Stili di attaccamento
Il legame che si crea tra genitori e figli è forte e si crea sin da subito. Di fatti, dal momento in cui si sa di aspettare un figlio, si comincia a sognare come sarà. Iniziano i preparativi per accogliere la nuova creatura, si prepara la stanza, ma deve essere preparato lo spazio mentale da dedicare a questo bambino. Avere un figlio è un evento felice che stravolge la vita e la coppia. Oltre a ciò, arriva anche l’idea sul tipo di genitori che si vuole essere e qui arriva incombente il legame che a propria volta si è costruito con i propri genitori. L’attaccamento tra madre e figlio si crea biologicamente infatti viene incrementata la quantità di ossitocina, l’ormone dell’ attaccamento e dell’amore.
Sull’attaccamento sono state prodotte tantissime ricerche. Sul piano biologico, siamo progettati per sopravvivere. I bambini emettono il pianto che è un segnale per attirare l’attenzione e comunicare. I genitori diventano vigili e attenti ai segnali che il loro bambino emette. Bowlby (1969) teorizzato tre tipi di attaccamento: sicuro, evitate e ambivalente. L’attaccamento sicuro implica che il bambino sappia che può contare sul genitore qualora abbia bisogno, ma nello stesso tempo è libero di esplorare e provare ad essere autonomo. Invece l’attaccamento evitante, implica che il genitore non è presente per soddisfare i bisogni del figlio che imparerà a fare da solo e ad auto-consolarsi. Invece, nel caso dell’attaccamento ambivalente, il genitore è sintonizzato sui propri bisogni e non su quelli del figlio. Quindi è presente solo quando il genitore sente il bisogno di esserci. Il legame d’attaccamento è un fattore che può influenzare, in età adulta, i futuri legami affettivi e sentimentali.
Disturbi alimentari e genitori alessitimici
I disturbi alimentari hanno diversi fattori di rischio che se presenti aumentano le probabilità che si sviluppino. Tra i vari fattori di rischio vi è l’attaccamento insicuro. I disturbi alimentari sono in aumento e cominciano a coinvolgere anche i maschi. È importante notare che l’età in cui potrebbero esordire tali disturbi si è abbassata ma questo può dipendere dal fatto che anche l’età di inizio dell’adolescenza si è modificata. Tuttavia possono presentarsi anche nei bambini. I disturbi alimentari sono più frequenti nei casi in cui l’attaccamento è insicuro sia esso evitante o ambivalente. Tuttavia è bene chiarire che si tratta di un fattore di rischio. Un altro fattore di rischio è rappresentato dall’alessitimia. Tale termine deriva dal greco e vuol dire mancanza di parole per descrivere l’emozione. Potrebbe essere presente un’analfebetizzazione emotiva. Le persone potrebbero anche non riconoscere le emozioni, oppure non saperle descrivere o nominare correttamente. Non solo le persone affette da disturbo alimentare possono essere alessitimiche ma possono esserlo anche i loro genitori (Colesso et al.,2018).
Colesso e colleghi (2018) hanno condotto uno studio su 24 genitori di figlie con disturbo del comportamento alimentare. Le 13 pazienti avevano disturbi alimentari diversi: 9 anoressia nervosa, 1 bulimia nervosa, 1 disturbo d’alimentazione incontrollata, 2 disturbi alimentari non altrimenti specificati. I 24 genitori erano 13 madri e 11 padri, le coppie genitoriali erano 11. È stato creato un gruppo di controllo costituito da genitori di figlie non affette da alcun disturbo. Questo gruppo era formato da 11 madri, 10 padri e 10 coppie genitoriali. Da questo studio non sono emerse differenze significative dei punteggi di alessitimia tra i due gruppi di genitori. Tuttavia, i padri risultano più alessitimici rispetto alle madri. Questa differenza potrebbe avere delle origini a livello culturale, in quanto si scoraggia l’espressione emotiva nei ragazzi. I padri di figlie con disturbo del comportamento alimentare hanno più difficoltà nell’espressione emotiva rispetto agli altri. I genitori delle ragazze con disturbo alimentari sono più iperprotettivi e reagiscono con criticità al disturbo delle figlie.
L’importanza di un intervento tempestivo
I disturbi del comportamento alimentare richiedono un intervento tempestivo. Come tutti i disturbi sono l’espressione di un disagio che non si riesce ad esprimere in altri modi. Questo disagio espresso dal singolo potrebbe essere di tutta la famiglia, quindi è assolutamente sbagliato pensare che il problema sia solo di chi porta il sintomo. È importante, sottolineare che non ci sono solo fattori di rischio ma anche fattori di protezione e che è la loro interazione che fa la differenza e che giustifica la presenza del disturbo. Infatti, non tutte le persone con padri alessitimici sviluppano un disturbo alimentare. Non si intende colpevolizzare i genitori ma semplicemente spiegare che le cause sono complesse e che l’intervento deve coinvolgere il sistema familiare per essere più efficace.
È imprescindibile che l’intervento sia tempestivo, quindi la diagnosi dovrebbe essere fatta precocemente. Spesso ci si rende conto della presenza dell’anoressia nervosa quando questa è evidente e vi è un sottopeso grave. Chiaramente l’intervento riguarda in primis le persone che portano il sintomo, tuttavia si deve intervenire anche sulla famiglia. Coloro i quali hanno un disturbo alimentare non esauriscono il loro disagio unicamente attraverso il corpo ma necessitano di un lavoro sulle loro emozioni e sulla comunicazione delle stesse, soprattutto all’interno del contesto familiare, che deve divenire una vera e propria squadra.
Riferimenti bibliografici
Bowlby J. (1969). Attachment and Loss. Vol. 1. Basic Books (trad. it. Attaccamento e perdita. Vol.1, Bollati Boringhieri,1999).
Colesso, W., Chinello, A., Covilli Faggioli, S. & Zappa, L. E. (2018) Alexithymia and Relational Competence in intimate relationships (ERAAWC model) in patients of individuals with behavioural eating disorders. Psicoterapia cognitiva e comportamentale, 24 (2), 133-151.




