Principali manifestazioni cliniche del Disturbo post traumatico da stress
Il disturbo post traumatico da stress, nel DSM 5 (2014), è inserito all’interno dei disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti. Di questa categoria, oltre al disturbo post traumatico, fanno parte anche il disturbo reattivo dell’adattamento, il disturbo da impegno sociale disinibito, il disturbo da stress acuto e il disturbo dell’adattamento. Tutti questi disturbi sono accomunati dal fatto che per poter porre diagnosi è necessario che la persona venga esposta ad un evento traumatico e stressante. Quando si parla di disturbo post traumatico da stress, si fa riferimento ad una situazione abbastanza eterogenea, intatto la diagnosi può riguardare i bambini da un anno in poi ma anche gli anziani. Ovviamente i bambini possono rivivere l’evento traumatico durante il gioco, cosa che non accade agli adulti. Nell’anziano è più grave perché i sintomi sono più accentuati per via delle perdite cognitive, fisiche e di funzionamento sociale.
Il disturbo ha gravità diverse, a seconda dei sintomi che la persona esprime e quindi in base alla compromissione funzionale. La sua manifestazione può essere immaginata lungo un continuum. Ci sono persone che rivivono i sintomi emotivi e comportamentali con paura. Altri sperimentano uno stato d’animo anedonico o disforico, altri hanno un elevato arousal ossia una notevole attivazione fisiologica. Nei casi più gravi si possono presentare i sintomi dissociativi o la combinazione di questi quadri. Per poter formulare la diagnosi, la persona deve vivere un evento traumatico direttamente o se avviene per apprendimento indiretto, deve ricordare una persona cara. Poi i soccorritori o i poliziotti, sono una categoria a rischio per lo sviluppo di questa categoria diagnostica. Le persone con disturbo post traumatico da stress possono sperimentare brevi intrusioni visive o sensoriali relative al trauma che possono portare a una perdita di contatto della realtà. In questo caso la persona vive dei flashback che contribuiscono ad incrementare la sua attivazione e il suo stato di allarme.
L’interazione tra l’individuo e ambiente
Per poter fare la diagnosi è necessario che la persona sia sottoposta ad un evento stressante. Tuttavia ci si potrebbe chiedere da cosa dipende la variabilità e ancora di più perché alcuni individui sviluppano il disturbo mentre altri no davanti allo stesso evento? La risposta la si trova considerando il modello bio-psico-sociale. Prima di tutto bisogna tenere presente che esistono persone con genotipi diversi che sono più predisposti rispetto ad altri a sviluppare il disturbo se posti davanti a un evento stressante. Inoltre, incide anche il temperamento, le eventuali difficoltà che si sono vissute durante l’infanzia, un back ground socio-economico basso, avere una strategia di coping fatalistica oppure l’autoaccusa. Un fattore protettivo è il supporto sociale che la persona ha prima che l’evento si verifichi. Ovviamente va considerata anche la durata del trauma e le strategie di coping che la persona continua ad usare. Oltre che il supporto sociale e se la persona sperimenta problemi di altra natura dopo il trauma, tipo problemi finanziari, la situazione peggiora ulteriormente.
La manifestazione più grave è il sottotipo dissociativo di disturbo post traumatico da stress. Lo studio condotto da Harricharan e colleghi (2019), compara il funzionamento cerebrale dei soggetti sani, dei soggetti con disturbo post traumatico da stress e dei soggetti affetti dal sottotipo dissociativo. Le persone affette dal sottotipo dissociativo, sperimentano anche depersonalizzazione e derealizzazzione. Effettivamente sono state registrate delle differenze. I controlli sani hanno mostrato una maggiore connettività tra l’insula anteriore e posteriore destra e strutture del lobo frontale. Invece, le persone con disturbo post traumatico da stress hanno mostrato una maggiore connettività bilaterale dell’insula posteriore con strutture subcorticali, incluso il giro periacqueduttale. Nelle persone aventi il sottotipo dissociativo, è presente un aumento della connettività bilaterale dell’insula anteriore e posteriore con le cortecce posteriori, incluso il giro linguale sinistro e il precuneo sinistro. Questo è un ulteriore conferma della reciproca interazione tra genetica e ambiente.
L’applicazione del Tetris
Sfruttando la conoscenza teorica, secondo cui la doppia attività crea interferenza nei meccanismi di riconsolidamento, è stato pensato di sfruttare questo principio anche nel caso delle memorie intrusive. In altri termini si pensa di usarne tale principio per abbassarne il potere. Gli autori hanno ipotizzato che un intervento cognitivo a sessione singola, effettuato dopo tre giorni dal trauma, potrebbe essere in grado di ridurre l’insorgenza della memoria traumatica. Nella fattispecie l’intervento cognitivo è consistito nello svolgimento di un’attivitá di promemoria più una sessione di gioco del tetris. Vi erano due gruppi di controllo: uno faceva solo l’attivitá di promemoria e un altro oltre all’attività di promemoria svolgeva il gioco (Kessler et al., 2019). Il limite dello studio è di essere effettuato su persone sane, a cui viene fatto vedere un film che potrebbe creare un disturbo post traumatico da stress. Si tratta, quindi, di un disturbo creato sperimentalmente, e secondo il DSM 5 non è possibile porre questa diagnosi e questo è un limite.
Tuttavia, questa condizione ci consente di avere una baseline, perché dalla visione del film vi sono tre giorni in cui si compila un diario di osservazione. Dopo la presentazione degli spunti di promemoria del film, sono stati randomizzati e hanno così costituito i tre gruppi. Successivamente questi tre gruppi hanno continuato a compilare il diario per ulteriori tre giorni. Il gruppo che ha subito meno di tutti l’intrusione degli eventi traumatici è stato il gruppo che, oltre all’attività di promemoria, ha giovato anche al tetris. Invece, le persone che hanno subito più intrusione dell’evento traumatico è stato il gruppo di controllo che ha svolto solo l’attività di promemoria (Kessler et al., 2019). Sono comunque necessari, ulteriori studi, per capire se questi risultati sono trasferibili alle persone che hanno questa patologia, poiché se così fosse si potrebbe intervenire in tutte le possibili situazioni a rischio, tipo terremoti e altri tipi di catastrofe.
Riferimenti bibliografici
A.P.A. (2014). DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.
Harricharan, S., Nicholson, A. A., Thome, J.,Densmore, M., McKinnon, M.C., Théberge, J., et al. (2019). PTSD and its dissociative subtype through the lens of the insulsa: Anterior and posterior insulsa resting-state functional connectivity and its predictive validity using machine learning. Psychophysiology.
Kessler, H., Schmidt, A.L., James, E.L., Blackwell, S.E., von Rauchaupt, M. & Harren, k. (2019). Visuospatial computer game play after memory reminder delivered three darsi after a traumatic film reduced tue number of intrusive memorie of tre experimental trauma. J behav ther exp psychiatry.



