Un’esperienza di pensiero “senza parole”
È così che lo stesso autore definisce la sua opera, all’interno del suo blog è possibile leggere: “My work has no object, no image and no focus. With no object, no image and no focus, what are you looking at? You are looking at you looking. What is important to me is to create an experience of wordless thought “. Luci, ombre, colori, spazio, queste sono le parole chiave che caratterizzano una delle più grandi opere contemporanee ideate da James Turrell, che da più di cinquant’ anni si occupa dello studio sulla percezione umana attraverso l’utilizzo della luce e dello spazio. Turrell ha deciso di ideare, a seguito di molte altre opere, l “Aural”, opera suggestiva, affascinante e stimolante che permette agli individui di essere immersi in una realtà sovrannaturale, sconosciuta, priva di qualsiasi punto di riferimento, un’esperienza innovativa che porta i visitatori a fare i conti con se stessi e con la propria capacità di sentire, percepire, cogliere.
Ganzfeld “Aural”: Uno spazio senza confini
L’opera è stata regalata da due grandi collezionisti d’arte Dono di Dieter e Si Rosenkranz, ad uno dei musei più suggestivi di Berlino ovvero il Jüdisches Museum (museo ebraico). All’interno del museo è possibile immergersi in un esperienza d’arte in cui sensazioni ed emozioni sono quasi palpabili, in cui lo spazio non rivela né le sue dimensioni, né la fonte della sua luce né la sua profondità. Di fatti entrando all’interno della stanza si ha un senso di disorientamento, confusione e smarrimento, queste sensazioni sono il frutto di un incastro straordinario di luci e spazi che si catapultano sull’individuo provocandogli delle sensazioni nuove, diverse da individuo a individuo. L’opera non mira ad essere interpretata ma, come afferma lo stesso autore, lo scopo della sua arte “percettiva” è “vedere se stessi vedere” un po’ come uno stato di trance che porta a riflettere su di sé. Tutto sta nei nostri occhi e nella nostra mente.
Queste premesse giustificano la richiesta dello stesso autore verso i visitatori, ovvero di dedicare all’osservazione della luce il tempo necessario, per far sì che abbia effetto. Gli occhi devono adattarsi prima che la luce possa mostrarsi in tutta la sua meraviglia, è solo così che si ha l’attivazione massima della nostra percezione che improvvisamente avverte anche gli stimoli e i cambiamenti più leggeri, la destra, la sinistra, l’alto, il basso diventano dei ricordi lontani tutto diviene rosso, rosa, verde, giallo. Si raggiunge così il culmine dell’interazione artistica tra conscio e inconscio, la qualità del senso di luce, spazio e tempo al quale Turrell mira nei suoi lavori.
L’effetto Ganzfeld e l’arte ambientale
James Archibald Turrell (Los Angeles, 1943) è uno dei più grandi artisti contemporanei nonché, precursore dell’arte ambientale. Grazie alla collezione di numerose ore di volo Turrell si avvicinò allo studio della luce, fece del cielo il suo più grande osservatorio. Negli anni ’60 fu tra i primi ad aderire allo Sky and Space, movimento nato in California, tra i primi a liberare la luce dal suo supporto per poter creare un’opera d’arte. È dal 1968-1969, a seguito della partecipazione al programma Art & Technology, che Turrell insieme all’artista Robert Irwine lo psicologo Edward Wortz dà vita al progetto Ganzfeld .
In italiano “campo totale”, Ganzfeld è una tecnica utilizzata in molti campi, tra cui quello della psicologia, per testare presunte capacità extra sensoriali degli individui. La messa in atto di questa tecnica consiste nella deprivazione sensoriale attraverso l’utilizzo di fasci di luce controllati che creano una stimolazione visiva costante in grado di privare il soggetto di qualsiasi facoltà percettiva (Del Medico, 2017). La mancanza di un campo uniforme e stimolante porta il cervello a ricercare immediatamente degli stimoli efficaci cosicché anche le immagini più lievi diventano improvvisamente percepibili, da qui ne scaturisce uno stato psicologico quasi di “emergenza”, è paragonabile quasi alla sensazione di paura che si prova stando completamente al buio o in una stanza con della nebbia fitta. Dallo stesso autore i Ganzfeld vengono definiti “sensing spaces” ovvero spazi percettivi e campi visivi omogenei, dove risulta impossibile distinguere dimensioni e spazi, e che forniscono ai visitatori l’esperienza della “pienezza del vuoto” (Adcock; Turrell,1990).
Scritto da Ilenia Iannucci, Dott.ssa in Scienze Pedagogiche, studiosa nell’ambito della psicologia dello sviluppo e nella ricerca in età evolutiva.
Riferimenti bibliografici:
Craig E. Adcock & James Turrell(1990), James turrell: The Art of Light and Space. California. ED: University of California Press
Bruno Del Medico (2017), Entanglement e sincronicità. Campi di forza, non-località, percezioni extrasensoriali. Le sorprendenti proprietà della fisica quantistica. Ed: PensareDiverso, pp.132-135




