Le donne tra le più colpite
In un articolo del Fatto Quotidiano, a firma di Chiara Daina, si tratta dell’argomento dell’ultimo Rapporto sulla salute mentale in Italia, relativo al 2017, eseguito dal Ministero della Salute. Il dato che emerge è quello di un costante aumento dei problemi di salute mentale nella popolazione. Risultano 851000 gli italiani in cura, un aumento di oltre quarantamila unità rispetto all’anno precedente e oltre la metà sono donne. Nonostante una maggiore sensibilità rispetto al problema, e la diminuzione dei pregiudizi rispetto alla possibilità di andare da uno psicoterapeuta, la salute mentale risulta essere, ancora, affrontata in modo inefficace. Gli investimenti da parte delle istituzioni sono di debole entità e una delle inevitabili conseguenze è la scarsità di personale specializzato. Una stima della Società italiana di epidemiologia psichiatrica (Siep), ha evidenziato come la forza assistenziale in campo abbia soddisfatto solo poco più della metà, il 55,6%, del fabbisogno nazionale in merito ai problemi di disagio mentale.
Il Ministero della salute ha intercettato un’urgenza rispetto alla questione e ha istituito un tavolo tecnico sulla salute mentale. Si è riunito per la prima volta il 26 giugno scorso. Il presidente del Siep, Fabrizio Starace, e uno dei membri presenti all’incontro, ha dichiarato alla stampa che, dopo un vuoto istituzionale di quindici anni, i servizi psichiatrici sono tornati a far parte dell’agenda politica. Uno dei primi obiettivi sarà quello di una verifica dell’implementazione delle linee guida, la validità e la qualità dei percorsi di trattamento. Starace premette che sarà un lavoro molto duro, soprattutto nell’intercettare realtà in grado di applicare gli standard richiesti. Nei Centri di salute mentale gli interventi psicoterapici, fondamentali nella cura di ansia, depressione e schizofrenia, sono garantiti ad una persona su dieci. L’endemica scarsità di psicologi a disposizione, che comporta inevitabilmente lunghissime liste d’attesa, costringe a ricorrere all’esclusivo intervento farmacologico.
La salute mentale non può essere più trascurata
Il ministro della Salute Giulia Grillo, dopo la presentazione del Rapporto sulla salute mentale nel nostro Paese, si è augurata di ottenere i primi risultati a partire dal prossimo autunno. Non si può restare ancora inattivi, in un comparto della sanità trascurato da troppi anni. Il Ministro Grillo ha dichiarato che le malattie mentali compromettono ogni singolo aspetto della vita di una persona, con prospettive di guarigione dalle tempistiche molto lunghe e coinvolgendo in modo usurante la famiglia. La presa in carico del paziente è piena di complicazioni e richiede urgentemente nuovi investimenti, soprattutto in direzione nell’assistenza domiciliare e il supporto lavorativo. Dal rapporto emerge che le patologie diagnosticate sono legate al genere: nel sesso femminile si riscontrano in prevalenza disturbi nevrotici, affettivi e depressivi. Nel sesso maschile prevalgono disturbi schizofrenici, di personalità, abuso di sostanze e il ritardo mentale.
Un dato che colpisce è quello sulla depressione: il tasso di donne è quasi il doppio rispetto a quello degli uomini. Tra le donne 48,3 ogni diecimila abitanti; tra gli uomini 29,2. Gli interventi a domicilio sono ancora fortemente penalizzati, fermi al 7,9%. L’attività psicologica e psicoterapica si attesta più in basso, con il 6,5%. Altra nota dolente sono le spese per i farmaci: antidepressivi, antipsicotici e litio registrano i costi più elevati: per più di trentacinque milioni di confezioni ammonta una spesa di oltre trecentocinquanta milioni di euro lordi. In calo costante risultano i trattamenti sanitari obbligatori (tso): nel 2017 sono stati 7608, contro i 7963 del 2016 e gli 8289 del 2015. Starace critica fortemente l’uso spropositato che ancora si fa dei metodi di contenzione meccanica (la camicia di forza). Devono essere assolutamente ridotti, in quanto rappresentano una gravissima lesione dei diritti umani. Solo Emila Romagna e Lombardia risultano dotate di un registro per il monitoraggio di tali pratiche. Ma è fondamentale attivare un controllo su tutto il territorio nazionale per scongiurare fenomeni di abuso.
Diseguaglianza nei finanziamenti
Anche in questo contesto risulta una forte diseguaglianza dei finanziamenti tra Nord e Sud, come sottolineato dal direttore generale della programmazione sanitaria Claudio D’Amario. Un livellamento, verso l’alto, dei fondi da stanziare permetteranno di migliorare la formazione di medici e operatori di medicina generale, oltre alla promozione di progetti terapeutici personalizzati. Sono denominati “budget di salute” e permettono percorsi di cura mirati, specifici per il paziente e integrati con il contesto sociale di riferimento. Un progetto ben diverso dal welfare erogativo, portatore di un’assistenza discontinua e quindi meno incisiva. Primo passo è quello di effettuare nuove assunzioni tra gli operatori di settore, che tra il 2016 e il 2017 hanno perso circa tremila soggetti tra medici, infermieri, psicologi, educatori. Un quadro disarmante, quello delle malattie mentali in Italia. Nonostante il gran parlare, la costante presenza di psicoterapeuti, psichiatri, psicologi in tutti i media a grande diffusione, lo stato delle cose nella realtà è deficitario.
L’era della tecnologia mostra i suoi effetti collaterali proprio con il disagio psicologico che sempre più persone provano, in tutte le fasce d’età. Non stiamo dicendo nulla di nuovo, cogliamo soltanto l’occasione dataci da questo Rapporto, per ribadire l’importanza della salute mentale di un essere umano, la quale condiziona tutta la rete sociale a lui connessa, partendo dai familiari. Dovrebbe essere tre la priorità di uno Stato, quella del benessere fisico e mentale dei suoi cittadini, e non permettere una deriva così frustrante a causa di inefficienze patologiche legate a fenomeni, che ben conosciamo, della politica italiana e che non serve elencare. Ripartire dalle persone, quindi, assumendo forze nuove e preparate ad affrontare un male doloroso, complicato, spesso possibile solo da contenere, come quello dettato dal malessere mentale. Le persone sono il primo passo, non l’erogazione di cure farmacologiche e di qualche indennità, che si prendano in carico il paziente, educando anche i familiari ad un approccio costruttivo con chi soffre di determinati disturbi, non lasciandoli soli, in balia di consigli presi sul web e della propria interpretazione su come interagire con un parente depresso, ansioso, schizofrenico.




