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Origine e tipologie di Puzzle

“Puzzle” è un termine di origine inglese. L’invenzione del Puzzle risale al 1760 e viene attribuita al cartografo e incisore londinese Jhon Spilsbury. Egli realizzò il suo primo puzzle su un foglio di legno duro e a tema geografico. I Puzzle vennero utilizzati inizialmente in ambito scolastico, a scopo pedagogico-istruttivo, e venivano utilizzati per lo più per insegnare la geografia ai bambini ed erano anche abbastanza costosi poiché realizzati con legname pregiato, quale mogano o cedro. Solo secoli più tardi, soprattutto nel XIX secolo, cominciarono a diffondersi anche puzzles con finalità ludica, cominciarono a essere prodotti anche puzzles con animali e personaggi come oggetto. A partire dal XX secolo anche gli adulti cominciarono a comporre puzzle e la richiesta produttiva aumentò tanto che molte grandi aziende produttrici di giocattoli, per lo più americane, iniziarono a produrli. I puzzle moderni sono prodotti su un supporto di cartone successivamente tagliato in piccoli pezzi.

Di puzzle ne esistono diversissime tipologie. I puzzle possono essere suddivisi, ad esempio, sulla base delle dimensioni: a partire dai libri puzzle per bambini costituiti da poche decine di pezzi fino ad arrivare a quelli per gli appassionati, i più diffusi sono quelli da 1000, 1500, 2000 pezzi ma in commercio se ne trovano fino a 18-24 mila tessere. I puzzle possono, poi, essere classificati in base alla tematica affrontata: fantasy, paesaggi, animali, che riproducono quadri famosi, con soggetti Disney e così via. Generalmente i puzzle hanno una forma rettangolare e bidimensionale ma negli ultimi anni si stanno sempre più affermando anche tipologie particolari di puzzle. Tra questi possiamo citare i puzzle tridimensionali e i puzzle-ball, ossia puzzle che una volta costruiti possono costituire dei veri soprammobili. Ultima tipologia che meritano una citazione sono i puzzle double face, ossia puzzle in cui abbiamo raffigurati soggetti identici o simili su entrambi i lati.

 

Lo sviluppo dell’intelligenza di tipo spaziale

Nel 1988 lo psicologo Howard Gardner elaborò la teoria delle intelligenze multiple. Secondo questa teoria non esiste un’unica forma di intelligenza bensì ce ne sono varie. Queste diverse intelligenze si sviluppano diversamente in ogni individuo. Garner individuò otto tipologie di intelligenze. Ogni individuo può aver sviluppato maggiormente una di queste intelligenze piuttosto che un’altra e ognuna di queste può essere sviluppata ulteriormente.

  1. Intelligenza linguistico-verbale: buona capacità espressiva verbale e buon livello di comprensione linguistica.
  2. Intelligenza logico matematica: buona capacità di risolvere problemi astratti e fare calcoli.
  3. Intelligenza spaziale: buon senso dell’orientamento.
  4. Intelligenza musicale: predisposizione a suonare uno strumento musicale, nessuna difficoltà a memorizzare brani e a riprodurli.
  5. Intelligenza corporeo-cinestetica: buona coordinazione e movimento fluido.
  6. Intelligenza intrapersonale: consapevolezza delle emozioni, pensieri, motivazioni, difetti e qualità.
  7. Intelligenza sociale: buona capacità di comprendere gli altri.
  8. Intelligenza naturalistica: buona capacità di comprendere l’ambiente naturale.

L’utilizzo dei puzzle può essere molto utile nello sviluppo del bambino di una di queste otto intelligenze finora elencate. In particolare consente lo sviluppo dell’intelligenza di tipo spaziale. Un recente studio effettuato dall’Università di Chicago va a confermare ciò. Nello specifico la ricerca ha riguardato 53 coppie costituite da bambino (di età compresa tra i 26 e i 46 mesi) e genitore, le quali sono state filmate per sessioni di novanta minuti ogni quattro mesi. La metà dei bambini giocava con i puzzle. Successivamente sono stati somministrati dei test per accertare le abilità di rotazione e traslazione. È emerso che i bambini che hanno giocato con i puzzle hanno ottenuto migliori risultati nei test rispetto a quelli che non ci giocavano. I maschietti hanno ottenuto risultati migliori rispetto alle femminucce. Da questa ricerca è stato, inoltre, osservato che i bambini provenienti da ceti economici più alti giocavano di più con i puzzle.

 

Sviluppo della manipolazione e del problem solving

Giocare con i puzzle non solo sviluppa l’intelligenza spaziale ma ha diversi altri benefici. Tra i benefici che può avere sicuramente rientra lo sviluppo motorio. Giocare con i puzzle richiede delle abilità di motricità fine, ossia il controllo dei piccoli movimenti delle mani e delle dita. Costruire un puzzle, infatti, necessita della capacità di afferrare i pezzi, i quali hanno forme e dimensioni differenti, essere in grado di manipolarli, di adattarli e incastrarli tra di loro in maniera corretta. I puzzle rientrano proprio tra le attività consigliate ai bambini per consentire loro di allenare la motricità fine. Nello specifico consentirà di andare a sviluppare i piccoli movimenti muscolari, la destrezza delle mani e delle dita e la capacità di coordinazione occhio-mano. È stata, inoltre, stabilita una relazione tra la motricità fine e alcune abilità cognitive, in particolar modo con l’integrazione visuo-motoria e le abilità matematiche, maggiormente sviluppate nei costruttori di puzzle.

Ma costruire un puzzle vuol dire anche mettere in moto la corteccia pre frontale del cervello, area cerebrale relativa al problem solving. Il problem solving può essere definito come quel processo mediante il quale l’individuo analizza e giunge alla risoluzione di un problema mediante l’applicazione tecniche e strategie idonee. Costruire un puzzle, infatti, vuol dire raggiungere un obiettivo, ossia riuscire ad incastrare tutti i pezzi a disposizione per comporre un’immagine, risolvendo un problema, il fatto che l’immagine è scomposta in tanti pezzetti. Per fare ciò è necessario utilizzare delle strategie. Ma ovviamente mettere insieme dei pezzi e dare loro un senso finale, vedere, quindi, un puzzle finito, vuol dire avercela fatta. Ciò ha un impatto positivo anche sulla propria autostima e sulle proprie capacità di riuscita nella vita. Un puzzle, pertanto, non è un semplice gioco. Un puzzle permette di avere grandi vantaggi psicologici. Un puzzle è una grande opportunità!

 

Riferimenti bibliografici

Williams A.D. (1990) Jigsaw puzzles: an illustrated history and price guide. Radnor, PA:Chilton/Wallace-Homestead.

Levine, S.C., Ratliff K.R. Huttenlocher J & Cannon J. (2012). Early puzzle play: a predictor of preschoolers’ spatial trasformation skill. Developmental Psychology, 48(2): 530-42.

Garner H., (1993) Stati d’animo: la teoria delle intelligenze multiple. New York. Basic Book.

Pitchford R. (2016). Fine motor skills predict maths ability better than they predict reading ability in the early primary school years. Frontiers in Psychology