Droga e famiglie assenti
Tra la notte di giovedì 18 e venerdì 19 Ottobre è stato rivenuto il cadavere della sedicenne. Il corpo martoriato della ragazza è stato ritrovato all’interno di uno stabile occupato, come riportato in un articolo del Post, in via dei Lucani nel centrale quartiere di San Lorenzo a Roma. Una morte violenta, perpetrata da un branco formato da immigrati. La testimonianza di un ragazzo senegalese, che avrebbe assistito, di nascosto, a parte della violenza su Desireè, conduce gli inquirenti su questa pista; sono state fermati due individui, anch’essi di origine senegalese, che non avrebbero i documenti in regola. Nel pomeriggio del 25 ottobre è stato tratto in arresto anche un nigeriano. Sono accusati di violenza sessuale di gruppo, spaccio di stupefacenti e omicidio volontario. Gli investigatori sono a caccia anche di un quarto uomo, già identificato.
Fatti di questo genere si ripetono con sempre maggior frequenza, purtroppo. Desireè è una ragazza di 16 anni, originaria di Cisterna di Latina, frequentava l’istituto agrario e aveva una situazione familiare disastrosa: genitori separati, affidata ai nonni e il padre denunciato per stalking. Da agosto, inoltre, Desireè era in cura al Sert, il servizio offerto dal sistema sanitario italiano per i soggetti con problemi di tossicodipendenza. E proprio la sua condizione il risulta essere il terreno fertile dove sfocia il dramma, storie come quella di Desireè sono comuni a tanti suoi coetanei. La ragazza è cresciuta in un ambiente degradato, nell’incapacità, di che deteneva la patria potestà, di farla crescere in modo sano ed equilibrato. Una ragazza che chiamava i suoi nonni per dire che non sarebbe tornata a casa, poiché aveva perso l’ultima corsa disponibile del pullman per Cisterna di Latina, e che avrebbe passato la notte a Roma da un’amica, non dando ulteriori informazioni su chi l’avrebbe ospitata, dove viveva e i numeri telefonici di riferimento per essere contattata, magari parlando anche con i genitori dell’amica.
Le cattive compagnie e l’incapacità di volersi bene
E così Desireè ha trovato la sua drammatica fine, a San Lorenzo. Quartiere storico della Capitale, vicino l’Università e frequentato da sempre dai giovani. Droga e alcol scorrono a fiumi, tutti lo sanno a Roma. Sacche di illegalità proliferano, sotto lo sguardo impotente dei residenti. Desireè, stando alla ricostruzione dei fatti, è entrata in quel maledetto stabile; alcune testimonianze dicono per recuperare il telefonino che le era stato rubato, altre che lo voleva riprendere, dopo che averlo barattato per una dose di droga. E proprio lì e stata violentata, quando era priva di sensi, e poi soffocata. Nella giornata di mercoledì 24 ottobre sono giunte molte autorità sul posto. San Lorenzo è stata presa d’assedio dai media e l’apparato istituzionale, come accade quando si verificano fatti del genere. Tra questi è intervenuto il Ministro degli Interni Matteo Salvini, il quale è stato duramente attaccato da gruppi dei centri sociali e parte dei residenti. Giornalisti come Giannini, scrivono su Repubblica che il Ministro ha effettuato una danza macabra sull’accaduto, per portare acqua al mulino di una politica contro l’immigrazione. Il Ministro ha preferito allontanarsi, per farvi ritorno il pomeriggio e lasciare dei fiori sul luogo del delitto. Questa la cronaca, un’altra storia che narra del profondo disagio che attraversa i giovani del nuovo millennio, incapaci di volersi bene.
Il degrado delle periferie, e non solo, è il problema macroscopico; ma sotto di esso proliferano tutti quei disagi che porta con sé la società postmoderna. Ci sono sempre più famiglie che hanno una matrice identica a quella di Desireè. Genitori incapaci di badare a se stessi e, quindi, totalmente inadatti a crescere dei figli. Il lavoro che manca, rapporti interpersonali sempre più deteriorati, culto del successo che conduce verso delusioni quotidiane. Per le mamme e i papà, quando il lavoro c’è, occupa tutta la giornata, e i figli sono gestiti come pacchi, da collocare in qualche posto in ogni ora del giorno. La velocità, l’impegno costante ventiquattro ore su ventiquattro, costo della vita elevato, precarietà nel lavoro e nella vita privata, sono tutti elementi che indeboliscono il tessuto connettivo delle famiglie. I ragazzi crescono senza punti di riferimento solidi, non trovano risposte a domande che non sanno neanche di fare e molti seguono la strada dissestata che ha intrapreso Desireè, e quella strada è piena di orchi.
Giovani sempre più violenti e annoiati
I giovani sono sempre più violenti, si riuniscono in baby gang e nel nome del gruppo compiono atti criminosi anche efferati, si danno al gioco d’azzardo, vivono come piccoli adulti senza nessuna speranza e fiducia nei confronti della società. Disperata solitudine e totale incapacità di gestire la noia, nel loro percorso di crescita, è colmata con la ribellione, la violenza, la derisione di ogni valore. Una deriva strettamente legata alla disgregazione della famiglia, un’istituzione che negli ultimi decenni è stata completamente devastata, in nome di una modernità che ci vede sempre più isolati. I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento, ma spesso si trovano davanti ad adulti più smarriti di loro: genitori che parlano solo di cose di contorno e non comunicano mai veramente con i figli, madri e padri troppo assenti nella loro vita. Sono viziati e allo stesso tempo costretti a crescere troppo presto.
Un quadro disastroso quello in cui si muovono gli adulti di domani, che riguarda tutti. Non è solo l’appartenenza ad un ceto sociale meno abbiente la causa di certe devianze, poiché anche i giovani appartenenti a famiglie benestanti cadono in certi meccanismi, usano droghe, praticano violenze di gruppo, bullizzano. Anche nelle generazioni passate accadevano fatti del genere, droga e baby criminalità sono sempre esistiti ma, prima, le famiglie erano più solide, circolavano adulti presenti e capaci di gestire la situazione nella maggior parte dei casi. Le istituzioni scolastiche erano molto più forti e i docenti avevano un’autorità che oggi è deteriorata. Oggi viviamo in una società con bambini che a dodici anni posseggono una malizia che non dovrebbero avere. Non è vero che i giovani non vogliono ascoltare gli adulti, quando lo fanno è perché, gli adulti, non hanno nulla da dire.




