Tra verità e finzione
Nel 2004 esce nelle sale cinematografiche I colori dell’anima, una narrazione romanzata degli ultimi anni di vita di Amedeo Modigliani. Il racconto delle scorribande di Modì (così era chiamato) si intreccia inevitabilmente con le storie di altri personaggi – gli amici dell’artista – di cui si accennano alcuni episodi. Tra questi si distingue Maurice Utrillo. Nel film si ricostruisce un concorso al quale partecipano i principali artisti della scena parigina tra cui Modigliani e Utrillo. Quest’ultimo presenta una tela dal titolo La pazzia, ispirata ad una scena della pellicola e per tanto non autentica. Il soggetto è particolarmente evocativo e affine alle vicende personali del pittore: al centro di una cella è un uomo inginocchiato a terra, chiuso in una camicia di forza e costretto a movimenti ridotti dalle catene fissate ai quattro angoli della stanza; dà le spalle all’osservatore e rivolge lo sguardo verso la fonte di luce proveniente dalla piccola finestra. Quell’uomo è Utrillo stesso, durante uno dei suoi tanti ricoveri.

La pazzia, dal film I colori dell’anima (2004)
Maurice Utrillo nasce nel 1883 a Montmartre, il quartiere più vivace di Parigi. La madre è la modella e pittrice Suzanne Valadon, mentre il padre è ignoto, per volere della stessa Valadon. Quando Maurice ha 8 anni un artista di origini catalane si assume la responsabilità di riconoscerlo e di dargli dunque il suo cognome. Suzanne è una madre piuttosto assente, sempre impegnata tra bistrots e ateliers, e per questo il bambino cresce con la nonna materna. L’infanzia di Maurice è segnata da continui attacchi epilettici che la nonna cerca di calmare dandogli da bere bicchieri di vino che hanno un effetto di stordimento. La donna non sa che sta così mettendo il bambino sulla strada della dipendenza dagli alcolici. Quando Maurice ha 18 anni inizia a soffrire di disturbi psichici causati dall’abuso di alcool e alcune fonti parlano di una patologia che oggi viene ricondotta alla schizofrenia.
Pittura come terapia
I problemi legati all’alcolismo e alla malattia rendono la vita di Maurice insopportabile. Dopo l’ennesimo consulto con un medico Suzanne convince il figlio a cercare sollievo per i suoi tormenti nella pittura: è un’espediente per alleviare la sua tristezza e la sua frustrazione, ma anche e soprattutto per cercare di tenerlo lontano dall’alcool. Puntare sul valore terapeutico dell’arte ha sicuramente conseguenze fruttuose: la pittura en plein air nel quartiere di Montmartre ottiene risultati più che soddisfacenti e da lì a pochi anni le opere di Utrillo fanno il loro ingresso nel mercato dell’arte. Purtroppo però la “terapia” non ha gli effetti sperati sull’umore e sulla dipendenza del giovane, che nel 1916 viene condotto per un breve periodo al manicomio di Villejuif. In seguito saranno frequenti i ricoveri per turbe mentali causate dall’alcolismo. Alcune fonti raccontano addirittura che fosse arrivato a bere anche l’acqua di colonia e l’acquaragia che usava per stemperare i colori.

Notre Dame, 1910

Sacre Coeur de Montmartre, 1937

Maurice Utrillo
Dunque la vita di Utrillo viaggia su due linee: quella tormentata tra crisi epilettiche e di astinenza, ubriacature, ricoveri in manicomio, e quella gratificata da successi e riconoscimenti, anche internazionali. A 48 anni Maurice sposa la pittrice Lucie Valore, che lo costringe a lasciare Parigi per trasferirsi a Le Vésinet. Ormai lo stato avanzato della malattia non gli permette di lavorare all’aria aperta e nelle opere di questo periodo, realizzate sulla base di ricordi o cartoline, si percepisce il senso di vuoto interiore che vive l’artista. Nonostante l’alcolismo e l’epilessia, Utrillo muore all’età di 72 anni (nel 1955), dopo aver raccontato l’amore per la sua città in modo romantico e umile tramite istantanee di chiese, cattedrali, bistrots, vicoli parigini. Questi sono i veri protagonisti dei dipinti di Utrillo, l’attenzione è tutta su di loro in scene quasi mute, dove la figura umana è solo un accessorio.
Utrillo e Modigliani
Ne I colori dell’anima si percepisce lo spirito della Parigi del tempo e del quartiere di Montmartre, un baluardo di talento e perdizione dove si intrecciano le vite di artisti, mercanti, acquirenti. Tra tutte le ricostruzioni emerge bene l’affetto che lega Utrillo e Modigliani, elemento che non è frutto dell’immaginazione. I due hanno un rapporto fraterno al di là delle leggende che si sprecano intorno alle loro vicende. Le loro sono vite sregolate, condotte all’insegna della bohème, sono storie drammatiche e maledette (maudites). Anche Modigliani soffre sin da giovane di una malattia, la tubercolosi, che ne mina la salute gravemente. Anche lui si consuma tra alcol e droghe e cerca di disintossicarsi più volte senza successo. Ma probabilmente quella di Modì è una storia più sfortunata: l’arte di Amedeo non riceve quei riconoscimenti che invece ottiene Utrillo. Probabilmente è anche a causa della sua breve vita: Modigliani muore infatti a soli 36 anni, nel gennaio del 1920. La sua scomparsa si carica di una drammaticità ulteriore quando il giorno dopo la fedele compagna Jeanne Hébuterne, incinta al nono mese del loro secondo figlio, si toglie la vita, incapace di sopportare l’enorme dolore.
È prassi comune creare leggende intorno agli artisti maledetti, arricchire le loro esistenze con aneddoti che ne sottolineino la sregolatezza. Ne è un esempio il film citato. Il pubblico è costantemente attratto dalle storie contorte, colorate da dipendenze da alcool e droghe, da ricoveri in manicomio e stranezze di ogni tipo. Gli artisti dei cosiddetti anni folli si prestano bene alla costruzione di miti e le loro vite dissolute affascinano, certo, ma rischiano spesso di mettere in ombra la loro produzione artistica. La necessità di spogliare Modigliani dalle tante falsità l’ha avvertita sua figlia, Jeanne, che spinta dal desiderio di conoscere e raccontare il vero padre ha scritto un libro intitolato “Modigliani senza leggenda” (1958).
Riferimenti bibliografici
Longstreet E.- Longstreet S. (1961). L’uomo di Montmartre. Milano : Club degli Editori.
Modigliani J. (1958). Modigliani senza leggenda. Firenze : Vallecchi
Immagini
La pazzia, dal film I colori dell’anima (2004)
Notre Dame, 1910
Sacre coeur de Montmartre, 1937




