Forze di Polizia, una categoria a rischio
Gli appartenenti alle Forze di Polizia svolgono un lavoro pericoloso e altamente stressante, per aspetti sia organizzativi che operativi. Essi sono esposti a eventi potenzialmente traumatici e fanno turni di lavoro spesso estenuanti. La cultura organizzativa, oltretutto, scoraggia dal verbalizzare la sofferenza psichica e la vulnerabilità. Fronteggiare eventi traumatici può portare all’insorgenza di un Disturbo da Stress Post Traumatico (DSPT). Un altro rischio è rappresentato dallo stress traumatico secondario. Quest’ultimo è la risposta comportamentale ed emozionale a un evento traumatico accaduto a un altro o all’aiuto portato a una persona sofferente (Pietrantoni, Prati & Morelli, 2003). Non mancano d’altra parte gli aspetti positivi, come la percezione di essere di aiuto alla società e la cooperazione con i colleghi. Inoltre, lo stesso evento può essere percepito come stressante da un individuo ma non da un altro che ama l’eccitamento correlato al lavoro.
I motivi che possono condurre un operatore delle Forze dell’Ordine al suicidio sono diversi. Il confronto continuo con la violenza, la sofferenza e la morte, e il senso di solitudine conseguente all’allontanamento dall’ambiente consueto, possono contribuire allo sviluppo di un’ideazione suicidaria. Lo stress può avere conseguenze a livello fisico, intrapsichico, comportamentale e relazionale ed è uno dei fattori di rischio per il suicidio. Un accadimento autosoppressivo può inoltre avere conseguenze psicologicamente pesanti sui colleghi e sui superiori. Pertanto, risultano particolarmente importanti i processi di selezione e addestramento dei nuovi agenti, nonché un attento monitoraggio ed efficaci programmi di prevenzione e intervento.
Incidenza del suicidio nelle Forze dell’Ordine
Gli studi internazionali sul tasso di suicidio nelle Forze dell’Ordine sono caratterizzati da una grande eterogeneità dei risultati. Questa variabilità è da imputare ad aspetti metodologici, tra cui il range temporale considerato, l’ampiezza del campione, il tipo di forze, i contesti. Non sono univoci neanche i risultati delle ricerche che confrontano il tasso di suicidio tra gli operatori delle Forze dell’Ordine e la popolazione generale. Tuttavia, anche le ricerche che sembrano andare nella direzione di una sostanziale sovrapposizione con il tasso di suicidio nella popolazione generale, possono assumere un significato diverso. Va infatti considerato che gli appartenenti alle Forze di Polizia vengono selezionati, tra le altre cose, proprio per la loro relisienza allo stress. La letteratura evidenzia, quindi, che il suicidio nelle Forze di Polizia è un tema controverso che pone questioni metodologiche non trascurabili.
In Italia, uno studio (Grassi et al., 2019) ha indagato la tendenza dei tassi di suicidio nelle Forze della Polizia di Stato tra il 1995 e il 2017. I risultati della ricerca riportano che i tassi di suicidio sono risultati significativamente più alti di quelli della popolazione nazionale residente di età inferiore a 65 anni. Tra il 1995 e il 2007 il tasso di suicidi tra le Forze di Polizia italiane è diminuito, mentre tra il 2007 e il 2017 vi è stato un andamento stabile. Se ciò sia dovuto a una migliore selezione e a programmi educativi perfezionati non è chiaro. A causa dei dati preoccupanti, a febbraio, con Decreto del Capo della Polizia, è stato istituito l’Osservatorio Permanente Interforze sul fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti alle Forze di Polizia. Scopo dell’Osservatorio è studiare l’incidenza del fenomeno ma anche approntare procedure e strutture per la prevenzione e l’intervento.
Le fonti di stress in Polizia
Le fonti di stress in Polizia possono essere legate sia al contenuto del lavoro che alla cultura organizzativa del contesto del lavoro. Nel primo caso si fa riferimento al dover affrontare situazioni emotivamente intense come aggressioni, violenze sessuali, abusi su minori, femminicidi. Eventi che possono portare a sviluppare sintomi di tipo post-traumatico (incubi, flashback). Anche un lavoro di routine eccessivo e noioso può essere stressante. Il secondo caso invece concerne il contesto organizzativo, dirigenziale e burocratico. Più specificamente, la carenza di comunicazione e di sostegno, ristrette possibilità di carriera, stili di gestione molto burocratici, limitata autonomia, conflitti interpersonali, turni logoranti. A tutto ciò si possono aggiungere un atteggiamento negativo dei cittadini, autorità limitata dei poliziotti, inadeguata punizione dei crimini. Nel lavoro in Polizia si devono affrontare vari tipi di eventi stressanti. Si possono verificare eventi traumatici a bassa frequenza e alto impatto emotivo, come disastri o attentati, eventi improvvisi e di durata relativamente breve, eventi stressanti di routine.
Il legame tra evento stressante e stress, non è lineare. Non tutte le persone esposte a uno stesso evento traumatico sviluppano sintomi di DSPT. I traumi relazionali vissuti a partire dall’infanzia, possono incrementare la vulnerabilità del soggetto nella capacità di gestione dello stress e la sua predisposizione all’iperattivazione patologica (Craparo, 2013). La reazione traumatica dipende dall’oggettiva gravità dell’evento, dal contesto e da caratteristiche personali. La percezione dell’evento e le strategie di coping, cioè le risorse individuali per far fronte agli eventi, sono determinanti. I poliziotti con una buona autostima riescono a mettere in atto strategie di coping più efficaci (Pietrantoni, Prati & Morelli, 2003). Strategie di coping adattive sono il fronteggiamento attivo dello stressor, la ricerca di supporto sociale emotivo e strumentale. Costituiscono invece strategie disadattive l’eccessiva manifestazione delle emozioni, l’evitamento della ricerca di soluzioni, il distacco psicologico. Una buona elaborazione dell’evento stressante, grazie a opportuni interventi, può far sì che esso diventi un’occasione di sviluppo personale.
Il suicidio
L’ideazione suicidaria deriva dalla complessa interazione di molteplici fattori di rischio, soprattutto lo stress sembra essere rilevante. Uno studio (Steyn, Vawda, Wyatt, Williams & Madu, 2013) riporta come l’iperarousal (ipervigilanza), elemento caratterizzante il DSPT, sia il fattore maggiormente predittivo dell’ideazione suicidiaria. L’effetto cumulatico dell’esposizione a eventi stressanti derivanti dall’attività lavorativa può avere ricadute sulla salute fisica, sulla qualità della vita dei poliziotti e sulle loro relazioni significative. La disperazione, un sentimento invalidante conseguenza dello stress, è un altro possibile fattore di rischio. Come la depressione, altro predittore dell’ideazione suicidaria.
L’idea del suicidio sembra configurarsi come la reazione di fuga a un dolore insostenibile. L’ideazione suicidaria è associata a strategie di coping disadattive e a caratteristiche di personalità quali la bassa stabilità emotiva. L’esposizione a eventi traumatici può portare allo sviluppo di alti livelli di sintomi di DSPT e conseguentemente ad alto consumo di alcool. Questi fattori combinati possono condurre a un’ideazione suicidaria (Violanti, 2003). Fattori protettivi dagli accadimenti autolesivi sono invece il cameratismo, il sostegno familiare e sociale, il supporto organizzativo, l’essere socialmente integrati. A questi si deve aggiungere l’autostima, che aiuta a trovare strategie efficaci per far fronte agli aventi e a prevenire l’insorgere del burnout.
Prevenzione e intervento
Gli studi evidenziano l’esistenza di due livelli di prevenzione: screening pre-assunzione e attività di educazione e di supporto (Saita, Fanciullo & Facchin, 2018). La valutazione psicodiagnostica è una parte molto importante del processo di selezione, in quanto permette di misurare il grado di stabilità psicologica dei nuovi agenti. La prevenzione inizia quindi fin dal momento della selezione e dell’addestramento. A questo primo livello deve poi seguire un’attività di monitoraggio per individuare eventuali problematiche latenti. Interventi mirati serviranno per minimizzare il rischio di disturbi psicologici legati all’esposizione a eventi stressogeni e promuovere benessere e competenza. Fra gli interventi per prevenire o contrastare le conseguenze emotive dell’esposizione a un evento potenzialmente traumatico, il più noto è il debriefing. Tuttavia i risultati sulla sua efficacia non sono univoci. L’uso del tempo libero per sport, amici e interessi, aumenta il benessere personale e protegge dallo stress lavorativo.
La comunicazione fra pari e con i supervisori costituisce un fattore di protezione dallo stress. Si sono rivelati utili anche seminari interattivi e percorsi formativi sulla gestione dello stress. I programmi di supporto e assistenza per una migliore gestione delle difficoltà sono fondamentali, poiché i poliziotti sono restii a chiedere l’aiuto di professionisti della salute mentale. Il motivo è la paura della stigmatizzazione e delle possibili ripercussioni sul lavoro. In tal senso, strategie basate sul sostegno tra pari possono rivelarsi utili come scudo contro l’ideazione suicidaria e possono aprire la strada al ricorso all’aiuto di professionisti. Utile anche l’apprendimento di tecniche e attività di rilassamento. La mindfulness, una variante della meditazione orientale, può aiutare ad affrontare i traumi e a focalizzarsi sugli obiettivi. Essa può inoltre migliorare le relazioni interpersonali aiutando ad affrontare le emozioni difficili che possono ostacolare la comunicazione e l’intimità.
Scritto da Anna Calabresi, psicologa clinica, esperta in psicologia giuridica, investigativa e criminale ed esperta in psicodiagnostica. Segue da anni le tematiche criminologiche, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale
Riferimenti bibliografici
Craparo, G. (2013). Il disturbo post-traumatico da stress. Roma: Carocci editore.
Grassi, C., Del Casale, A., Cucè, P., Kotzalidis, G.D., Pelliccione, A., Marconi, W., et al. (2019). Suicide among Italian police officers from 1995 to 2017. Rivista di Psichiatria, 54 (1), 18-23.
Pietrantoni, L., Prati, G., & Morelli, A. (2003). Stress e salute nelle Forze dell’Ordine. Nuove tendenze della Psicologia, 1 (3), 20-41.
Saita, E., Fanciullo, M., & Facchin, F. (2018). “Inside hell”: una revisione sistematica narrativa della letteratura sul rischio suicidario tra gli agenti di polizia. Ricerche di Psicologia, 41 (3), 515-533.
Steyn, R., Vawda, N., Wyatt, G.E., Williams, J.K., & Madu, S.N. (2013). Posttraumatic stress disorder diagnostic criteria and suicidal ideation in a South African Police sample. African Journal of Psychiatry, 16, 19-22.
Violanti, J.M. (2004). Predictors of Police Suicide Ideation. Suicide and Life-Threatening Behavior, 34 (3), 277-283.




