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Fenomeni inspiegabili e realtà virtuali incontrollabili

Dall’avvento delle nuove tecnologie siamo stati sommersi da fenomeni nuovi e sconcertati: fake news, sedute spiritiche online, siti pro anoressia, “giochi” che istigano al suicidio, sexting, cyberbullismo e ancora tanti altri fenomeni non molto conosciuti. Il passo dal virtuale al reale è breve e le persone cadono in questa realtà ipotetica e ipotizzata da qualcuno che si gode lo spettacolo mentre adolescenti si tolgono la vita o hanno crisi psicotiche, poiché credono di vedere i fantasmi e i demoni o smettono di nutrirsi sino a provocarsi la morte. Sembra esserci un disegno molto ampio nella mente di coloro i quali ideano tali “giochi” che giochi non sono, i così detti consigli per resistere alla fame o per procurarsi tagli sul braccio, professati da chi sta dietro uno schermo e che si spinge oltre, sempre più oltre, condotto da chi accetta di partecipare al gioco fino alla fine e di seguire tutte le regole.

Il disegno? Il perché? Il motivo che comporta morti assurde e inspiegabili? Non c’è una sola spiegazione a tali eventi ma tante piccole storie che messe insieme compongono un po’ della verità che i social, i media e giornali possono concederci. Dal Blue Whale Game, a Charlie Charlie a Momo! Attenti a Momo è l’ultima orrorifica moda che circola fra le inquietanti realtà che coinvolgono le persone che stanno in rete. Un vero è proprio rischio ricevere un sms da Momo, utente che ti contatta su WhatsApp con un numero d’origine che ha più prefissi (+57  +81)  e che mostra come immagine di profilo il volto smunto e smagrito di una donna dai capelli neri che ti fissa con gli occhi completamente sgranati e infossati.

Catena di sant’ Antonio, creepypasta social o invito alla paura?

In realtà Momo è una catena di sant’Antonio che si comporta come un vero è proprio virus infestante, in quanto, nonostante non contenga malware né nasconda tentativi di phishing, infesta i nostri telefonini e ci costringe a non spezzare la catena se non vogliamo essere perseguitati da foto raccapriccianti e minacce. Momo non vuole rubare i nostri dati sensibili né mettere a rischio con virus i nostri telefoni ma unicamente giocare sadicamente con l’utente, il quale oltre a essere spaventato da questo personaggio inquietate, è anche costretto a girare a sua volta la catena di san’ Antonio e quindi a partecipare, suo malgrado, al gioco.

Definita una creepypasta, la storia di Momo si annovera tra le leggende metropolitane del web; infatti molte news raccontano che queste storie nascono da un utente o più utenti che decidono di mettere in rete in forma anonima una storia, o personaggio con il solo scopo di spaventare la popolazione virtuale. Tutto ciò che suscita terrore, stupore, ammirazione o una qualsiasi emozione forte, diventa subito virale e da qui nasce la leggenda che si espande dalla rete, ai social, al profili WhatsApp a You tube e si diffonde fino a diventare realtà. Esattamente come nel caso del già citato Blue Whale Game, nato con l’intento di creare una vera e propria psicoterapia al contrario, un condizionamento che ha lo scopo di istigare al suicidio un target specifico di utenti, Momo ci tocca nelle nostre paure e ci porta ad agire questa sensazione e a vivere l’emozione del terrore, partecipandovi. Molti utenti hanno ricreato Momo attraverso WhatsApp, costruendo profili falsi con l’immagine della donna deturpata, hanno cominciato a contattare utenti e a spaventarli. Il fenomeno non deve essere vero per essere riproducibile, basta che le persone ci credano per renderlo virale e quasi immortale.

Ipotesi su Momo, la leggenda sulla leggenda e poi il marketing…

Alcuni pensano che il volto della donna sia quello dell’attrice Shelley Duvall nel film Shining; altri pensano sia invece un fantasma giapponese la cui statua è stata esposta in un museo in Giappone durante un’esposizione a tematica horror. L’aspetto poco citato riguarda il fatto che questo Momo, qualsiasi sia la sua origine, si racconta nascere per istigare al suicidio, esattamente come il Blue Whale Game. Il gioco inizia nel momento in cui si aggiunge Momo ai propri contatti e si comincia a chattare.

Secondo un’altra versione della storia infatti tutto è nato da una ragazza la quale ha postato la foto di Momo su Instagram sfidando gli utenti a contattarla, per poi inviare loro foto terrificanti e audio contenenti inviti espliciti al suicidio. La convinzione che si tratti di profili nati per istigare al suicidio deriva dal caso tragico di una ragazza di Buenos Aires trovata morta impiccata ad un albero nel giardino di casa. Le dinamiche della morte sono poco chiare e nel telefono della ragazza è stato trovato un video che risale a poco prima della morte e che sembra essere collegato alla stessa; le ipotesi di cyberbullismo sono quelle più accreditate tuttavia non si esclude un collegamento fra Momo e l’istigazione al suicidio.

La storia non finisce qui ma si intrica ancora di più, Momo non solo istiga al suicidio ma rappresenterebbe lo spirito di una donna morta tragicamente e che chiede aiuto, ossia un ubume, che nella cultura giapponese è identificato come uccello e reincarnazione femminile di una donna morta di parto. La figura completa di Momo, non considerando la foto di profilo di Whatapps che contiene solo il volto, è in effetti rappresentata da due zampe di uccello innestate in un busto di donna e il volto è oblungo come il becco di un volatile. In realtà c’è una terza versione della storia di Momo, ossia una strategia d marketing che serve a recuperare attraverso l’attrattiva della paura e della leggenda metropolitana numeri di utenti, soprattutto giovanissimi per poi riverderli. Sono teorie, leggende e storie, la verità è lontana dall’essere resa pubblica, tuttavia ciò che è certo è che anche se i tempi e i mezzi cambiano, il fascino verso ciò che è sconosciuto è sempre presente.

Riferimenti bibliografici

Mizuki, S. (2015). Enciclopedia degli spiriti giapponesi. Kappalab

Buenos Aires Times (2018).Police suspect 12-year-old girl’s suicide linked to WhatsApp terror game Momo.

 

 

 

Valeria Saladino

Founder di Psicotypo e Presidente di Psicotypo ODV