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La vita di Nicolaj Kalmakov

Nel 1962 Bertrand Collin e Georges Martin, due importanti collezionisti d’arte, trovano al mercato delle pulci vicino Saint-Denis un curioso gruppo di tele caratterizzate da un’ossessione per il martirio, l’ascetismo e la sessualità. Sono una quarantina di dipinti opera dell’artista russo Nicolaj Kalmakov (più noto come Nicholas Kalmakoff), le cui faccende esistenziali e artistiche sono ancora avvolte da un alone di incertezza, perché ricostruite sulla base di racconti di alcuni conoscenti.

Nicholas Kalmakoff

Nicholas Kalmakoff

Nicholas nasce in una nobile famiglia russa a Nervi, in Italia, nel 1873. Giovanissimo si trasferisce a San Pietroburgo dove inizia la sua attività artistica nell’ambito delle nuove ricerche ed espressioni simboliste. La sua produzione trova presto materiale di ispirazione nella demonologia: entra, infatti. a far parte di una particolare setta che condiziona la sua intera opera. È la setta degli Skopzi – termine traducibile con “circoncisi” o “castrati” – che si impegnava a combattere la lussuria, fonte di tutti i mali, con l’astinenza, l’ascetismo e in casi estremi con l’evirazione degli adepti.

Personaggio eccentrico, un po’ dandy, Kalmakoff è sempre elegante, dall’aspetto calmo e controllato, ma nasconde delle passioni represse che presto lo travolgeranno: non riuscirà a praticare a lungo l’astinenza. Tre anni dopo la rivoluzione fugge dalla Russia, abbandonando la moglie, i figli e le presunte molteplici amanti. Trascorre del tempo ad Helsinki per poi trasferirsi in Francia. Il contatto con il satanismo trascina la sua mente nell’ossessione di dover mostrare attraverso le sue opere il male presente nel mondo. Così passa i suoi anni francesi, in semi-povertà e in disparte in una camera d’hotel, finché non viene accolto in un ospizio per indigenti. Nel 1955, quando la sua mente è ormai confusa, disorientata e contorta, muore. Artista visionario e maledetto, Nicholas Kalmakoff cade nel dimenticatoio per 37 anni e oggi la sua arte così disturbante è tornata ad incuriosire.

Rebel Angel

Rebel Angel

La presenza del male

Gli ideali spirituali della setta a cui aderisce Nicholas lo spingono a un ascetismo estremo che pian piano provoca un effetto opposto. Tutto ciò che l’artista ha represso esplode anche nelle sue opere con una profusione di erotismo e con una costante presenza demoniaca. In verità l’ossessione per il diavolo risalirebbe alla sua infanzia: l’artista ha raccontato che da piccolo aveva una governante tedesca che amava leggergli le fiabe dei fratelli Grimm. La sua immaginazione infantile ne risentì tanto che era solito nascondersi nella stanza più buia della casa per chiedere a Satana di apparire. All’età di 32 anni è ormai convinto di vederlo davvero. Una volta, l’attore Alexander Mgebrov era andato a fargli visita e Kalmakoff gli aveva sussurrato misteriosamente all’orecchio che da tempo stava cercando di dipingere il diavolo. L’attore spiega che con uno strano luccichio negli occhi gli aveva detto “Rimango sveglio fino a tarda notte e aspetto. Ho intravisto gli occhi …la coda … anche i suoi zoccoli … ma non l’ho ancora visto del tutto”.

The Darkness

The Darkness

L’artista aveva mostrato a Mgebrov “una varietà affascinante e spaventosa di schizzi” ed era “assolutamente certo che quelle fossero cose che aveva visto”. In un dipinto del 1923 Satana appare in mezzo a strane creature, in particolare spicca in primo piano un serpente attorcigliato. Il diavolo, raffigurato con un possente corpo umano e con il cranio di una capra coronata da ali di pipistrello, siede dietro un altare da cui si sprigiona un’intensa luce che ne copre il sesso. È una scena dal forte significato simbolico: Nicholas sta così castrando il diavolo stesso, che è la vera origine della lussuria e di tutti i suoi mali. In The Darkness, una delle opere più oscure, un potente serpente srotola il suo corpo e solleva la testa (un teschio ghignante) per osservare la terra desolata che governa, mentre il sole tramonta all’orizzonte rosso sangue.

 

Misoginia e misantropia

The wife of Satan

The wife of Satan

Le sue convinzioni ascetiche conducono l’artista alla misoginia: la donna è l’incarnazione del male e come tale deve essere rappresentata. Questo tema abbonda nelle sue opere e si fonde con un intenso erotismo. Sempre Mgebrov ammette che la sensualità travolgente che si sprigiona è da ricondurre a Satana, che ne è la fonte demoniaca. In The Wife of Satan (1919) la donna, sdegnosa e sprezzante, è alla bocca dell’Inferno con le braccia conserte. È incorniciata dalle corna e dalle ali uncinate di Ade e alle sue spalle ardono le fiamme infernali. Un velo da vedova nera nasconde l’espressione del viso, ma gli occhi feroci e turbanti fissano l’osservatore con risentimento. Kalmakoff si è abbandonato alle sue allucinazioni: si isola nella soffitta di un piccolo hotel, l’unica dimora che ormai può permettersi, si allontana dai suoi amici, alcuni dei quali lo ricorderanno come una persona sgradevole. Altri racconteranno dei suoi scatti d’ira contro i compatrioti che definiva “sporchi russi” la cui lingua era per lui “abominevole”.

Arroganza, misantropia e rifiuto di esporre le sue opere lo emarginano, ormai convinto di essere circondato da idioti e esseri inferiori, incapaci di comprendere l’ampiezza della sua visione, la potenza del suo essere visionario. L’avanzare dell’età accentua il suo malessere mentale. A 68 anni entra nell’ospizio a nord di Parigi e non dipingerà più. Le infermiere ricordano che trascorreva le giornate ad affilare un coltello. Uno degli ultimi amici rimasti, quando va a fargli visita, lo trova in uno stato di completa dissociazione dalla realtà.

In una lettera del 1950 Nicolas scrive: “Qui, la vita continua, come sempre, molto lentamente, un’esistenza quasi vegetale. Mi annoio circondato da un’orda di orangotanghi, banali all’estremo, che offrono uno spettacolo disgustoso. Psicologicamente rimangono vacui, stupidi, superstiziosi, ignoranti e analfabeti […] devo fare uno sforzo per trattenere il mio disgusto e la mia avversione nei loro confronti. Domino la disperazione che mi prende ogni volta che scandaglio le vere profondità dell’abisso mentale manifestarsi in questi bruti.”

 

 

 

Riferimenti bibliografici

Per le citazioni: CARUNA (2004). Kalmakoff: The forgotten visionary, in «Visionary Revue». Paris

AA.VV. (1986). Kalmakoff : l’ange de l’abîme, 1873-1955. Paris:Musée-galerie de la SEITA

 

 

Immagini

Foto Nicolaj Kalmakov

Satan, 1923

The Wife of Satan, 1919

Rebel Angel, s.d.