Ricovero per crisi nervosa
Viene ricoverata all’ ospedale pediatrico Santobono un’adolescente in preda a una crisi di nervi. Si scopre poco dopo che aveva partecipato a un gioco online, un gioco che iniziava con una semplice domanda “Charlie, ci sei? Charlie, possiamo giocare?”. Può sembrare un gioco innocuo, in realtà mina la sensibilità di coloro i quali ci giocano. Il gioco di Charlie è un gioco esoterico che simula una seduta spiritica online. Secondo le regole del gioco lo scopo sarebbe evocare un demone di nome Charlie, il quale comunica attraverso una croce costruita con due matite posate su un pezzo di carta a formare un quadrante sul quale sono riportate le risposte “Si” e “No”.
Questo rituale, apparentemente solo un gioco, dilaga nel web e fra i social provocando non poche reazioni psicotiche nei ragazzi più suggestionabili. In alcune scuole è stato anche vietato per evitare ulteriori ricoveri in ospedale e altri interventi del 118. La dottoressa che ha soccorso l’adolescente ricoverata racconta di non aver mai visto una crisi del genere e che la ragazza era sconvolta e in preda a un turbamento implacabile. Quello che sembrava un fenomeno isolato in realtà vede altri ricoveri di altri adolescenti in preda anch’essi a crisi nervose e psicotiche.
Solo uno stupido gioco?
Si parla di abbandono da parte dei genitori ai pericoli del web, di fragilità psichica degli adolescenti che si affacciano adesso al mondo dei social, dei lati oscuri che pervadono la nostra realtà virtuale ogni istante in cui siamo connessi. In realtà cosa provoca questo attaccamento e questa credenza cosi forte a ciò che il web propone? Perché i giovani ma anche gli adulti tendono ad avere fiducia nel web? Analizzando il fenomeno del gioco di Charlie è possibile trovare delle assonanze con il gioco della Blue Whale Game che ha condotto molti ragazzi al suicidio o delle fake news che generano il dubbio e una sempre crescente paranoia nei confronti dei social e dei media, degli hikikomori che si chiudono in casa e vivono nel web, del grooming, del cyberbullismo, del revenge porn e del sexting.
La fragilità emotiva e psicologica si coltiva ormai da diversi anni, da quando la nuova realtà, ossia la realtà 2.0 ha preso il posto della vecchia realtà, quella che si tocca e si vive. Il gioco di Charlie nasce con il nome di Charlie Challenge e si pensa risalire ad una pratica messicana che consiste nell’evocare lo spirito di un bambino se non un demone attraverso una comunicazione a distanza. Questa tipologia di comunicazione ricorda le tavole spiritiche o ouija, il cui nome deriva dal “si” francese e tedesco, usate da medium e spiritisti per comunicare con i defunti o con delle entità superiori. Sono in molti a preoccuparsi della reale possibilità di provocare fenomeni paranormali ma vi sono spiegazioni scientifiche e metodologiche che provano l’impossibilità di comunicare realmente con un defunto o un’entità attraverso il gioco di Charlie Challenge.
Metodologia della seduta
Le risposte ottenute attraverso il gioco di Charlie Challenge rischiano di essere poco attendibili per la questione del metodo. Infatti, quando si pone una domanda e si attende la risposta, la matita superiore dovrebbe fare da ago della bussola e andare verso il “si” o verso il “no” ma quel movimento potrebbe essere provocato da troppe variabili, ad esempio da movimenti muscolari involontari o da uno spostamento d’aria. Quando il contesto non è controllato dallo sperimentatore e ci sono troppe varianti causali il risultato è l’annullamento dell’efficacia dello stesso.
Esistono varianti del passato del gioco di Charlie Challenge, oltre al gioco del bicchierino, vediamo anche il gioco da tavolo della Parker Brothers, ossia i medesimi del Monopoli. Un altro esempio è il gioco nato su you tube nel 2014 “Jugando Charly Charlie” gioco che consisteva nel porre in equilibrio due matite. Credere o meno a ciò che ci si prospetta diventa una scelta analitica che ognuno di noi compie in base a ciò che conosce e a ciò che vorrebbe scoprire. Il gioco di Charlie è l’ennesimo esempio di moda virale e di perdita del controllo su un modo che pensiamo di poter gestire. Il 2.0 ha la grande capacità di superare tutte le barriere di lingua, conoscenza, cultura, spazio e tempo, è l’arma più potente che possediamo.
Riferimenti bibliografici
Polidoro, M. (1995). Viaggio tra gli spiriti. Indagine sui fenomeni dello spiritismo.
CICAP- Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze




