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I dolori psicosomatici e la diagnosi

Il disturbo da sintomi somatici è inserito nella categoria diagnostica del DSM 5, disturbo da sintomi somatici e correlati. Le persone affette da tale disturbo presentano sintomi somatici che procurano alterazioni funzionali. È possibile che sia presente solo il dolore che può essere localizzato oppure potrebbero essere presenti sintomi generici, come la spossatezza. Per fare una diagnosi, non è sufficiente che non si trovi una spiegazione medica a tali sintomi. È opportuno, precisare che questa diagnosi può essere posta in comorbilità con una diagnosi medica. Inoltre, per poter porre la diagnosi è essenziale che questi sintomi somatici siano accompagnati da pensieri, sentimenti e comportamenti anormali (APA, 2014). Viene attribuito a questi sintomi un valore negativo e preoccupante per la propria salute. Queste persone ricercano una cura farmacologica a tali sintomi e solitamente non traggono  alcun giovamento da questa soluzione. Oltre ciò, chi soffre di tali sintomi manifesta spesso tutti gli effetti collaterali presenti nel bugiardino.

Il disturbo da sintomi somatici può insorgere a tutte l’età, anche se nei bambini non si manifesta la preoccupazione per la propria malattia. Di fatti, sono i genitori a decidere se è necessario consultare il medico.  Tale disturbo ha diversi fattori di rischio, tra cui quelli ambientali ossia una scarsa scolarizzazione e uno status socioeconomico basso, predicono una probabilità maggiore di sviluppare tale patologia (Ibidem). Questo dato potrebbe essere spiegato, considerando il fatto che queste persone sono meno educate a riconoscere e ad esprimere correttamente le proprie emozioni. Inoltre, gli eventi stressanti rappresentano un altro fattore di rischio ambientale per lo sviluppo di tale patologia. Per comprendere al meglio questo disturbo è fondamentale tenere conto della cultura di appartenenza e dell’unicità della singola persona. Le persone con tale disturbo possono esperire o fastidi generali o diversi dolori localizzati in parti specifiche del corpo. I disturbi più comuni sono: le cefalee, la sindrome del colon irritabile, i mal di pancia, i dolori muscolo-scheletrici e le fibromialgie.

 

La pancia,  il luogo di espressione delle emozioni

È frequente che le persone si rechino dal medico per ricevere una cura per i loro mal di pancia. Tuttavia, capita sempre più frequentemente che in realtà non sia presente nessuna causa organica e che quindi vengano inviati ai servizi di salute mentale. Questo irrita le persone che vogliono risolvere prontamente il loro problema. Queste persone hanno una patologia funzionale, ossia il dolore assolve una funzione ben precisa, quella di comunicare un disagio. Le situazioni stressanti possono portare a delle conseguenze anche sul piano fisico, soprattutto al livello intestinale. Quindi è pur vero che anche se non vi è una causa organica, la persona sperimenta degli effetti nell’apparato digerente. Nella fattispecie, la persona prova dolore durante la digestione, può avere diarrea, accelerazioni del colon, rallentamento nello svuotamento dello stomaco e alterazione della flora batterica.

Emerge chiaramente l’influenza reciproca della mente e del corpo. Infatti, dopo un’accurata anamnesi, si nota come tali sintomi sono connesse a vicende stressanti. È importante precisare che gli eventi non sono oggettivamente stressanti ma lo sono per la persona. Quindi questo parametro varia a seconda delle esperienze di vita della stessa. Con questa patologia il cervello agisce sul corpo. Nelle situazioni stressanti vi è un’attivazione cerebrale, si attiva la corteccia prefrontale ma anche il sistema limbico ed in particolare l’amigdala, che è deputata al controllo emozionale. Nello specifico, avviene che in una situazione stressante, l’amigdala si attiva, tuttavia la corteccia prefrontale agisce inibendola, in modo che le emozioni attivanti non perdurino per un tempo eccessivo. Tuttavia, se lo stress è cronico (distress), l’amigdala non viene più inibita e quindi non c’è un adattamento e si potrebbero presentarsi anche gravi conseguenze, soprattutto al livello intestinale (Pinnel, 2006).

 

Il legame tra mente e corpo

Le persone che non riescono ad esprimere le proprie emozioni, sono più a rischio di sviluppare disturbi somatici, senza che vi sia una causa organica. Questi sintomi partono dal cervello, infatti vi è un coinvolgimento di diversi ormoni. È importante sottolineare che possono esservi delle sovrapposizioni tra sintomi funzionali e sintomi organici. Tuttavia, non tutte le persone che vivono uno stressor, sviluppano dei problemi intestinali. Questo dipende dal fatto che le persone possano vivere in modo diverso gli eventi. Oltre a ciò, si possono avere dei messaggi diversi che si localizzano in posizioni diverse del corpo. Il cervello e l’intestino si inviano messaggi reciproci. Il cervello invia messaggi all’intestino e quest’ultimo ne invia altri al cervello e poi sulla base di questo che la persona può sperimentare disturbi intestinali oppure no. Anche il nervo vago, che innerva l’intestino, comunica al cervello, le condizioni in cui l’intestino si trova. Dopo spetta al cervello ricevere e interpretare tali segnali, per poi inviarne degli altri all’intestino.

L’ormone adrenocorticotropo (ACHT) è ritenuto essere l’ormone dello stress. Tale ormone viene rilasciato dall’adenoipofisi e consente alla corteccia surrenale di rilasciare glucocorticoidi. Quest’attivazione, spiega in parte le conseguenze che vengono prodotte dallo stress (Erickson et al., 2003). Inoltre, lo stress porta la midollare del surrene ad aumentare il rilascio di adrenalina e non adrenalina (Stanford et al.,1993). Questo sistema spiega i dolori addominali che le persone possono esperire per via delle situazioni stressanti. In pratica, quando la persona vive uno stress acuto, si attiva il sistema simpatico mentre il sistema parasimpatico viene inibito. Questo porta all’attivazione del nervo sacrale, mentre il nervo vago viene inibito, quindi la persona sente il bisogno impellente di andare in bagno. Infatti, il nervo vago controlla la vescica e la parte terminale del tubo digerente. Tutto questo, dimostra che il dolore, sentito dalla persona, è vero e coinvolge il corpo in maniera reale non solo percepita. Quindi diventa fondamentale educare i medici alla corretta comunicazione della diagnosi e spingere le persone a prendersi cura anche delle loro emozioni e della loro psiche.

Scritto da Concetta Rametta, laureata in psicologia clinica, esperta in neuropsicologia clinica: età evolutiva, adulti ed anziani

 

Riferimenti bibliografici

APA (2014). DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.

Pinnel, J.P.J. (2006). Psicobiologia. Bologna: Il Mulino.

Erickson, K., Drevets, W., & Schulkin, J. (2003). Glucocorticoid regulation of diverse cognitive functions in normal and pathological emotional states. Neuroscience and bio behavioural reviews, 27, 233-246.

Stanford, S.C., & Salomon, P. (1993). Stress: From synapse to syndrome. London: Academic Press.