Il pensiero, che cos’è?
Il pensiero è un’attività mentale che ci permette di elaborare le informazioni ed integrarle con le conoscenze possedute. Consente agli uomini di costruire attivamente la realtà e dotarla di significato. Il pensiero contribuisce inoltre a dare un peso agli eventi. Due persone possono reagire in modo diverso e provare emozioni diverse ad uno stesso evento, perché percepito in base ai filtri personali. Cambiando il modo di pensare un determinato evento, cambia anche la reazione emotiva e comportamentale legata allo stesso (Dantzer et al., 2018). Ogni persona sceglie più o meno liberamente e consapevolmente come valutare la realtà. Essendo noi influenzati dalle nostre emozioni e dagli eventi contestuali, potremmo tendere ad avere dei pensieri disfunzionali circa la realtà che viviamo. Il termine disfunzionale non significa sbagliato ma controproducente, cioè impedisce di raggiungere l’obiettivo desiderato (Neenan et al., 2010). Gli uomini possono sempre scegliere il loro comportamento anche se non sono consapevoli di ciò.
In altri termini è come se ognuno avesse dei propri occhiali per vedere la realtà e si comporta di conseguenza. Attraverso le proprie lenti, le persone interpretano e danno un significato agli eventi. Esistono tre livelli di pensiero: i pensieri automatici, le credenze intermedie e le credenze di base. Questi livelli sono organizzati in modo gerarchico, i più superficiali sono i pensieri automatici, retti dalle credenze intermedie che a loro volta si basano sulle credenze di base, le più profonde. I pensieri automatici emergono quasi immediatamente nelle varie situazioni in cui la persona si trova e può esserne più o meno consapevole. Le credenze intermedie comprendono le assunzioni e le regole implicite, costituiscono un modello creando una sorta di guida per il comportamento. Le credenze di base si formano da piccoli, si attivano a seguito di circostanze di vita particolari e influenzano il modo di rapportarsi agli eventi, anche se inconsapevolmente (Neenan et al.,2010).
Il pensiero positivo
Il pensiero positivo deriva dall’allenare la mente a uno stato di positività, sostituendo agli schemi negativi quelli positivi. Pensare positivo significa coltivare ottimismo e l’ottimismo è un modo di pensare che può contribuire a migliorare la propria salute sia fisica che mentale. In altri termini, chi pensa positivo vede il bicchiere mezzo pieno, a differenza di chi lo vede mezzo vuoto. L’ottimismo può essere situazionale o disposizionale, per ottimismo disposizionale si intende la propensione della persona a mantenere delle aspettative favorevoli e a generalizzarle in maniera indipendente dalla situazione. L’ottimismo situazionale è più legato alla situazione e non è un tratto della persona ma è più contestuale (Dantzer et al., 2018). L’attenzionare le informazioni positive migliora la salute mentale degli individui, riducendo i disturbi d’ansia e depressivi (Yeung et al., 2015).
L’ottimismo è un costrutto poliedrico e le varie sfaccettature d’ottimismo hanno effetti diversi sul benessere. È stato concettualizzato in vari modi, come le aspettative positive per il futuro, le attribuzioni ottimistiche cioè lo stile inferenziale, l’illusione di controllo e di invulnerabilità (Boehm et al., 2018). Le aspettative positive correlano con un minor numero di episodi depressivi e moderano gli effetti degli stressors sui sintomi depressivi. Lo stile inferenziale positivo media l’effetto che gli eventi stressanti hanno sui sintomi dell’ansia (Boehm et al., 2018). Le persone con stile inferenziale positivo attribuiscono cause instabili e specifiche ad eventi negativi e non riferiscono delle caratteristiche personali negative. Mentre le persone con stile inferenziale negativo fanno l’esatto contrario, stile carattiristico delle persone con depressione (Boehm et al.,2018). Lo stile inferenziale negativo in risposta ad un evento stressante potrebbe portare a disturbi quali depressione, mania, ipomania e ideazione suicidaria (Boehm et al., 2018).
Salute e ottimismo
L’ottimismo disposizionale è associato a livelli più bassi di depressione post partum e di sintomi depressivi nei bambini (Boehm et al.,2018). Migliora anche la salute fisica, gli universitari con tale disposizione hanno dichiarato di essersi ammalati di meno rispetto ai pessimisti, durante periodi stressanti. Lo stress è associato alla riduzione della risposta immunitaria da parte dell’organismo che diventa più soggetto ad ammalarsi. Boehm e colleghi (2018) hanno ipotizzato che l’ottimismo potrebbe ridurre l’effetto negativo sulla risposta immunitaria riducendo le possibilità di ammalarsi. Un’altra definizione di ottimismo è l’illusione di controllo, le persone che pensano di avere un maggior controllo possono essere considerate più ottimiste. L’ottimismo e il pensiero positivo incidono sull’autostima e sulla resilienza. La resilienza è il processo che consente alle persone di adattarsi alle condizioni avverse. Lo studio condotto da Matel-Anderson e colleghi (2019) ha confermato l’effetto che l’autostima, il pensiero positivo ed il supporto sociale hanno sulla riduzione dei tassi di suicidio di studenti statunitensi.
Lo stress è associato ad un aumento di cortisolo che agisce riducendo le citochine pro-infiammatorie, conseguentemente il sistema immunitario diventa più forte. Questo vale per gli stressor acuti, ossia limitati nel tempo, invece gli stressor cronici, quelli che durano nel tempo abbassano le difese del sistema immunitario. Il corpo si abitua all’aumento di cortisolo e le citochine pro-infiammatorie non vengono ridotte, si è più soggetti ad ammalarsi (Dantzer et al., 2018). Il ruolo che l’ottimismo gioca nella riduzione degli effetti che gli stressor hanno sul sistema immunitario delle persone è ambiguo. Le persone più ottimiste che hanno subito un intervento coronarico hanno mostrato un rischio più basso di essere ricoverati nuovamente, rispetto alle persone più pessimiste. Tuttavia, altri sostengono che non c’è nessuna relazione tra l’ottimismo, il tempo di degenza e il recupero necessario a seguito di una operazione cardiochirurgica (Dantzer et al.,2018). Inoltre le persone ottimiste hanno meno probabilità di raffreddarsi, pur incontrando il virus influenzale (Dantzer et al., 2018). Il pensiero ha il potere di influenzare e cambiare la nostra vita.
Riferimenti bibliografici
Booehm, J.K., Chen, Y., Koga, H., Mathur, M.B., Vie, L.L. & Kubzansky, L.D. (2018). Is optimism associated with healthier cardiovascular-related behavior? Meta-analyses of 3 health behaviors. Circ Res, 122 (8):1119-1134. DOI:10.1161/CIRCRESAHA.117.310828.
Dantzer, R., Cohen, S., Russo, S.J. & Dinan, T. G. (2018). Resilience and immunity. Brain, behavior, and immunity, 74.
Matel-Anderson, D.M., Bekhet, A.K. & Garnier-Villarreal, M. (2019). Mediating effects of positive thinking and social support on suicide resilience. West J Nurs Res, 41(1). DOI:10.1177/0193945918757988.
Neenan, M. & Dryden, W. (2010). I cento punti chiave della psicoterapia cognitivi. Teoria e pratica. Erickson.
Yeung, D.Y., Ho, S.M.Y., Mak, C.W.Y. (2015). Brief report: attention to positive information mediates the relationship between hope and psychosocial well-being of adolescents. J. Adolesc, 42. DOI:10.1016/j.adolescence.2015.04.004.




