Identikit degli ansiolitici
Il termine “ansiolitici” deriva dal greco e significa “ciò che scioglie l’ansia”; infatti, i farmaci che appartengono a questa classe hanno lo scopo di attenuare i sintomi dell’ansia e dell’angoscia, favoriscono inoltre il sonno (sono ipnoinducenti o sonniferi), hanno effetti sedativi e rilassano i muscoli (miorilassanti). La categoria biochimica che viene maggiormente utilizzata per la loro composizione è quella delle benzodiazepine, che hanno trovato il loro impiego a partire dagli anni ’60 nel trattamento dell’ansia, disturbi legati al sonno, epilessia e trattamento della sindrome da astinenza alcolica. Le benzodiazepine sono state utilizzate in sostituzione dei barbiturici, i quali sono stati rivalutati nel trattamento dei suddetti sintomi a causa della loro pericolosità e per il fatto che potessero creare dipendenza. Proprio per l’impiego delle benzodiazepine, la maggior parte dei farmaci ansiolitici termina con la parola “azepam”; fra i più conosciuti citiamo Alprazolam (Xanax, Frontal, Valeans, Mialin), Bromazepam (Lexotan, Compendium), Diazepam (Valium, Ansiolin, Tranquirit, Noan), Clordemetildiazepam (En), Lorazepam (Tavor, Control, Lorans), Lormetazepam o Metillorazepam (Noctamid, Minias), Ketazolam (Anseren), Clonazepam (Rivotril).
L’utilizzo delle benzodiazepine dovrebbe essere circoscritto e limitato nel tempo, sia per quanto riguarda il trattamento dei sintomi ansiosi, che nei disturbi del sonno. Il loro impiego trova notevoli successi nel Disturbo d’Ansia Generalizzata e nella Fobia Sociale, ma anche in altri tipi di fobie, nella Depressione con un’importante compresenza di sintomi ansiosi, nel Disturbo da Attacchi di Panico ed in alcuni casi nel Disturbo Ossessivo Compulsivo. In generale, è possibile affermare che è consigliato l’uso degli ansiolitici quando i livelli di ansia del paziente non permettono più il normale e sano funzionamento dello stesso in una o più aree della sua vita (relazioni, lavoro) e portano ad una compromissione sostanziale della qualità della vita del paziente. Gli effetti collaterali, nel caso in cui il paziente si attenga fermamente alle prescrizioni rispetto alla quantità stabilita dal professionista, posso riguardare principalmente sonnolenza, stanchezza, aumento di peso, riduzione del desiderio sessuale, difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, difficoltà a guidare, vertigini.
Il rischio della dipendenza
Come detto in precedenza, gli ansiolitici dovrebbero essere utilizzati per periodi brevi, seguendo uno scalaggio prescritto dal medico. Purtroppo, però, molte volte accade che tali farmaci vengano assunti per un periodo di tempo prolungato e senza ridurre le dosi. L’assunzione del farmaco, in questi casi, può portare a due diversi tipi di problemi: innanzitutto la difficoltà “psicologica” a fare a meno del farmaco per l’erronea convinzione che il farmaco sia in grado di controllare l’ansia e che, quindi, senza farmaco non sia possibile dormire o stare tranquilli; questa forma di legame simbiotico con il farmaco si potrebbe risolvere attraverso un giusto intervento sul disturbo di fondo, procedendo poi ad un graduale distacco. Un secondo tipo di problema riguarda la dipendenza vera e propria dal farmaco e, quindi, nell’uso del farmaco non tanto per scopi terapeutici, ma per l’incapacità di bloccare l’impulso all’assunzione dello stesso, come una vera e propria droga. In questo caso il farmaco viene preso in dosi sempre maggiori con episodi di intossicazione e, soprattutto, con una perdita di controllo sull’assunzione: il paziente assume il farmaco con l’aspettativa di raggiungere un effetto benefico ma, non avendo un pieno controllo sulle dosi, produce effetti tossici e degenera in un’abbuffata con effetti indesiderati.
Nel momento in cui l’ansiolitico viene sospeso bruscamente, possono presentarsi sintomi caratteristici dell’astinenza, ovvero agitazione e nervosismo, aggressività, un’accentuazione delle percezioni sensoriali (sensibilità eccessiva alla luce e ai colori, suoni percepiti come troppo forti, intolleranza al dolore). Un’assunzione prolungata di benzodiazepine può determinare una serie di effetti collaterali dati da un’intossicazione cronica, come ad esempio deficit di memoria, spasmi muscolari, disturbi dell’equilibrio, scoppi d’ira, impulsività, comportamenti violenti.
Il rischio di diventare dipendenti nel senso di tossicodipendenti è legato a diversi fattori: la durata e l’entità delle dosi assunte, il tipo di benzodiazepina, la predisposizione agli effetti euforizzanti.
Il soggetto dipendente da benzodiazepine assume gli stessi comportamenti di un dipendente da un’altra sostanza, infatti minimizza o nega le conseguenze negative della sostanza, cerca di accaparrarsi il farmaco falsificando ricette o corrompendo i sanitari ed impiega molto tempo a pensare alla sostanza o a ricercarla.
Italiani sempre più ansiosi?
Da quanto emerso in una ricerca svolta dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), il consumo di psicofarmaci nel 2017 è aumentato dell’8% rispetto all’anno precedente. Le benzodiazepine nello scorso anno sono stati i farmaci di classe C (a carico del cittadino) maggiormente venduti, arrivando ad un costo totale di 348 milioni di euro spesi. Si è speso per il trattamento dell’ansia più di quanto si spende per curare la disfunzione erettile, al secondo posto con 255 milioni di euro ed in contraccezione (preservativi esclusi), cioè 250 milioni di euro. Le benzodiazepine ad effetto ansiolitico e quelle ad effetto ipnotico rappresentano oltre il 90% del consumo della categoria e si collocano al primo e al quinto posto in termini di spesa tra le categorie di classe C (le prime in aumento del 6,9% rispetto al 2016 e le seconde dell’8,6%). Inoltre tra i primi venti principi attivi a maggior spesa per i farmaci di classe C con ricetta compaiono numerosi principi attivi appartenenti a questa classe: Lorazepam (Tavor), Alprazolam (Xanax), Lormetazepam (Minias), Bromazepam (Lexotan). Si riscontra, in aggiunta, che le Regioni del Sud con l’eccezione della Sardegna mostrano un consumo di benzodiazepine inferiore alla media nazionale e che Lombardia, Veneto e Lazio sono le Regioni con l’incremento più elevato rispetto all’anno precedente.
“È un campanello d’allarme che rappresenta una risposta a aumentati livelli di stress e disagio psichico nella quotidianità”, commenta Massimo Cozza, psichiatra e coordinatore del Dipartimento Salute Mentale Asl Rm2, il più grande d’Italia con un bacino d’utenza di circa 1,3 milioni di abitanti. A pesare, prosegue, “sono una crescente solitudine, un futuro incerto e una sempre maggiore incapacità di gestire le frustrazioni”. Queste medicine possono essere molto efficaci, ma non devono essere ritenute una cura. Gli ansiolitici possono fornire un temporaneo sollievo, ma non agiscono sulle cause sottostanti il disturbo d’ansia.
In conclusione, se da una parte i farmaci possono essere utili, non sono di certo la sola risposta. Ci sono altre strategie che possono essere utilizzate in aggiunta ai farmaci o in alternativa ad essi, ad esempio un percorso di psicoterapia che permetta al soggetto di fronteggiare le difficoltà della vita senza diventare schiavo di un farmaco.
Riferimenti bibliografici
https://www.istitutobeck.com/ansiolitici(24-11-2018)
http://www.psichiatriaedipendenze.it/sintomi-disturbi/sintomi-e-disturbi-da-abuso-di-ansiolitici/(24-11-2018)
http://www.aifa.gov.it/content/luso-dei-farmaci-italia-rapporto-osmed-2017(25-11-2018)




