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Il linguaggio nei bambini e la difficoltà di espressione

I disturbi del linguaggio, riguardano la capacità del bambino di produrre alcuni suoni, tutti i suoni o di comprendere ciò che gli si dice. Questi, possono essere individuati per tali motivi anche in età precoce e dunque in età prescolare proprio perché il bambino non riesce a esprimersi oppure a farlo correttamente. Per diagnosticare correttamente un disturbo del linguaggio, bisogna tuttavia sottoporre il bambino ad alcuni test per escludere la presenza di un deficit visivo, uditivo e sensoriale. In genere, soprattutto inizialmente, imparare a parlare è per il bambino uno sforzo, dunque si evidenziano diversi errori, che poi durante la crescita e l’apprendimento tendono a scomparire. Gli errori possono essere di tipo fonologico e dunque il bambino può sostituire, modificare oppure omettere alcuni suoni e di tipo morfosintattico, e qui si evidenzia un lessico povero di articoli, verbi e congiunzioni necessari per esprimere una frase di senso compiuto.

Il linguaggio è molto importante, perché permette ai bambini di iniziare le prime relazioni sociali e di comunicare anche attraverso il gioco con i suoi pari. Le difficoltà nel parlare o nel comprendere quanto detto, possono essere attribuite a diverse cause, dunque non solo a cause biologiche ma anche a cause ambientali. Già a un anno, infatti, il bambino non dice vere e proprie parole, ma ne comprende molte e in genere utilizza dei gesti come forma di comunicazione con l’adulto, per renderlo partecipe che lui ha capito. Intorno ad un anno e mezzo il bambino inizia a dire le prime parole, e circa a due anni il suo vocabolario conosce più di cinquanta parole, a tre anni inizia ad utilizzare articoli, verbi, parole astratte, finché il suo lessico diventa sempre più ampio ed è in grado di comunicare non utilizzando necessariamente i gesti. Tuttavia, in presenza di un ritardo nel linguaggio, occorre indagare, partendo dalla gravidanza e dal parto anche i fattori familiari o medici che possono aver compromesso il suo naturale sviluppo.

 

Conseguenze psicologiche nei bambini con difficoltà di linguaggio

Il non parlare, può portare il bambino a isolarsi oppure a sentirsi frustrato perché non capito né dai pari e talvolta nemmeno dagli adulti. Ciò col procedere può creare diverse problematiche psicologiche, inoltre in altri casi, proprio i disturbi emozionali o psicologici possono creare nel bambino un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Questo è importante, non solo per comunicare ed instaurare relazioni sociali, ma anche per la pianificazione e la programmazione di comportamenti. I veri e propri disturbi del linguaggio, una volta diagnosticati (e dunque dopo aver escluso altre possibili problematiche), possono presentarsi in comorbidità con altri disturbi come disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e deficit d’attenzione e/o iperattività (ADHD). Queste condizioni, possono portare anche i genitori stessi alla necessità di intraprendere un percorso di sostegno oppure una psicoterapia familiare per supportare, sostenere e comprendere appieno la problematica e trovare strategie funzionali di comunicazione con il bambino.

Nella psicologia, tanti autori hanno affrontato la tematica del linguaggio in maniera differente. Ad esempio secondo gli innatisti il linguaggio è una capacità innata, difatti secondo loro il cervello sarebbe dotato di un sistema definito “language acquisition device” o LAD deputato all’apprendimento del linguaggio. Quindi, secondo gli innatisti i bambini sono biologicamente predisposti per imparare a parlare. Skinner, comportamentista, sosteneva che i bambini imparano a parlare come apprendono qualsiasi altro tipo di comportamento e cioè interagendo con l’ambiente stesso (teoria stimolo-risposta). In ultimo Vygotskij, affermò l’importanza dell’ambiente per l’acquisizione del linguaggio stesso, difatti secondo lui il bambino impara a parlare grazie alle stimolazioni provenienti dall’ambiente e dunque imitando gli adulti e in seguito lo interiorizza. Secondo lui, il linguaggio interiorizzato corrisponde a una forma di pensiero verbale al quale il linguaggio da una logica e quindi un significato alle parole. Diverse teorie quindi hanno affrontato questo tema, ad oggi l’importanza è ancora posta non solo sulle cause biologiche ma anche su quelle ambientali.

 

Come intervenire nei casi di ritardo nel linguaggio

Se il problema del linguaggio, è notato dalla famiglia, dal nido, da parenti in età precoce è buono rivolgersi subito ad uno specialista che effettuando test e raccogliendo informazioni sul bambino dalla nascita in poi può diagnosticare o escludere la presenza di un disturbo del linguaggio. In seguito all’anamnesi, è necessario per evidenziare oppure per escludere il disturbo effettuare una valutazione sia neuropsicologica che logopedia per poi eventualmente procede con un percorso riabilitativo. L’obiettivo della riabilitazione potrebbe essere sia lavorare sul lessico e sia correggere gli eventuali errori fonologici. La terapia andrà a stimolare diversi aspetti: l’ascolto, la discriminazione di suoni e parole, lo sviluppo cognitivo e anche le competenze motorie e prassiche. Ovviamente essendo ogni bambino diverso, la terapia andrà a toccare gli aspetti maggiormente deficitari, e sarà adattata a lui e alle sue esigenze. In genere in questi casi il bambino sarà seguito da un’equipe multidisciplinare composta dal foniatra, lo psicologo ed il logopedista.

È quindi fondamentale individuare precocemente le difficoltà del linguaggio per intervenire in maniera tempestiva e prevenire dopo la comorbidità con altri disturbi. In particolare, la figura del foniatra si occuperà di valutare il corretto funzionamento delle corde vocali, dei tessuti, la logopedista che si occuperà di correggere le anomalie del linguaggio, l’articolazione e dunque il suo compito sarà di migliorare o costruire le capacità comunicative e quindi insegnerà al bambino a emettere suoni e articolare le parole in maniera corretta. Poi, se le capacità comunicative sono molto compromesse può insegnare anche il linguaggio dei segni o la lingua Braille (nel caso si riscontrino problemi uditivi o visivi). Per quanto riguarda lo psicologo si occuperà di supportare il bambino e la famiglia nell’affrontare tale problematica e nel caso che il disturbo del linguaggio sia dovuto a problemi emozionali e familiari, mirerà alla loro risoluzione.

 

Riferimenti Bibliografici

Anastasis (2019) I disturbi del linguaggio https://www.anastasis.it/disturbi-del-linguaggio/

(22/10/2019)

Medical Centre (2019) Il bambino che non parla: che cosa fare? https://www.logopediaroma.com/2019/07/11/il-bambino-che-non-parla-le-lacune-nelle-competenze-comunicative/

(21/10/2019)

Santrock J.W. (Ed. 2). ( giugno 2017) Psicologia dello sviluppo. Editore : McGraw-Hill.

Taylor L., ( 2017) Lo sviluppo cognitivo. Casa Editrice: Il Mulino.