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Età evolutiva

Gli adolescenti: sempre più connessi, sempre più isolati

22 Novembre 2018No Comments

L’uomo: essere sociale

L’adolescenza è una fase del ciclo di vita che ha subito delle modifiche rispetto al passato. Infatti, non solo questa fase si è allungata dal punto di vista temporale ma è una fase che viene rispettata. Nel passato l’adolescente era considerato un piccolo adulto ed imparava ad esserlo (Hawley, 2011). Questo comportava che i ragazzi affiancassero gli adulti per apprendere dei mestieri o comunque delle abilità. Oggi, i ragazzi passano meno tempo con gli adulti e molto di più con il gruppo dei pari. Chiaramente è positivo dare ai giovani la possibilità di stare tra loro ma allo stesso tempo si preclude lo sviluppo di altre capacità.  La ricerca, condotta da Gordon (2009), dimostra come l’occuparsi di un bambino più piccolo sviluppi l’empatia. Il fatto di potersi confrontare con gente più grande o più piccola favorisce lo sviluppo dell’altruismo e l’incremento delle abilità sociali.

Gli esseri umani, sin dalla nascita, sono  biologicamente predisposti a creare reti sociali.Il neonato riesce, grazie al suo sguardo, a far si che i genitori soddisfino le sue richieste. Possiamo affermare che il calore e il contatto con i membri della stessa specie sono importanti quanto il cibo. Harlow (1959), con il suo esperimento dimostrò questo. Infatti le scimmie preferivano il contatto fisico ed il calore e per questo trascorrevano il tempo con una scimmia finta che ricordava loro una madre surrogata. Inoltre, a confermare questi dati vi sono anche gli studi neuroscientifici. Lo studio condotto da  Lieberman (2013) dimostra che una parte del cervello è attiva quando non si è impegnati in attività cognitive. È stato confermato che si tratta di aree sociali, aspetti a cui l’uomo pensa spesso.

I gruppi e l’adolescenza

L’uomo è un essere sociale, sin dalla nascita. La solitudine se cronica aumenta il rischio di sviluppare malattie croniche e può portare alla morte per suicidio (Hawkley & Cacioppo, 2010). Difficile pensare alla solitudine in un mondo immerso dai social network. Tuttavia, i social non consentono un rapporto faccia a faccia e la creazione di una relazione che può essere percepita come vera e genuina. Il numero degli amici sui social è una sorta di simbolo e non rispecchia la vita. Inoltre, nonostante molti ragazzi abbiano una famiglia, siano  inseriti a scuola, in gruppi sportivi, di amici, si percepiscono come soli. È una percezione che va considerata perché in realtà potrebbe portare alla ricerca di legami diversi da quelli che si hanno. Spesso capita che alcuni giovani desiderino dei legami più genuini, intimi e veri. Quindi è fondamentale riuscire a comprendere i loro punti di vista.

Se gli adolescenti prima passavano molto più tempo con gli adulti, oggi non è più così. I ragazzi sono molto impegnati e preferiscono i gruppi dei pari. Questo dato rispecchia il cambiamento di una società. Infatti, anche il tempo degli adulti si è modificato, il tempo che si trascorre in famiglia è minore. La donna odierna riveste più ruoli e non solo quello di madre e moglie. Questo incide sullo stile educativo dei bambini e degli adolescenti. Infatti, ci sono molte figure che si occupano della loro educazione. Lo stile di attaccamento può influenzare i legami futuri. In teoria lo stile d’attaccamento sicuro è quello che rende più probabile lo sviluppo di relazioni stabili in futuro, ma si tratta di probabilità. Il trascorrere del tempo con persone più grandi, facilitava lo sviluppo dei legami sociali perché si sviluppavano delle abilità attraverso il modellamento e l’apprendimento vicario.

Lo sviluppo delle abilità sociali

Per gli uomini è essenziale lo sviluppo delle abilità sociali, proprio perché non possiamo fare a meno degli altri. Tuttavia, mentre in passato si aveva modo di apprendere queste abilità dagli altri per modellamento, oggi questo avviene meno. Questo potrebbe spiegarsi anche con il fatto che siamo diventati tutti molto consumisti e che viene data molta importanza al successo (Hayes & Ciarrochi, 2017). Ciò comporta che ci si deve concentrare sullo studio e sul profitto, a scapito delle relazioni. Anche le famiglie e la scuola valutano il profitto e non le relazioni con gli altri. Tutto ciò, spinge i giovani ad essere competitivi in modo eccessivo e quindi in modo automatico ad essere egoisti. Di fatti, si tende sempre a voler primeggiare e si è sempre più disposti a fare di tutto per essere i primi. Questo, porta all’isolamento perché non si ha tempo per i rapporti umani.

Si può vedere il rapporto sociale come un dovere, ma oltre a ciò non si hanno le competenze per creare le relazioni. Nonostante sia biologicamente stabilita la necessità di creare le relazioni non ci si riesce. Quindi la società ha il dovere di stimolare i giovani a fare ciò, deve consentire che le abilità sociali si sviluppino. Per questo la scuola e la famiglia dovrebbero garantire ai ragazzi lo sviluppo di queste abilità in modo che a trarne beneficio siano i singoli ma anche l’intera comunità. Si risparmierebbe sulla sanità, in quanto la solitudine cronica porta allo sviluppo di molte patologie. Si agirebbe anche sull’abbandono scolastico e su fenomeni quali il bullismo (Hayes & Ciarrochi, 2017). Chiaramente si può lavorare anche sul singolo individuo ma sarebbe meglio coinvolgere il contesto in modo da “curare” e curarci della nostra società.

 

Riferimenti bibliografici

Gordon, M. (2009).Roots of empathy: Changing the world child buon child. New York: The Experiment.

Harlow, H. (1959). Love in infant monkeys. Scientific American,200 (June), 68-74.

Hawkley, L.C. & Cacioppo, J.T. (2010). Loneliness matters: A theoretical and empirical review of consequences and mechanisms. Annals of Behavioral Medicine, 40(2), 218-227.

Hawley, P.H. (2011). The evolution of adolescence and the adolescence of evolution: The coming of age of humans and the theory about the forces that made them. Journal of Research in Adolescence,21(1), 307-316. Doi:10.1111/j.1532-7795.2010.00732.x.

Hayes, L. L. & Ciarrochi J. (2017). Adolescenti in crescita. L’ACT per aiutare i giovani a gestire le emozioni, raggiungere obiettivi, costruire relazioni sociali. Milano: Franco Angeli.

Lieberman, M.D. (2013).Social: Why our brains are wired to connect. New York: Crown.

Popenoe, D. (1993). American family decline, 1960-1990. A review and appraisal.Journal of Marriage and the Family, 55, 527-542.