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Problemi fisici e aggressioni verbali

Una ricerca del sindacato della CGIL, riportata nell’articolo di Repubblica a firma di Corrado Zunino, riporta dati sconfortanti sul mestiere delle maestre d’infanzia. Le immaginiamo sempre immerse in contesti ovattati, con fare materno e un sorriso perennemente stampato sul viso, mentre si occupano maternamente dei pargoli affidati alla loro custodia. La realtà è ben diversa: il 50% di loro accusa problemi alla schiena ed è stato aggredito verbalmente dai genitori degli alunni. La ricerca è stata chiamata “Abbi cura di te”. Siamo martellati dalle cronache di casi in cui sono coinvolte maestre d’asilo che picchiano i bambini. Mentre nel Governo c’è chi reclama l’installazione di telecamere negli istituti d’infanzia, per monitorare l’operato dei docenti e porre termine agli abusi sui bambini, la CGIL ha avviato la ricerca sullo stato di salute delle maestre. Secondo il sindacato le ragioni di tali episodi di violenza sono da ricercare nello stato di prostrazione in cui lavorano maestre ed educatrici.

Sono state ascoltate 590 donne e 17 uomini, che lavorano nell’ambito educativo preso in considerazione per lo studio del fenomeno. Il 65% sono educatrici, il 12% operatrici, l’11% maestre, il 7% addette alla cucina e il restante 5% è composto dal personale ausiliario. Gli intervistati hanno riportato le loro giornate tipo con i bambini affidati alla loro assistenza. Giornate in cui, molte maestre, possono passare anche per un quarto del loro orario di lavoro con un bambino in braccio. Sovente sono portate ad inginocchiarsi a terra, per svolgere le loro mansioni didattiche. Il momento più difficile della giornata lavorativa è, non di rado, il momento della riconsegna del bambino ai genitori; situazione che può facilmente trasformarsi in un episodio conflittuale. Una modalità di lavoro che conduce i tre quarti dei lavoratori per l’infanzia a un controllo medico. Percentuali che raggiungono cifre vertiginose con il 90% per il personale ausiliario e l’85,9% che riguarda le educatrici.

 

Effetto burnout

Oltre a questo si aggiunga il 40% che soffre di lombalgia acuta e il 60% lamenta una sostanziale riduzione dell’udito. Inoltre, il costante contatto con i bambini, è la causa principale di raffreddori e stati febbricitanti durante tutto l’arco dell’anno scolastico. I rischi psicosociali che la professione può comportare sono molto elevati. Possiamo incappare in ciò che è definito burnout: un correlato di disturbi del sonno, profondo affaticamento e riduzione dell’energia. Oltre metà del campione preso in esame ne risulta vittima. Il 67% delle maestre ha lavorato con bambini portatori di handicap e il 63% con fanciulli bisognosi di sostegno. Nonostante sia un lavoro usurante, la ricerca della CGIL; riscontra che l’85% delle lavoratrici nel settore si dichiara soddisfatta o, addirittura, molto soddisfatta del loro mestiere. Gli autori dello studio hanno scritto: “una volta comprese le criticità del settore è necessario elaborare percorsi di tutela delle lavoratrici, sia a livello individuale che collettivo…”

Si propongono nuove assunzioni per permettere una più equa suddivisione dei carichi di lavoro. Un provvedimento necessario, poiché si deve rispettare il rapporto numerico insegnate-bambino. Inoltre si devono prevedere percorsi specifici di pensionamento per la professione, e farlo in modo da contrastare la tendenza di moltissime amministrazioni che tendono quasi esclusivamente a risparmiare sul costo del lavoro. Sono i punti che, ovviamente, una ricerca sindacale deve evidenziare andando a contrastare le dinamiche del risparmio, attuate dalla pubblica amministrazione che colpiscono con l’ascia settori fondamentali, come quello dell’istruzione, perché i fondi a disposizione sono sempre più esigui a causa di un debito pubblico insanabile. Un discorso trito e ritrito, dove il cane si morde la coda, ma che accende i riflettori sulle condizioni in cui sono costrette a lavorare le persone a cui sono affidati i bambini, uomini del futuro, pretendendo attenzioni e professionalità da un personale che opera in condizioni di notevole disagio, sotto molti aspetti, e dove la professionalità è minata da carenze strutturali, la mancanza di personale e un metodo educativo sempre più volto al nozionismo.

 

Una realtà con molte sfaccettature

Un lavoro molto duro, ma che, nella maggior parte dei casi, è svolto da persone che amano il mondo dei bambini e la possibilità di educarli, applicandosi e reinventandosi ogni volta per seguire i piccoli nei percorsi di crescita, oggi più che mai variabili, suscettibili delle nuove forme di socialità che si susseguono, generazione dopo generazione, e soggette alle esigenze, sempre più pressanti, di genitori fin troppo presenti nelle attività scolastiche dei figli. I docenti di tutte le scuole, sia primarie che secondarie, sono stati minati nell’autorevolezza e messi in condizioni lavorative molto precarie. Stipendi bassi, classi numerose, infrastrutture carenti influiscono sul morale, e li fanno sentire come se stessero combattendo contro i mulini a vento. Genitori che attuano un controllo didattico quasi a pretenderne l’esclusività, per fornire il clima educativo più adeguato alle esigenze del figlio, autorizzano lo stesso ad assumere atteggiamenti di pretesa e a vivere i docenti come un semplice mezzo per i loro scopi, non come figure di riferimento per la crescita e l’apprendimento, non solo istruttivo ma anche di convivenza con il prossimo.

I bambini crescono in contesti educativi dove l’egocentrismo e la competizione sono elementi fondanti della società moderna, ma ormai possiamo parlare di postmodernismo, e giungono a scuola carichi di sé, refrattari alle regole che devono necessariamente vigere in una scuola. Bambini che scoprono una realtà dove non sono protagonisti indiscussi, come in famiglia, e devono confrontarsi con i coetanei, ognuno caratterizzato dalle proprie esigenze e dal proprio carattere. Le maestre d’asilo devono lavorare, sovente, in un contesto sottilmente ostile e, dove sapersi muovere, richiede un complicato dosaggio di buon senso, delicatezza, fermezza e pazienza. Voler bene ai bambini non è facile come una volta, oggi portano precocemente con loro le nevrosi degli adulti; non si parla di gestire solo i capricci di creature viziate, ma un universo di competizioni dalle mille sfaccettature che si mascherano, molto superficialmente, con le esigenze e le fragilità di un bambino.

 

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV