Una sfida non solo tecnologica
Gli esseri umani hanno iniziato ad avventurarsi nello Spazio a partire dalla seconda metà del XX secolo. Il 12 aprile del 1961, il russo Jurij Gagarin è andato per la prima volta nello Spazio. Il 21 luglio 1969, lo statunitense Neil Armstrong è stato il primo uomo a posare piede sulla Luna. Data la brevità temporale di questi primi voli spaziali, l’attenzione della ricerca era prevalentemente concentrata sugli aspetti tecnologici e medici. I bisogni fisici e gli effetti delle radiazioni e dell’esposizione a forze gravitazionali ridotte sull’organismo degli astronauti, rappresentavano dunque le principali preoccupazioni.
L’International Space Station (ISS), che si trova in orbita terrestre bassa, dal 2000 è permanentemente abitata da equipaggi costituiti da due a sei atronauti a rotazione. Essi lavorano in vista del raggiungimento di obiettivi scientifici e per acquisire esperienze per voli spaziali di lunga durata. I programmi di esplorazione spaziale attualmente in discussione negli Stati Uniti e in Europa, prevedono entro la prima metà di questo secolo missioni umane su Marte. Pertanto, in vista di viaggi spaziali sempre più lunghi e stressanti, diventa centrale per la riuscita della missione lo studio degli aspetti psicologici e del lavoro di squadra. Ciò incide sia sul processo di selezione che sulla fase di addestramento degli astronauti. I candidati devono infatti essere idonei al lavoro complesso dell’astronauta ma anche a lavorare come parte di un team in un ambiente estremo.
Aspetti medici
Gli aspetti tecnologici riguardanti la capsula che dovrebbe proteggere l’equipaggio dai paramentri ostili dello spazio, e il vettore che dovrebbe condurla a destinazione, non rappresentano le uniche sfide. Le missioni spaziali di lunga durata, infatti, pongono anche rischi importanti per la salute degli astronauti. La permanenza nello spazio accresce il problema dell’esposizione alle radiazioni che lo permeano durante le fasi di trasferimento interplanetario. A questo aspetto si può ovviare con schermature adatte. Una volta rientrati sulla Terra dalle missioni sulla ISS, gli astronauti hanno in genere una veloce ripresa. I tempi dilatati di una missione di lunga durata, invece, amplificano le difficoltà, mentre l’equipaggio dovrebbe essere costantemente al massimo dell’operatività.
La situazione di microgravità pone diversi rischi per la fisiologia umana. Il disuso delle ossa e la perdita di densità minerale comporta problematiche per lo scheletro. La sollecitazione meno intensa porta i muscoli ad atrofizzarsi e sono state notate alterazioni nella composizione delle fibre muscolari. Ci sono conseguenze anche per il sistema cardiovascolare. In particolare si registra una diminuzione della frequenza cardiaca, delle dimensioni del cuore e del volume di sangue in circolo. La differente distribuzione del sangue nel corpo ha come sintomo tipico il gonfiore del viso. Un’altra conseguenza della microgravità è l’aumento della temperatura corporea. Si possono registrare vertigini e capogiri. La pressione intracranica può portare problemi alla vista. Il sistema immunitario si indebolisce. La posizione fetale che il corpo tende ad assumere può rendere più difficoltoso operare con le braccia e le mani e ogni attività richiede un più alto costo metabolico (Avallone, F., & Santagati, M., 1992).
Caratteristiche dell’ambiente spaziale
Le caratteristiche dell’International Space Station tutelano il benessere psicologico individuale e facilitano la coesione di squadra. L’ISS è più grande di un campo di calcio ed è visibile a occhio nudo dalla Terra. Da una grande finestra gli astronauti possono vedere il nostro pianeta. In caso di pericolo si può contare su procedure di emergenza ed evacuazione. Le comunicazioni Spazio-Terra avvengono in tempo reale, riducendo la sensazione di isolamento. Molte di queste comodità non saranno invece disponibili per gli equipaggi di missioni esplorative oltre l’orbita terrestre. Questo fatto metterà la salute psicologica e il funzionamento della squadra a maggiore rischio. Gli equipaggi dovranno vivere per un periodo di tempo molto lungo in spazi angusti, in un ambiente sconosciuto e ostile come quello spaziale. In particolare, una missione su Marte implicherà anni di isolamento. Studiare l’impatto che tali missioni esplorative avrà sugli astronauti e su coloro che li supportano dalla Terra è un obiettivo tutt’altro che secondario.
Un volo spaziale è un ambiente isolato, confinato ed estremo. L’obiettivo di migliorare il lavoro di squadra e il benessere del gruppo, merita dunque un’attenzione speciale in caso di missioni esplorative di lunga durata. L’equipaggio andrebbe composto con grande cura, selezionando astronauti che abbiano attitudine al lavoro di squadra e una personalità adatta a operare in condizioni estreme. A causa dell’anomalo flusso comunicativo, l’equipaggio dovrebbe essere in grado di poter fare affidamento esclusivamente su se stesso, mettendo a frutto quanto appreso in fase di addestramento. Non ci sarà la possibilità di monitorare in tempo reale gli stati d’animo e il funzionamento del gruppo per intervenire tempestivamente. L’autonomia del team andrebbe dunque quanto più possibile potenziata. L’apprendimento di strategie per ridurre il livello di ansia e di stress, per superare le incomprensioni e per gestire i conflitti, è fondamentale.
Aspetti psicologici
A differenza delle missioni sulla ISS, nelle esplorazioni verso lo Spazio profondo verrebbe a mancare la vista della Terra, immagine rassicurante che contribuisce a ridurre lo stress. Non si avrebbe la possibilità di interagire in tempo reale con i Centri di controllo missione a terra, e questo potrebbe generare conflitti. Non ci sarebbe nemmeno modo di comunicare in modo adeguato con in propri cari. Se da una parte, infatti, i contatti con i familiari possono servire a ridurre l’ansia, dall’altro il fatto che siano insoddisfacenti può avere effetti negativi e acuire la nostalgia. Mancherebbe inoltre la rassicurante consapevolezza di poter contare su un ritorno di emergenza sulla Terra. Tutti questi elementi rappresentano importanti fonti di stress di cui tenere conto in fase di addestramento. Tuttavia nelle simulazioni manca quell’elemento fondamentale che è la percezione del pericolo reale.
Non è improbabile che in un volo spaziale possano verificarsi situazioni di emergenza. Gli astronauti dovrebbero pertanto avere un buon controllo della paura. Le caratteristiche di isolamento, confinamento, privazione e rischio proprie del veicolo spaziale rappresentano complicazioni rilevanti. Vincoli di ordine economico e ingegneristico rendono però difficile trovare delle soluzioni. Vi sono poi esigenze il cui mancato soddisfacimento può essere fonte di disagio. Tra queste la necessità di una dieta appropriata, di una adeguata illuminazione, di stimoli come odori, sapori, colori e suoni, il bisogno di privacy. Costituisce inoltre un problema da gestire il rientro in famiglia dopo una lunga assenza. Andrà dunque affrontata la questione del riadattamento (Avallone, F., & Santagati, M., 1992). Qualità come l’attrattiva personale, la stabilità emotiva, la disponibilità a cooperare, ma anche l’umorismo, utile nella risoluzione dei conflitti, rappresentano caratteristiche individuali importanti.
Importanza della capacità di lavorare in gruppo
La ricerca scientifica sul lavoro di squadra ha prodotto un notevole aumento di conoscenza negli ultimi decenni. Tuttavia, un equipaggio che si troverà in una condizione di isolamento estremo, rappresenta un oggetto di studio particolare in una situazione difficile da riprodurre sulla Terra. Un lavoro in team efficace, corrette dinamiche di gruppo ed efficaci protocolli di comunicazione sono essenziali per la riuscita di una missione nello spazio profondo. Il ritardo nella comunicazione potrebbe determinare un aumento del livello di stress e di frustrazione. Ciò potrebbe avere conseguenze negative sulle prestazioni cognitive, sul lavoro di squadra e sull’efficienza nel portare a termine i compiti (Landon, L.B., Slack, K.J., & Barrett, J.D., 2018). Situazioni conflittuali potrebbero compromettere il normale confronto che dovrebbe portare a compiere le scelte migliori in presenza di situazioni impreviste. Inoltre, l’eventuale conflitto potrebbe coinvolgere anche i team a Terra, che pertanto dovrebbero essere anch’essi sottoposti a training adeguati.
La compatibilità fra i vari membri dell’equipaggio è un fattore molto importante. Un criterio di selezione dovrebbe essere quindi la capacità di adattarsi a culture e valori diversi (Landon, L.B., Slack, K.J., & Barrett, J.D., 2018). Fondamentale per la riuscita della missione è anche la scelta del leader del gruppo. Egli dovrà avere competenza tecnica ma anche capacità personali come quella di saper rispondere adeguatamente alla pressione di grandi responsabilità e alle emergenze. Non è inverosimile infatti che nello spazio ci si trovi di fronte a una situazione di crisi, superata la quale possono insorgere problemi tra i membri del gruppo. Una volta passato il pericolo ci sarà infatti il bisogno di attribuire delle responsabilità e il leader del gruppo non potrà essere un possibile capro espiatorio. Di una sua condanna risentirebbe l’intera squadra (Avallone, F., & Santagati, M., 1992). In conclusione, risultano essenziali, in vista di missioni esplorative nello spazio profondo, una particolare attenzione alla selezione e alla composizione dell’equipaggio, nonché un’adeguata formazione al lavoro di squadra.
Scritto da Anna Calabresi, psicologa clinica, esperta in psicologia giuridica, investigativa e criminale ed esperta in psicodiagnostica. Segue da anni le tematiche criminologiche, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale
Riferimenti bibliografici
Avallone, F., & Santagati, M. (1992). Fattori psicosociali nelle missioni spaziali di lunga durata. Quaderni di Psicologia del Lavoro, 1, 50-74.
Horneck, G., Facius, R., Reichert, M., Rettberg, P., Seboldt, W., Manzey, D., et al. (2006). HUMEX, a study on the survivability and adaptation of humans to long-duration exploratory missions, part II: Missions to Mars. Advances in Space Research, 38, 752–759.
Landon, L.B., Slack, K.J., & Barrett, J.D. (2018). Teamwork and collaboration in long-duration space missions: Going to extremes. American Psychologist, 73 (4), 563-575.




