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I “sensation seekers”

Ricerche recenti mostrano sempre più la predisposizione degli individui al rischio. Uno studio ideato in India lancia l’allarme, di fatti l’AIIMS (All India Institute of Medical Sciences, Nuova Delhi) ha mostrato come il numero degli incidenti causati dai selfie estremi è in continuo aumento, ci si chiede dunque cosa spinge una persona a mettere a rischio la propria incolumità in questo modo. Secondo Zuckerman si tratta di sensation seeking, ovvero la ricerca di sensazioni forti che è alla base del comportamento che spinge, soprattutto  gli adolescenti ma non solo, a ricercare il rischio (Verrastro, 2015). Vengono chiamati “sensation seekers”quelle personalità alla continua ricerca di sensazioni nuove ed intense, disposti a correre rischi per poterle ottenere. Questi individui non ricercano il rischio di per sé, esso però è una conseguenza del fatto che le sensazioni più forti possono essere sperimentate spesso solo in situazioni estreme. Se dunque questa predisposizione risulta connaturata nell’individuo sin dalla prima infanzia, basti pensare al fatto che i bambini amano essere presi in braccio o lanciati in aria dai propri genitori per poi essere presi al volo, ad oggi queste tendenze stanno per così dire superando i limiti con selfie estremi e risse di gruppo organizzate sul web. L’utilizzo che viene fatto di queste così dette sensazioni al alto rischio comporta un aumento della popolarità online, ovvero dei followers, e una sorta di accettazione e imitazione mediatica per gli atri individui.

Le indagini odierne (Quotidiano.net) mostrano che il tasso di mortalità scaturita da selfie estremi è in aumento, le ultime statistiche raccontano come il 18% dei ragazzi ha preso parte a una social moda a catena e il 50% è stato nominato, ossia chiamato a partecipare in una di queste catene social. L’osservatorio nazionale adolescenti richiama l’attenzione di tutta la popolazione mostrando come non solo sia allarmante l’aumento dei selfie killer ma come questo fenomeno stia cominciando a colpire anche preadolescenti di età compresa tra gli 11 ed i 13 anni. L’agente che accomuna queste tendenze è l’aumento dei like e l’accettazione mediatica che oggi più che mai sembra essere una sorta di necessità per i giovani. La rete risulta quindi una solida base di trasmissione di queste tendenze, che tramite video esplicativi danno il via ad una catena di azioni che eliminano del tutto il senso critico e del pericolo.

Semplice esibizionismo o qualcosa di più?

È difficile trovare una risposta univoca che spieghi il perché di queste tendenze, sicuramente l’idea della trasgressione, dell’adrenalina è una delle spiegazioni più plausibili. Ricercare sensazioni forti permette all’individuo di mostrare al mondo la sua esistenza. Si potrebbe definire questa “moda” come un “sento quindi sono”. I social media, il web, stanno diventando sempre di più dei mezzi di comunicazione utilizzati principalmente per esaltare l’individualismo, in una realtà in cui si vive l’illusione che sia più importante coltivare un immagine di sé virtuale che reale, “c’è la ricerca di una conferma forte della propria identità, c’è il bisogno di piacere agli altri e di sentirsi in qualche modo speciali, di far parte di un mondo di eletti che fanno cose speciali, o quantomeno importanti per qualcuno che le commenta a distanza, perché altrimenti si avrebbe la spiacevole sensazione non solo di restare nel solito anonimato, ma soprattutto di non esistere per gli altri e per il mondo” (Di Gregorio, 2017).

L’apparire sul web si traduce per alcuni studiosi con una nuova forma di narcisismo che prende il nome di narcisismo digitale. Questa nuova forma mescola in sé stessa più fattori contemporaneamente: la ricerca di approvazione, consenso, successo personale e visibilità sociale. La società dei “Selfie” mette forzatamente al centro l’immagine di sé evolvendola ad unico fattore ed eliminando la percezione dell’altro, di fatti l’altro viene “utilizzato” come mezzo per acclamare se stessi e le proprie azioni. La domanda che sorge spontanea è come sia possibile che delle personalità “negative” vengano in realtà non solo accettate ma soprattutto innalzate a modelli da seguire. La risposta non è semplice né scontata ma si trova nella conoscenza che ognuno di noi ha di se stesso.

Scritto da Ilenia Iannucci, Dott.ssa in Scienze Pedagogiche, studiosa nell’ambito della psicologia dello sviluppo e nella ricerca in età evolutiva.

Riferimenti bibliografici

Luciano Di Gregorio (2017), La società dei selfie: Narcisismo e sentimento di sé nell’epoca dello smartphone. MI: Ed. Franco Angeli

Valeria Verrastro (2015), Psicologia dell’orientamento in adolescenza, teoria, metodi e strumenti. MI. Ed. Franco Angeli

Belardetti, A. (2018, June 19) Dal balconing ai selfie estremi, ogni anno muoiono 170 giovani, Catene social, boom di casi. L’obiettivo: migliaia di ‘like’. “Sfide per noia”. Quotidiano.net, pp. 1-3.