Skip to main content

“Impara a non curare la tua malattia, ma come preservare la tua salute.”
Leonardo Da Vinci

Medicina veterinaria

La medicina veterinaria si occupa prettamente di garantire il benessere e la salute degli animali. I medici veterinari, però agiscono su due fronti: si occupano della cura dell’animale e allo stesso tempo devono gestire le richieste di aiuto e sostegno da parte delle persone che hanno un legame affettivo molto forte con gli animali di cui ci si prende cura. In particolare, quando gli animali – specialmente quelli di compagnia – hanno una malattia grave, i proprietari vivono veri e propri disturbi: ansia, stress, paura, depressione che inevitabilmente ricadono sui medici veterinari.

Inevitabilmente, la capacità di provare compassione ed essere coinvolti emotivamente verso la sofferenza dell’animale e dei loro proprietari svolge un ruolo predominante nella professione dei medici veterinari; il professionista, infatti, sperimenta quotidianamente forti emozioni che lo spingono sempre più a migliorare le proprie capacità lavorative per garantire la buona riuscita delle cure. Queste emozioni possono però determinare effetti collaterali spiacevoli: il continuo contatto con la sofferenza, la lotta giornaliera contro la morte, la volontà di intervenire anche quando ormai non c’è più nulla da fare finiscono per ridurre sempre di più le risorse emotive e fisiche disponibili del veterinario, fino ad esaurirle completamente. Questa condizione di disagio psicofisico connesso al mondo lavorativo prende il nome di sindrome di Burnout.

Il burnout lavorativo

Il burnout è generalmente definito come sindrome da esaurimento emotivo: è, in particolare, un esito di una forma di stress interpersonale che comporta un distacco dall’utente. Generalmente nasce da un deterioramento interiore causato da un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando non si riesce a fronteggiare le richieste lavorative o anche nei casi in cui le pressioni di cura verso un familiare sono notevoli (vedi burnout del caregiver). Il burnout è una sindrome tipica delle professioni Socio-Assistenziali dove le interazioni possono essere caratterizzate da emozioni negative quali ansia, stress, imbarazzo, tensione.

I fattori scatenanti il burnout possono essere riconducibili a 3 dimensioni:

  • Esaurimento emotivo: è la dimensione che tiene conto degli aspetti critici della relazione. Ci si sente svuotati delle risorse emotive disponibili ed incapaci di recuperare. Il lavoro è diventato quasi impossibile fronteggiarlo. Le richieste esterne vengono percepite come troppo eccessive; non si hanno abbastanza risorse disponibili ad accontentare ciò che gli viene chiesto. Ci si sente in continua tensione, ed i rapporti all’interno della sfera lavorativa si fanno sempre più freddi
  • Depersonalizzazione: L’empatia fa spazio alla freddezza: la passione lavorativa è ormai sostituita da un atteggiamento burocratico e distaccato. Si prova indifferenza e rifiuto verso il proprio lavoro e verso tutto ciò che gli ruota attorno. Tutto ciò porta ad un evitabile senso di colpa con il quale è sempre più difficile conviverci.
  • Ridotta realizzazione professionale: comporta un senso di inadeguatezza ed incapacità; non ci si sente più all’altezza del proprio lavoro. L’autostima è come svanita.

Lo stress – per come viene vissuto dai veterinari – ha molteplici cause: innanzitutto, il mestiere del veterinario ha una scarsa considerazione sociale, e ciò porta a sperimentare un senso di inferiorità nei confronti della propria persona e del ruolo che loro hanno all’interno della società. Si prova insoddisfazione del rapporto fra impegno e reddito, rabbia e preoccupazione dovute dalle richieste degli altri, poiché ci non ci si sente in grado di fornire l’aiuto voluto. Restringendo la sfera emotiva e l’empatia il professionista prova a reprimere i propri sentimenti, sentendosi apatico, come se non fosse più in grado di provare nulla. Il veterinario si sente deluso dal divario di quelle che erano le sue aspettative lavorative e quello che in realtà è la vita quotidiana, percepita come invivibile e frustrante. Se non trattata con i giusti modi, questa sindrome può compromettere i rapporti personali ed interpersonali, ridurre la soddisfazione dei clienti, ridurre la qualità lavorativa, e nei casi più gravi, portare all’abuso di sostanze o al suicidio.

Fronteggiare il burnout lavorativo

In una società in cui si è completamente assorbiti dal lavoro, evitare il burnout è quasi impossibile. Al contrario, fronteggiarlo si può. L’importante è conoscere delle strategie che permettano di affrontare il lavoro in maniera efficace, evitando di precipitare nella frustrazione e nell’apatia:

  1. Abbassate le aspettative su voi stessi: Non si è onnipotenti. Nessuno può fare tutto. L’importante è aver dato massimo, anche se quel massimo non è bastato. Quando non c’è nulla da fare è inutile prendersela con se stessi, ritenendosi incapaci. Molto spesso ci sono delle situazioni che l’essere umano stesso non può fronteggiare, tantomeno risolvere. Un buon professionista è in grado di capire quando è il momento di dire “basta”.
  2. Abbandonate ideali di perfezione: Errare è umano. L’errore permette di metterci in condizione di migliorare per garantire, successivamente, una buona riuscita del proprio lavoro. Essere professionisti non vuol dire essere perfetti: si sbaglia, ma l’importante è capire i propri errori e ripartire da lì, modificando il nostro modo di vedere le cose
  3. Abbandonate manie di controllo: Purtroppo nessuno è in grado di sapere come andrà a finire. Soprattutto, non sempre il finale è quello che si era immaginati di vedere. Chi pensa di avere tutto sotto controllo alla fine si perde, non sapendo più cosa fare. Bisogna quindi avere piena attenzione su se stessi pur pensando che da un momento all’altro le cose possono cambiare, specialmente quando si ha a che fare con esseri umani in ambito lavorativo.

Attraverso metodi efficaci, e una terapia funzionale, il burnout si può sconfiggere, tornando ad avere quella motivazione positiva che rendeva il lavoro una passione, non una fonte di terrore.

 

Riferimenti bibliografici

Santinello M., Negrisolo A,. Quando ogni passione è spenta – La sindrome del burnout delle professioni sanitarie (2009). Milano: McGraw Hill Education

Sandrini L. Aiutare senza bruciarsi. Come superare il burnout nelle professioni d’aiuto (2004). Milano: Paoline Editori