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Violenze sul luogo di lavoro

Anche quest’anno, come il 25 novembre di ogni anno, è stata celebrata la Giornata contro la violenza sulle donne. La Giornata è una ricorrenza che è stata istituita ormai quasi dieci anni fa, esattamente il 17 dicembre 1999, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione 54/134. Ogni 25 novembre i paesi sono invitati ad organizzare eventi ed iniziative al fine di sensibilizzare la propria cittadinanza sul tema della violenza contro le donne e il femminicidio. In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne appena trascorsa, ritengo sia giusto ricordare che la violenza non è solo fisica, non è solo quella che sfocia in femminicidi, aggressioni fisiche e sessuali, non è solo quella che lascia segni sul corpo, non è solo quella che avviene tra le mura domestiche o per strada, ma esiste anche una forma di violenza di tipo più silenzioso nei confronti delle donne, una forma di violenza non ancora totalmente conosciuta, una forma di violenza di cui non si è ancora ben informati: la violenza e le molestie sul luogo di lavoro.

A tal proposito tra le varie iniziative proposte in questa giornata contro la violenza sulle donne, è bene citare lo slogan scelto dalla Cgil “Donne libere dalla violenza nel lavoro”, proprio per sottolineare che anche sul posto di lavoro la donna può essere vittima di violenze fisiche, sessuali, verbali ed essere soggetta a discriminazioni, minacce e pregiudizi di vario tipo.

 

Dati statistici della violenza e delle molestie sui luoghi di lavoro

Secondo gli ultimi dati dell’Istat (2017), sono 1 milione 404 mila le donne tra 15 e 65 anni che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche sul luogo di lavoro, o da parte di un collega o di un datore di lavoro, o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Rappresentano l’8,9% delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Al momento dell’assunzione ne sono state colpite più frequentemente le donne impiegate (37,6%) o le lavoratrici nel settore del commercio e dei servizi (30,4%). La quota maggiore delle vittime, inoltre, lavora o cerca lavoro nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (20%) e in quello del lavoro domestico (18,2%).

Per quanto riguarda la localizzazione, il fenomeno sembra colpire particolarmente il Centro Italia, in particolare il Lazio e la Toscana, mentre per quanto riguarda l’età essere vittime sono spesso giovani donne (3,1% tra i 25 e i 34 anni di età, 3,3% tra le 35-44enni) e il 3,8% di laureate. Nella maggior parte dei casi, l’autore del ricatto è un uomo, spesso la stessa persona che ripete un atto quotidianamente (il 32,4%) o più volte alla settimana, in misura inferiore una volta a settimana (il 17,4%), mentre il 29,4% qualche volta al mese. Le dinamiche però non sono tutte uguali e variano anche a seconda dei settori. Nonostante gli ingenti numeri, soltanto lo 0,7 per cento lo denuncia alle forze dell’ordine, in quanto chi subisce ha una scarsa percezione della gravità dell’episodio (27,4%), non ha fiducia nelle forze dell’ordine (23,4%) o ha paura di essere giudicata e trattata male al momento della denuncia (12,7%) o perché la situazione si risolve in quanto le vittime rinunciano volontariamente a lavoro e carriera (33,8%).

 

Gli aspetti giuridici sulle molestie nei luoghi di lavoro

Fin qui sono state descritte statistiche e numeri, ma è necessario prendere in considerazione anche gli aspetti giuridici nei confronti di tale tematica. Facendo riferimento al Codice delle Pari Opportunità, è possibile estrapolare la seguente definizione di molestia. Dal punto di vista del lavoro, le molestie sono «quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo».

Al fine di ridurre tale fenomeno, la legge di bilancio del 2018, ha introdotto due misure innovative che sono andate a integrare il Codice delle Pari Opportunità, ossia il divieto di licenziamento dopo una denuncia per molestie e un incentivo per l’assunzione di donne vittime di violenza di genere da parte delle cooperative sociali. Secondo tale legge, chi subisce una molestia può presentare una denuncia penale, fare causa civile per il risarcimento del danno o rivolgersi al sindacato o alla consigliera di parità di riferimento andando sui siti regionali.

 

Gli interventi per ridurre il fenomeno delle molestie sul lavoro

Al fine di ridurre il fenomeno sulla violenza nel posto di lavoro, sarebbe necessario innanzitutto introdurre delle proposte di legge più severe per chi si rende autore di tale reato, e incentivare delle campagne di sensibilizzazione all’interno delle aziende, delle società pubbliche e private, e più in generale in ogni posto di lavoro. Sarebbe opportuno attivare degli sportelli di ascolto gratuito all’interno delle aziende, istituire la figura di uno psicologo specializzato su tali tematiche, organizzare meeting e riunioni al fine di sensibilizzare tutti i lavoratori sulle molestie nei luoghi di lavoro e, più in generale, tutelare e proteggere le donne lavoratrici da ogni forma di violenza, molestia e discriminazione sul posto di lavoro.

Purtroppo, nel 2018 sono ancora molti i pregiudizi nei confronti delle donne lavoratrici e troppa strada c’è da fare per ridurre il fenomeno della violenza di genere sul posto di lavoro, soprattutto se si guarda ai dati precedenti sulle violenze e sulle molestie e soprattutto se si guarda a forme più nascoste di molestie e discriminazioni come ad esempio il fatto che trovano più facilmente lavoro gli uomini rispetto alle donne, o che a parità di mansione hanno un guadagno economico maggiore gli uomini rispetto alle donne o che, in sede di un colloquio di lavoro, viene chiesto alle donne se sono sposate e se hanno figli.

 

Scritto da Eleonora Scappaticci, Psicologia del Lavoro e delle Risorse Umane