Mindfulness e gestione dello stress lavorativo
Si sente sempre più spesso parlare di stress correlato al lavoro, questo concetto è il risultato di una serie di elaborazioni psicologiche e osservazioni mediche elaborate nel corso degli anni. Di cosa si tratta nello specifico? E’ una risposta psicofisica conseguente a richieste lavorative superiori alle risorse personali o che vanno a colludere con i propri bisogni. Infatti, quando l’interazione tra questi aspetti non è più in equilibrio, si genera una condizione di strain, ossia di fatica, in cui il lavoratore non riesce più a svolgere i suoi compiti in maniera adeguata. Se tale condizione è prolungata nel tempo, si può avere una riduzione dell’efficienza sul lavoro, nonché la manifestazione di gravi problemi fisici e psicologici.
Negli ultimi anni lo stress lavoro-correlato è cresciuto in maniera esponenziale e l’impatto negativo che tale condizione ha sulla salute delle persone è considerevole. Poiché tale problematica è una delle più frequenti tra le persone che lavorano, un grande passo verso la tutela e la promozione della qualità del lavoro e del benessere organizzativo è stato fatto con il decreto legislativo n.81 del 9 Aprile 2008 (d.lgs 81/2008). Quest’ultimo inserisce, infatti, all’interno del nostro Paese l’obbligo per le organizzazioni, di svolgere un’analisi dei rischi psicosociali per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Finalmente è riconosciuto che la salute e il benessere dei lavoratori non sono legati semplicemente a fattori ambientali, ma soprattutto a fattori psicosociali, organizzativi e gestionali.
Quali sono gli effetti dello stress lavoro-correlato?
Per quel che riguarda gli effetti dello stress lavoro correlato, possono essere distinte due tipologie: quelli che ricadono sui lavoratori, e quelli che colpiscono l’azienda. Nel primo caso, gli effetti dello stress acquisiscono un’entità diversa a seconda dell’intensità e della condizione di stress e, solitamente, gli effetti più frequenti sono: aumento dell’ansia, irritabilità, rabbia, depressione o difficoltà di concentrazione. Comportamenti aziendali che invece possono essere espressione dello stress nei dipendenti sono: assenteismo, incidenti sul lavoro, errori di distrazione e problemi disciplinari. Tali conseguenze però, come si può immaginare, si ripercuotono negativamente anche sulla produttività dell’organizzazione, ragion per cui è importante guardare a questo fenomeno anche in termini economici.
Gli effetti di una condizione di stress sul luogo di lavoro, inoltre, non sono circoscritti solo alle ore lavorative, ma si ripercuotono anche nel prima e nel dopo con la cosiddetta “sindrome del corridoio”. Infatti, il passaggio dall’ambiente lavorativo a quello privato, e viceversa, spesso può comportare uno spostamento di residui emozionali negativi in contesti inadeguati e ciò può interferire con le capacità dell’individuo di gestire sia le competenze lavorative che quelle private, con conseguente ipersensibilizzazione anche di fronte a stimoli normali. Tutti questi elementi possono rappresentare dei costi elevati per un’azienda, che potrebbero essere ridotti sviluppando interventi di prevenzione dello stress lavoro-correlato.
L’importanza della prevenzione
È possibile distinguere due tipologie di prevenzione, quella focalizzata sull’organizzazione e quella centrata sull’individuo. La prima concerne interventi di tipo organizzativo che modificano i fattori di rischio connessi al contesto e al contenuto del lavoro. Sono sicuramente interventi molto efficaci, poiché agiscono in maniera diretta sulla fonte di stress, ma allo stesso tempo anche estremamente dispendiosi, sia in termini di risorse economiche che di risorse organizzative e psicologiche, quindi non sempre facilmente attuabili. Gli interventi a livello individuale mirano invece alla promozione di strategie di coping e di resilienza individuale con l’obiettivo di modificare la valutazione cognitiva del potenziale stressor, andando così a ridurne il suo impatto negativo sulla salute. A questo proposito, le tecniche di rilassamento, tra cui in particolare la mindfulness, sono risultati efficaci strumenti di gestione dello stress, utili anche a fronteggiare gli eventi stressanti nei luoghi di lavoro.
La mindfulness consiste in un’antica forma di meditazione di origine buddista, che può essere definita come uno stato di coscienza o processo mentale caratterizzato da un’attenzione consapevole nei confronti dell’esperienza interna ed esterna. Il suo obiettivo è quello di essere presenti nel qui e ora eliminando l’atteggiamento giudicante verso le proprie emozioni e pensieri. La pratica della mindfulness attiva risorse che consentono di sviluppare una maggiore consapevolezza circa il rapporto tra le cause di stress e la sua gestione, permettendo una vita lavorativa più appagante e un incremento delle performance. Questa pratica nasce come tecnica per il benessere del corpo e della mente, ma ha trovato ben presto terreno fertile nel campo lavorativo, portando diverse aziende leader nei propri settori, tra le quali Google, Apple, Nike, Yahoo!, Deutsche Bank, ad altre ancora, ad investire risorse nella mindfulness, sperando di riuscire a ridurre lo stress nei propri addetti, ottenendo così anche dei benefici operativi.
Quali sono i benefici della mindfulness in ambito lavorativo?
Nella vita lavorativa il beneficio principale che si può trarre dalla mindfulness è quello di avere una mente più aperta e consapevole. È stato osservato, da diversi studi, che le persone che praticano la mindfulness sono più sveglie, creative, aperte verso la novità, più orientate alle soluzioni che non ai conflitti, e maggiormente empatiche verso sé e gli altri. Vi è una forte sinergia tra il benessere della persona e la qualità del lavoro, per tale ragione la mindfulness è un approccio particolarmente utile per chi si occupa di formare e gestire il personale nelle aziende. La prima applicazione della Mindfulness allo stress è stata sviluppata da Jon Kabat Zinn attraverso il programma Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR). Questo programma venne inizialmente utilizzato con persone affette da malattie croniche, per cercare di ridurre le sofferenze a cui erano sottoposti. Il programma è strutturato in otto incontri in cui i pazienti svolgevano una pratica attiva della disciplina. Alla fine del ciclo, Jon Kabat Zinn osservò come nei pazienti ci fosse stato un incremento delle strategie di coping positive, con conseguente riduzione di quelle negative. Questo programma ha come finalità quella di addestrare le persone a rimanere nel momento presente e ad essere consapevoli delle proprie risorse fisiche, mentali ed emotive. Liberando la persona dalla sua reattività emotiva, mantenendola presente nella circostanza e con la libertà di usufruire delle proprie facoltà, questa riuscirà a rispondere alla situazione reale piuttosto che farsi guidare dalle proprie pulsioni inconsapevoli.
Si punta quindi allo sviluppo della capacità di mantenere una lucidità mentale, anche in situazioni caotiche, con la quale prendere le decisioni più adatte al momento. L’acquisizione di un atteggiamento non giudicante nei confronti dei propri pensieri ed emozioni permette inoltre l’identificazione di quegli assunti che orientano l’interpretazione data alle percezioni e agli stimoli, sia interni che esterni. Ciò permette una gestione efficace delle emozioni suscitate da tali assunti, ed è proprio questa regolazione emotiva che si trova alla base della prevenzione e gestione dello stress, quindi anche dello stress correlato al lavoro. L’obiettivo principale dell’uso di questa pratica, è quello di sviluppare la capacità di rispondere in maniera efficace allo stress imparando a gestirlo e a ridurre la sofferenza ed il disagio, sia nell’ambito lavorativo che della vita quotidiana.
Scritto con la collaborazione di Eleonora Beleggia, Dr.ssa in Psicologia Clinica e di Comunità
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