Disturbi del comportamento dirompente e della condotta in età evolutiva
I Disturbi del comportamento dirompente e della condotta sono caratterizzati da una serie di condizioni che comportano problemi sia nella condotta, che nel controllo delle emozioni. Sono anche classificati come “disturbi esternalizzanti del comportamento” poiché i bambini manifestano esternamente le loro emozioni solo sotto forma di aggressività, impulsività e rabbia. Tali disturbi tendono a manifestarsi maggiormente nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, considerato “critico” a causa del cambiamento sia fisico che sociale del soggetto che passerà dall’infanzia alla pubertà.
Il ragazzo che soffre di disturbi del comportamento dirompente manifesta diversi sintomi, tra cui:
- Mancanza di rimorso e senso di colpa: quando compie qualcosa di sbagliato, egli né si sente in colpa né prova alcun sentimento di pentimento. Mette in atto azioni senza preoccuparsi delle possibili conseguenze negative
- Mancanza di empatia: non è interessato ai sentimenti altrui e di solito appare freddo e distaccato. Mostra maggior preoccupazione quando particolari eventi possono toccare il suo stato psicofisico.
- Non si preoccupa delle sue azioni: chi soffre di disturbo del comportamento dirompente tende ad avere risultati negativi anche in ambiti della propria vita come lavoro, scuola o vita sociale. Il soggetto non mostra, però, preoccupazione riguardo la malriuscita delle proprie performance e non compie alcuno sforzo per cercare di migliorare. Molto spesso, anzi, tende a dare la colpa agli altri per il proprio fallimento.
- Mancanza di affettività: non riesce a manifestare i propri sentimenti agli altri ne tantomeno ad esternalizzarli.
La diagnosi di tali disturbi in età prescolare è oggetto di molte discussioni; a tale età è sempre difficile fare diagnosi di questo tipo poiché non si riesce pienamente a distinguere quali siano i comportamenti patologici e quelli normali. Tutto ciò perché il bambino è in piena fase del suo sviluppo e di conoscenza sia di se stesso ma anche dell’ambiente circostante.
Per fare una corretta diagnosi, è importante sapere che in tale categoria troviamo:
- Disturbo oppositivo provocatorio (DOP): bambini/adolescenti con frequente umore collerico ed irritabilità accompagnato da comportamento provocatorio. Tendono a ribellarsi a chi cerca di imporre loro limiti o regole e provocano le persone attorno a loro, in particolare i genitori.
- Disturbo della condotta: il soggetto tende a violare regole e norme imposte alla sua età, con comportamenti aggressivi verso persone o animali al fine di mettere paura a chi hanno intorno, tendono a rompere qualsiasi cosa si trovi nelle vicinanze o, nei casi più gravi, scappano di casa al fine di “minacciare” e allertare la propria famiglia.
- ADHD: vivacità anormale e intensa, caratterizzata da iperattività e impulsività. Tale comportamento tende a presentarsi in tutti i contesti della vita del soggetto.
- Disturbo antisociale di personalità: è definita anche sociopatia. Ovviamente, si tratta dello stadio con maggior gravità dei disturbi della condotta. Il soggetto tende a mettere in atto atti delinquenziali e addirittura violenti verso persone/cose.
Neurofisiologia dei disturbi del comportamento dirompente
Per quanto riguarda i disturbi del comportamento dirompente è stato evidenziato un ruolo fondamentale dei tratti calloso-anemozionali, tratti considerati fondamentali nella psicopatia. I tratti calloso-anemozionali sembrano, infatti, aver un ruolo cruciale anche in soggetti che mostrano mancanza di emozionalità, senso di colpa ed empatia. Ad ogni modo, dal punto di vista delle neuroscienze sono stati effettuati molti studi avanzando l’ipotesi biologica dei disturbi del comportamento dirompente.
Tale ipotesi è stata poi scartata poiché il bambino, sin da piccolo, deve imparare attraverso prove ed errori a mettere in atto comportamenti socialmente accettabili e a cercare di evitare quelli che possono essere comportamenti non tollerati, tutto ciò attraverso l’acquisizione della consapevolezza di quali possono essere le possibili conseguenze di comportamenti sbagliati. Il successivo sviluppo di comportamenti dirompenti possono essere originati da fattori temperamentali, collegati ad alti livelli di aggressività, deficit di attenzione, stress familiare, difficoltà nei legami sociali.
In molte famiglie con bambini con problemi comportamentali tende a svilupparsi un clima disfunzionale tale per cui il genitore, esasperato dal comportamento provocatorio e violento del figlio, tenderà ad urlare e criticare allo scopo di controllare il bambino. Quest’ultimo, a sua volta, urla e mette in atto comportamenti violenti al fine di ribellarsi al genitore. Soggetti con disturbi del comportamento dirompente tendono ad essere amanti di ciò che viene chiamato “sensation seeking”, ovvero la ricerca costante di sensazioni forti. Ciò avviene, appunto, attraverso la trasgressione delle regole e comportamenti socialmente inadeguati.
In tali soggetti, le azioni che successivamente comportano rinforzi positivi, non danno le stesse emozioni che si possono provare quando vengono messe in atto azioni dalle conseguenze tanto negative quanto prevedibili, per questo cercano di trovare sensazioni sempre più forti. Ciò trova origine nella riduzione dell’attività della corteccia orbitofrontale, tipica in soggetti con disturbi del comportamento dirompente e della condotta. Un bambino che presenta uno dei disturbi del comportamento dirompente non ha compreso appieno il concetto di paura; a livello neurobiologico, infatti, la mancata consapevolezza delle proprie azioni sembra essere associata ad una riduzione della sostanza grigia nell’ambigdala, considerata la sede della paura.
Possibili trattamenti
Nonostante sia spesso complicato diagnosticare in età precoce questo tipo di disturbi, sono stati comunque sviluppati efficaci trattamenti al fine di cercare di:
- Cercare di ridurre i comportamenti disfunzionali
- Valorizzare i punti di forza del soggetto facendo leva su un migliore sviluppo di questi
- Prevenire il fallimento e l’abbandono scolastico o lavorativo
Uno dei primi trattamenti è quello psicoeducativo: ciò prevede la stimolazione di specifiche competenze che ancora non sono state sviluppate nel bambino prendendo in considerazione soprattutto la famiglia al fine di gestire la relazione. L’intervento psicoeducativo si divide in terapia cognitivo-comportamentale, la quale è finalizzata ad aumentare le capacità di autocontrollo e di gestione delle attività, e dal Parent-training finalizzato al miglioramento della relazione tra il bambino e la famiglia. Associata alla terapia, il professionista potrebbe anche fare uso di farmaci al fine di controllare i sintomi e la disregolazione comportamentale.
Quelli più usati sono:
- Antipsicotici: efficaci nel trattamento di sintomi sia positivi che negativi, agiscono sui recettori della serotonina e della dopamina
- PsicoStimolanti: agiscono sul sistema nervoso centrale aumentando l’attenzione ed il comportamento inibitorio
- Stabilizzanti del tono dell’umore: tendono a ridurre i sintomi comportamentali gravi.
Se non trattati nella giusta maniera, tali disturbi tendono a progredire. Identificare questi disturbi sin da bambini consente di avviare un processo terapeutico precoce che prevede la messa in atto di interventi i quali porteranno numerosi benefici al soggetto.
Riferimenti bibliografici
Lambrusch,F., Muratori, P. (2013). Psicopatologia e psicoterapia dei disturbi della condotta. Milano: Carocci Editore
Ferro,L., Cristofanelli, S. (2012). I disturbi del comportamento dirompente. Torino: Espress Edizioni




