Che cos’è la cannabis light?
La cannabis light è una sostanza ricavata dalle piante femminili di Canapa Light Sativa, appositamente selezionate poiché contenenti un alto livello di CBD (Cannabidiolo), ovvero il principio non psicoattivo che crea un effetto sedativo, e un basso livello di THC (Tetraidrocannabinolo), uno dei principi attivi della cannabis in grado di interferire con il funzionamento corporeo, dando origine a sintomi somatici e psichici. Secondo la Legge italiana, la cannabis risulta essere legale solo se al suo interno sono presenti livelli maggiori allo 0,2% di THC, ed è proprio per questo che la cannabis light può essere commercializzata e di conseguenza acquistata, dal momento che non supera tale percentuale. La cannabis light si può attualmente acquistare in Italia su alcuni specifici portali web, oppure ci si può recare da rivenditori autorizzati che si trovano in tutte le regioni (attualmente sono circa 300 ma la lista è in costante aggiornamento). I prezzi variano a seconda della qualità della sostanza e, ovviamente, in base al peso.
La prima azienda a commercializzare la cannabis light in Italia è stata la EasyJoint, oggi leader nella vendita del prodotto. In Italia a partire dal 14/01/2017 è entrata in vigore la Legge n.242 del 2/12/2016, che ammette come legale la coltivazione della canapa contenente livelli di THC compresi fra lo 0,2 e lo 0,6 ai fini della produzione di alimenti, materie prime biodegradabili, cosmetici e semilavorati innovativi. Nella suddetta legge, però, non viene in alcun modo menzionato l’utilizzo della cannabis per usi ricreativi, ad esempio fumandola. Questa omissione ha creato molta confusione, senza certamente influire sul commercio che è derivato da tale sostanza, ma ponendo gli acquirenti che comprano la cannabis per fumarla in una posizione delicata. Infatti, allo stato delle cose, non esiste una legge che autorizzi la vendita per scopi ricreativi, ma allo stesso tempo non ne esiste nemmeno una che lo vieti.
Effetti, rischi e controindicazioni
Nel parere del Consiglio Superiore di Sanità si legge che: «La biodisponibilità di THC anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, THC e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine». Oltre a questo, viene precisato che: «non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come “sicura” e “priva di effetti collaterali” si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)».
Per tutti questi motivi, la cannabis light, nonostante i suoi bassi livelli di THC, può portare a dei rischi e delle controindicazioni derivanti dal suo uso. Infatti, i livelli di THC sono bassi, ma non inesistenti e, a causa dell’assenza di studi sull’uso a lungo termine di questa sostanza, non possiamo prevedere quali possano essere le sue ripercussioni. Anche se in basse concentrazioni, il THC rimane una sostanza psicotropa ed i potenziali rischi sono soprattutto per i bambini e gli adolescenti, in cui lo sviluppo cerebrale è ancora in corso, e nelle donne in gravidanza, poiché potrebbe causare ripercussioni nefaste sul feto. Non avendo dati, non si può escludere, infatti, che un accumulo del principio attivo nel tempo possa andare ad intaccare la struttura cerebrale dei consumatori, in particolare riducendo lo spessore della corteccia, sede delle funzioni cognitive superiori. Altro aspetto a cui bisogna prestare attenzione è alle assunzioni accidentali da parte di bambini molto piccoli, che possono incorrere in una vera e propria un’intossicazione.
Quali sono le differenze fra Cannabis Light e Cannabis Terapeutica?
La cannabis terapeutica, a differenza della cannabis light, differisce principalmente per la quantità di THC e CBD al suo interno. È principalmente per questa differenza che la cannabis terapeutica può essere considerata a tutti gli effetti un farmaco in grado di contrastare nausea, vomito, mancanza di appetito nei pazienti sottoposti a chemioterapia e, inoltre, può essere utilizzata nel controllo in casi di dolore irriducibile, problemi cronici del sistema nervoso centrale (forme di epilessia e tremori del Parkinson), oltre che per forme reumatiche autoimmuni, per la SLA, per i dolori da spasticità muscolare e nei casi di fibromialgia. Tale effetto può essere raggiunto solo attraverso l’assunzione di cannabis con concentrazioni di THC e CBD ben precise (dal 5 all’8%) e, soprattutto, soltanto dopo previa consultazione di un medico. «Nelle nostre serre coltiviamo le talee con metodi rigorosi e le trasformiamo seguendo i rigidi protocolli dell’Agenzia italiana del farmaco», spiega il colonnello Antonio Medica, direttore dell’Istituto Farmaceutico Militare con sede a Firenze. E quando le infiorescenze sono pronte? «È il farmacista a trasformare il prodotto in olio da usare in gocce, o a suddividere le foglioline in “cartine” da 200 mg, utilizzabili in decotti o con un vaporizzatore».
Dal 2 maggio 2011 la Toscana viene incontro ai pazienti che fanno richiesta di farmaci cannabinoidi, seguita dal Veneto e dalla Liguria che nell’estate 2012 ha approvato una legge per l’erogazione di queste medicine per scopi terapeutici; le Marche, anche in Friuli Venezia Giulia in cui viene concessa a carico del Sistema Sanitario Regionale, e infine la Puglia, garantiscono il rimborso delle cure a base di derivati da cannabinoidi. In conclusione, nonostante siano stati fatti tanti passi in avanti e tanti ancora ne siano in atto, è importante sottolineare che, ad oggi, in Italia è illegale fumare cannabis light, reato questo perseguibile con una sanzione amministrativa. Nonostante gli effetti “benefici” e rilassanti della sostanza, secondo gli esperti non bisogna, però, sottovalutare il nesso esistente tra la sostanza, le caratteristiche intrinseche del consumatore e le modalità di assunzione e, soprattutto, i rischi associati alla combustione. Da non confondere, infine, la cannabis light con la cannabis terapeutica, utilizzata come farmaco alternativo ai farmaci “di prima scelta” quando questi risultano inefficaci.
Riferimenti bibliografici
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/12/30/16G00258/sg
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/11/30/15A08888/sg
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2761_allegato.pdf



