Le emozioni primarie e secondarie
Tante volte abbiamo sentito parlare di intelligenza, ma forse non tantissime dell’intelligenza emotiva. Con il termine intelligenza emotiva facciamo riferimento alla capacità dell’essere umano di riconoscere, comprendere e saper gestire le emozioni proprie e altrui. Questo è molto importante per instaurare buone relazioni, capire cosa l’altro prova ed agire di conseguenza. Le emozioni sono innate, ovvero sono presenti già dalla nascita, molti studi hanno evidenziato come le emozioni oltre ad essere di natura innata, vengono anche espresse allo stesso modo nelle popolazioni e nelle diverse culture. Le emozioni primarie sono state studiate da Paul Ekman che ha evidenziato le stesse espressioni facciali in tutto il mondo per esprimere la rabbia, la paura, la tristezza, la gioia, la sorpresa, il disprezzo e il disgusto. Ci sono poi le emozioni secondarie che si sviluppano quando l’individuo cresce ed interagisce socialmente.
Le emozioni secondarie fanno dunque riferimento non solo alle emozioni innate, ma anche a quelle apprese, difatti queste sono la combinazione tra le emozioni primarie che l’individuo spontaneamente esprime e l’interazione sociale. Queste emozioni sono: l’allegria, l’invidia, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso e la delusione. Queste emozioni sono decisamente più complesse rispetto a quelle primarie e per questo richiedono un certo grado di sviluppo e di crescita dell’individuo che solo maturando e apprendendo può capirne il significato. Capire e saper gestire le emozioni siano esse primarie o secondarie, aiuta l’individuo ad integrarsi socialmente, a saper gestire ed affrontare eventi frustranti, ad avere relazioni funzionali con gli altri e con il partner e aiuta anche a capire come la persona che abbiamo davanti esprime se stessa. Negli anni sono stati messi a punto anche dei test per la misurazione dell’intelligenza emotiva.
La scoperta dei neuroni specchio
Le emozioni furono studiate a lungo nei macaco da Giacomo Rizzolati, che parlò per la prima volta di alcuni neuroni particolari, che si trovano all’interno della corteccia pre-motoria frontale (un area del sistema nervoso centrale, che si occupa della pianificazione degli atti motori) definiti da lui “neuroni specchio”. Questi neuroni, si attivano sia quando vediamo un azione compiuta da un’altra persona e la imitiamo, sia quando riconosciamo le emozioni altrui, questo proprio perché i neuroni specchio trasmettono attraverso vie di comunicazione l’informazione all’insula e all’amigdala. L’insula in particolare, è una struttura cerebrale, sede delle nostre emozioni e dell’empatia, mentre l’amigdala che si trova nel sistema limbico è coinvolta nella paura e nella codificazione di stimoli paurosi e delle emozioni. Queste regioni dunque collaborano tra loro e consentono la risposta ad uno stimolo e l’analisi dello stimolo nonché la reazione in base all’emozione provata. Quando questo sistema è compromesso si incorre in diverse patologie.
Nel suo libro sull’intelligenza emotiva, Daniel Goleman afferma l’importanza dell’ambiente emotivo e sociale in cui il bambino cresce per lo sviluppo o meno di questo tipo di intelligenza, importante per lo sviluppo successivo di relazioni funzionali con altri e per saper comprendere e gestire le proprie e le altrui emozioni. Ancora una volta, vediamo come il primo ambiente e le prime figure di riferimento con cui il bambino si interfaccia sono cruciali per uno sviluppo emotivo, affettivo, sociale e relazionale sano. Una compromissione di quest’aspetto, sia esso dovuto ad un danno cerebrale o ad un ambiente poco favorevole al suo sviluppo, può portare alla manifestazione di alcune difficoltà come l’alessitimia. Parker e Taylor (2000) considerano l’alessitimia come un disturbo “dell’elaborazione degli affetti che interferisce con i processi di auto-regolazione e riorganizzazione delle emozioni” e notano come questo sia legato allo sviluppo di comportamenti compulsivi come assunzione di sostanze, dipendenze alimentari, comportamentali e perversioni sessuali.
L’importanza del contesto educativo scolastico
Si possono osservare nei soggetti alessitimici anche delle caratteristiche evidenti, ad esempio una postura rigida, reazioni incontrollate rispetto alle situazioni, scatti di collera o pianto che non sono capaci di spiegare verbalmente, ipertensione e disturbi di vario genere, scarsa empatia con conseguenti relazioni disfunzionali, depressione e anedonia. Per questo è importante lavorare su quest’aspetto ed è fondamentale l’ambiente in cui si cresce. Essendo la scuola un ambiente educativo molto importante per i ragazzi e bambini sarebbe utile sensibilizzare gli alunni riguardo questa tematica dell’intelligenza emotiva e programmare attività educative di questo genere per ridurre comportamenti inadeguati e disfunzionali futuri come il disturbo della condotta, episodi di bullismo scolastico, aggressività verso i compagni, difficoltà di apprendimento e rifiuto scolastico. Il primo contesto dunque è la famiglia, ma il secondo contesto è la scuola che può avere un ruolo cruciale nella prevenzione di queste manifestazioni.
In particolare, si potrebbero aiutare i ragazzi ad avere consapevolezza di se stessi, a comprendere al meglio le proprie emozioni per poi comprendere quelle altrui, a controllarle e quindi ad affrontare in maniera efficace la frustrazione e le emozioni negative, si potrebbe lavorare sulla motivazione degli alunni per guidarli e sostenerli nel raggiungimento dei loro obiettivi scolastici e non scolastici, ad essere in grado di mettersi nei panni dell’altro e capire cosa prova, a capire se stessi e gestirsi. Questo perché prima a casa ma poi a scuola il ragazzo entra in contatto con l’altro ed è in grado di apprendere socialmente non tanto le emozioni innate, ma quelle secondarie di cui abbiamo parlato precedentemente, soprattutto però questo apprendimento può limitare i comportamenti devianti grazie alla consapevolezza che il ragazzo matura. Questo è importante perché si rispecchierà poi nella vita futura, nell’ambiente lavorativo, nella relazione con il partner e con gli altri, e quindi un educazione emotiva maturata e appresa a quest’età aiuterà poi nell’autorealizzazione e nel raggiungimento degli obiettivi futuri.
Riferimenti bibliografici
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(18/06/2020)
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