ansiosi

L’esito finale della ricerca ha fatto notare agli studiosi che i “temperamenti ansiosi” registrati nelle giovani scimmie sono stati ereditati dai loro genitori per ben il 30% dei casi presi in esame. Nello specifico, si sono palesate le identiche connessioni neurali tra due regioni dell’amigdala. Genitori e figli condividevano le medesime connessioni nel cervello; e queste generavano delle risposte di paura le quali, a loro volta, innescavano stati d’ansia. Anche se, uno studio analogo, deve essere ancora condotto sull’uomo ci sono ottime probabilità che scaturisca un esito identico. Il dottor Andrew Fox, altro responsabile dello studio sui macachi, in merito ha detto: “La nostra ricerca dimostra in modo abbastanza sicuro che questo particolare circuito svolge un ruolo significativo nello sviluppo delle ansie durante la prima infanzia. Questo potrebbe aiutarci a sviluppare nuove strategie per aiutare le persone a superare le ansie, intervenendo anticipatamente nella vita, prima che i bambini sviluppino simili disturbi”.

A questo fattore genetico si aggiunge anche l’eccessivo controllo e apprensione che molti padri e molte madri delle ultime generazioni applicano sui propri figli, come già affrontato in un mio articolo sui “Genitori elicottero”. Inoltre si aggiunga anche un altro fenomeno, riportato su un articolo del corriere.it, chiamato overparenting: genitori che formano una cortina di controllo sui figli, non permettendo loro mai di sbagliare, vietandogli di intraprendere la propria strada da soli, attraverso i propri sogni e aspirazioni. I sociologi americani Angel L. Harris e Keith Robinson, in un’intervista al New York Times hanno dichiarato che in un’epoca in cui prevale la tecnologia, la supervisione, la frenesia di prevalere, il tutto condito dall’ansia, l’involuzione genitoriale è diventata un caso. Inoltre, il coinvolgimento a trecentosessanta gradi di mamma e papà nella vita scolastica, ed extra-scolastisca, si è trasformata in una preoccupante iperprotezione.

 

L’overparentig forma futuri adulti insicuri

La scrittrice, insegnante, e madre, Jessica Lahey spiega nel suo libro “Lasciamoli sbagliare” (Vallardi Editore) come si sia insegnato ai propri figli ad avere il terrore dell’insuccesso. Si comincia da appena nati e si finisce solo quando riusciranno ad affrontare la scala sociale per migliorare la propria condizione. I figli sono protetti da ogni possibile minaccia, reale o immaginaria che sia, in modo parossistico e sono indirizzati verso tutte quelle attività che possano portare al successo e al consenso sociale. E la sera, una volta messi a letto, si rimane convinti di fare la cosa più giusta per i propri eredi. La paura del fallimento pregiudica l’educazione; padri e madri si sostituiscono ai figli, al loro modo di essere, dando consigli non richiesti, spiegando solo il personale punto di vista per risolvere una questione, scegliendo anche lo sport da fargli praticare, relegandoli a semplici esecutori di mansioni che li faranno diventare adulti di successo, secondo i canoni decisi e praticati esclusivamente dalle figure genitoriali. Tutto questo rischia di far cadere i figli nella frustrazione e generare in loro un senso d’inadeguatezza, una via più semplice verso l’insuccesso.

Far crescere bene i propri figli, dichiara la scrittrice, significa debellare questa forma di controllo, diseducarli ai messaggi di successo a tutti i costi. Una maggiore libertà, permette loro di poter sbagliare aiutandoli, così, a formare la capacità di resilienza, non permettendo di rimanere frustrati al primo imprevisto, di provare ansia di fronte alle prove che la vita mette quotidianamente davanti, di capire che la vita mette è fatta anche di rinunce e che molte cose non sono così indispensabili come si è portati a credere. Non bisogna vivere il ruolo di genitori come se si facesse parte di una squadra in gara per la vittoria del campionato. Il messaggio competitivo inonda la vita sociale e privata dei bambini, generando stati d’ansia e depressivi in età precoce. I figli apprendono da ciò che facciamo e come ci comportiamo, lasciamoli valutare, agire, sbagliare, seguendoli e facendo capire loro che siamo sempre presenti quando è necessario. Questo non significa farli crescere senza regole, si lasciano agire in modo che si confrontino con queste ultime e trovino i parametri più adeguati alla loro personalità.

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV