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Scegliere di adottare

L’adozione rappresenta un fenomeno sempre più in crescita nel mondo occidentale. Infatti, in Italia, negli ultimi anni, si sente spesso parlare di adozione nazionale ed internazionale. Ciò è dovuto principalmente a due ragioni. La prima è la maggiore attenzione, rispetto al passato, al bambino. Nella società attuale, infatti, non è più considerato immaturo ed incapace di prendere decisioni, ma attivo e competente, esperto dei propri bisogni, desideri e punti di vista, titolare di diritti, proprio come l’adulto. La seconda ragione è il processo di denatalità che continua ad interessare il nostro paese, che compare tra gli ultimi posti nella graduatoria mondiale del livello di fertilità. Ad oggi, la maggior parte delle domande di adozioni presentate ai Tribunali per i Minorenni sono quelle di coppie che non riescono a generare figli, perché sterili o perché non in grado di procreare per svariate motivazioni. Adottando, cercano di esprimere la loro genitorialità attraverso forme sostitutive della paternità-maternità biologica.

Il rischio, però, è che il bambino possa passare da soggetto ad oggetto e che il suo diritto di avere una famiglia venga scavalcato dal bisogno dell’adulto di avere un figlio. Una coppia che attende per tanto tempo l’arrivo di un bambino, sottoponendosi a diversi esami, analisi cliniche e visite mediche, può arrivare alla decisione di adottare, non spinta dal desiderio, ma da un bisogno frustrato di avere un figlio. Dunque, prima di iniziare il percorso dell’adozione, occorre “elaborare il lutto”, ossia il senso di perdita per il figlio desiderato e mai nato. Saper distinguere tra bisogno e desiderio ed avere consapevolezza della presenza di questi vissuti interiori permettono alla coppia di superare le difficoltà e di rendere altamente probabile il successo della relazione adottiva. Con queste importanti premesse, può iniziare il viaggio dell’adozione: dalla valutazione della coppia, all’incontro con il minore, fino alla strutturazione di un nucleo familiare, caratterizzato da accettazione e fiducia reciproca.

 

La coppia ed il bambino

Prima dell’affidamento, occorre conoscere i due aspiranti genitori: la loro maturità personale, di coppia, i rapporti con il mondo esterno, ed in caso di adozione internazionale, anche la loro idea di multi-cultura. Questo passaggio è fondamentale, perché consente di scegliere la coppia che ha le caratteristiche adatte a “stare” con il figlio adottivo, ovvero che sia in grado di accogliere, contenere, comprendere e crescere con lui. Così, si salvaguarda il bambino da esperienze nuovamente deprivanti sul piano materiale, affettivo e relazionale. Infatti, nella maggior parte dei casi si tratta di bambini che hanno vissuto esperienze di abbandono e di separazioni precoci o continue nell’arco dell’infanzia. Ma anche le condizioni più carenti offrono sicurezza, perché sono le uniche conosciute; al contrario delle situazioni nuove, che arrecano paura, insicurezza ed agitazione. Per questi motivi, il bambino vive il momento dell’incontro come un cambiamento totale, che richiede uno sforzo psicologico consistente: si separa dall’ambiente noto per adattarsi a nuove figure adulte.

 

Diverso è per i genitori adottivi. Nonostante la paura e l’incertezza che accompagnano questo evento, la loro principale emozione è la gioia. Attraverso il lungo percorso di preparazione e di riflessione sull’esperienza adottiva, hanno maturato una consapevolezza della realtà che stanno vivendo, sia a livello organizzativo sia emotivo. Ora desiderano conoscere il bambino, poterlo abbracciare ed iniziare con lui una nuova vita. Per fare ciò, è importante che accettino e accolgano il bambino anche attraverso la comprensione del dolore, della rabbia e della protesta che esprime, non scambiando questi comportamenti come un rifiuto. Grazie alla loro accettazione, sopportazione, flessibilità ed empatia, i due nuovi genitori possono realmente creare con il bambino vincoli di affetto, basati sulla fiducia conquistata con sforzo da parte di tutti. Tutto questo, però, può apparire molto difficile se la coppia idealizza il bambino e se non si rivolge agli aiuti necessari prima, durante e dopo il viaggio dell’adozione.

 

Essere genitori adottivi

Oggi, con l’esistenza di numerose tipologie di famiglia, la genitorialità acquista un nuovo significato. Non si riferisce più soltanto ad un dato biologico della procreazione, ma è considerata un’assunzione di responsabilità sul piano educativo ed affettivo. Non è un semplice ruolo, ma una funzione che si estende alla capacità di prendersi cura del bambino. Essere genitori adottivi vuol dire provare sensazioni di insicurezza ed incertezza per ogni fase di passaggio, che implica una trasformazione ed una ridefinizione dei ruoli e delle relazioni all’interno ed all’esterno della famiglia: dal momento dell’incontro con il bambino, alla sua entrata nel contesto familiare, all’inserimento a scuola, all’adolescenza, alla ricerca delle proprie origini, fino all’uscita del giovane adulto dalla famiglia adottiva. Ogni fase può generare nella famiglia forti emozioni, dando vita a momenti di crisi o difficoltà.

Proprio per questo, è fondamentale per i genitori adottivi rivolgersi ad una rete sociale di appoggio, in cui confrontarsi ed instaurare legami di solidarietà ed amicizia. Si tratta di iniziative di sostegno alla genitorialità adottiva, ossia di spazi di incontro gestiti da operatori che svolgono il ruolo di facilitatori, attivatori e moderatori della conversazione. Gli obiettivi sono quelli di stimolare il confronto sulle difficoltà, mettere in discussione e riconoscere le proprie competenze, condividendo esperienze ed emozioni. In conclusione, se i genitori adottivi sono in grado di percepire il bambino non come uno strumento per esercitare il loro ruolo parentale, ma come un vero e proprio individuo bisognoso di esigenze fisiche, psicologiche e di crescita, è realmente possibile costruire una relazione adottiva di successo, trasformare e ristrutturare l’intero nucleo familiare, in vista della realizzazione di un importante progetto: la vita insieme.

 

Riferimenti bibliografici

Di Nicola, P. (2002). Prendersi cura delle famiglie. Roma: Carocci.

Ferraris Oliverio, A. (2002). Il cammino dell’adozione. Milano: Rizzoli Libri SpA.

Pedata L. T., & Tramontano, A. R. (2007). Dalla scelta di adottare all’incontro con il bambino. In I. Petruccelli & F. Petruccelli (Eds), Introduzione alla psicologia giuridica. Campi applicativi e metodologie di intervento (pp. 50-74). Milano: Franco Angeli.

Zanardi, A. (1999). Il colloquio nell’adozione. Strumenti per operatori. Milano: Franco Angeli.