“La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto” Albert Einstein
Amico immaginario: un viaggio interiore nel mondo del bambino
Nel primissimo periodo dell’infanzia, molti bambini iniziano ad esplorare il mondo esterno costruendosi un amico immaginario, il quale comincia ad esistere intorno ai 4 anni, per poi sparire definitivamente dopo i 10 anni. L’amico immaginario prende anche il nome di “amico fantasma”: un essere invisibile – a noi – ma perfettamente identificabile dal bambino, il quale lo considera il proprio confidente. E’ un amico con cui si gioca, ci si confida, e delle volte ci si litiga; ciò permette ai bambini di ripensare alle proprie esperienze, di rielaborarle, ed infine di trasformarle in qualcosa di migliore. Un amico immaginario può essere invisibile, creazione della pura fantasia, oppure può assumere una forma concreta e tangibile: può essere il peluche che il bambino si porta a letto prima di andare a dormire, il proprio giocattolo, o addirittura un animale domestico. Nel corso del tempo, il concetto di “amico immaginario” è stato oggetto di studio da parte di numerosi psicologi dell’infanzia. Prima degli anni ’90, gli psicologi affermavano che gli amici immaginari fossero segno evidente di gravi problemi psicologici nel bambino.
Si pensava ad una vera e propria malattia psichiatrica: secondo gli psichiatri, gli infanti che intrattenevano rapporti con amici immaginari soffrivano di schizofrenia, un chiaro ed evidente segno di allucinazione. Ad oggi, invece, gli psicologi hanno introdotto un nuovo concetto, collegato all’amico fantasma: il concetto del Sé. Ogni giorno, e durante tutto il corso dello sviluppo dell’infanzia, l’individuo svolge un lavoro inconscio per costruire la propria identità: il Sé. È un processo che dura nell’arco del tempo e che inizia con il processo della differenziazione, l’acquisizione consapevole di essere un’identità unica e separata sia dalla famiglia che dalla società stessa, caratterizzata da bisogni propri. Nella costruzione del Sé, il soggetto inizia ad imparare la sua appartenenza al genere maschile o femminile, ed a sviluppare l’autostima, la considerazione positiva e negativa che si ha di se stessi. Successivamente, intorno ai 4-5 anni, i bambini acquisiscono il linguaggio per comunicare i loro bisogni, facilitando la comprensione tra loro ed il mondo esterno. Il concetto del Sé prende forma nella nascita, si rafforza durante l’infanzia e l’adolescenza attraverso la conoscenza delle proprie abilità e si concretizza con la creazione di rapporti di amicizia… anche immaginari.
Qual è la funzione dell’amico immaginario?
Durante i suoi studi sui bambini, Jean Piaget – psicologo infantile e pedagogista – attribuì un ruolo fondamentale dell’amico immaginario nell’evoluzione socio-cognitiva del bambino attraverso le osservazioni condotte sulla sua primogenita. Grazie a questo studio, egli aveva attribuito diverse funzioni alle situazioni che si presentavano quando la bambina colloquiava con il proprio amico immaginario:
- Funzione consolatoria: il bambino confessa all’amico immaginario i propri segreti, anche quelli più reconditi, e questo ha il ruolo di ascoltare senza giudicare
- Funzione compensatoria: i bambini vivono con il proprio compagno di giochi momenti magici, nelle quali sono liberi di compiere azioni impossibili o addirittura proibite in altre situazioni.
- Funzione moralizzatrice: per il bambino il proprio amico immaginario, oltre ad essere un compagno fedele, è anche un critico giudice. Egli, infatti, è in grado di criticare le azioni scorrette dell’infante, spingendolo a migliorarsi giorno dopo giorno al fine di non commettere di nuovo gli stessi errori.
- Funzione di stimolo: la presenza dell’amico immaginario è uno stimolo per il bambino al fine di costruire nuovi rapporti con il gruppo dei pari attraverso la socializzazione.
Secondo Jean Piaget l’amico immaginario è un vero e proprio “banco di prova” grazie al quale il bambino riesce ad analizzare e affinare le proprie competenze e le proprie caratteristiche senza ledere né la sua autostima, né l’immagine che egli ha di sé. Ad ogni modo, i bambini che interagiscono con gli amici immaginari sono pienamente consapevoli del fatto che questi amici non sono reali e che, prima o poi, spariranno. Egli, infatti, è in grado di controllare quel limite sottile tra realtà e immaginazione. Una domanda che in molti si sono posti è: “Come è possibile che i bambini si creano amici immaginari e con loro condividono molti momenti, anche prolungati nel corso della loro crescita?”. La risposta è molto semplice: grazie a questa “proiezione esteriore del proprio Io”, il bambino riesce a strutturare la sua realtà interna, attraverso l’uso della fantasia, per poi successivamente sperimentare la realtà esterna. Di solito, dopo i 10 anni, l’amico immaginario svanisce; il bambino è diventato capace di fronteggiare il mondo esterno autonomamente e non ha più bisogno di quella compagnia che, seppur invisibile ma estremamente affidabile, lo aiutava ad affrontare ciò che lo circondava.
Come ci si deve comportare? Consigli pratici per i genitori
E’ assolutamente fondamentale che il genitore non debba trasmettere i propri dubbi al figlio circa l’esistenza dell’amico immaginario. I bambini non devono sentirsi presi in giro per questo ed il papà e la mamma non devono cercare in tutti i modi di spiegarli che questa presenza è irreale e che quindi non esiste.
I genitori devono ricordarsi che:
- Non bisogna ridicolizzare questa amicizia usando frasi come “Stai parlando con il muro”, “È una cosa stupida”, “L’amico immaginario non esiste”. Il bambino si sentirebbe umiliato dai suoi affetti più cari, mamma e papà, correndo il rischio che si possa chiudere in se stesso, evitando in futuro di confidarsi con loro.
- Se il bambino vi invita a partecipare alla sua conversazione con il suo amico immaginario, bisogna prendere parte al gioco ed assecondarlo, facendo sì che il piccolo si renda conto che anche voi siete in grado di comprenderlo. Questo è un ottimo metodo per capire molte cose sui propri figli.
- Il bambino si confida con il suo amico immaginario, lo considera un vero e proprio diario segreto. Per questo, è fortemente consigliato che i genitori non forzino il proprio figlio a confidare gli stessi segreti che dice al proprio amico. Sarà lui, quando e se si sentirà pronto, a dire voi le sue confidenze.
La presenza di un amico immaginario non è sintomo di un disagio nel bambino, ne di un particolare disturbo manifestato. Fa semplicemente parte del suo normale processo di crescita e, in quanto tale, va rispettata e non forzata a farla passare; il bambino deve essere libero di sperimentare se stesso e di responsabilizzarsi autonomamente, correggendo i suoi “difetti” e migliorando dai suoi errori. E voi… lo avevate un amico immaginario?
Riferimenti bibliografici
Camaioni, L., Di Blasio, P. (2002). Psicologia dello sviluppo. Bologna: Il Mulino
Taylor, M. (2001). I compagni immaginari e i bambini che li creano. Oxford :Oxford University




