Le parafilie e il disturbo parafilico
Recentemente, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) ha introdotto un cambiamento per quanto riguarda la classificazione delle parafilie e del comportamento parafilico. Attualmente vengono considerate parafilie tutti i comportamenti sessuali non tipici per i quali il soggetto sente una forte e persistente eccitazione sessuale. Quando il comportamento parafilico inizia poi a diventare una forma di dipendenza e causa al soggetto disagio si parla proprio di disturbo parafilico. In questo caso il soggetto, può divenire un pericolo sia per se stesso che per gli altri. Nel disturbo parafilico anche i canali sensoriali sollecitati sono diversi, infatti il coito può essere sostituito da pratiche di altro tipo e la meta è rappresentata dal raggiungimento del piacere sessuale. L’eccitazione sessuale viene ricercata, inoltre, nelle parti del corpo, nel pronunciamento di parole volgari, nella percezione di odori anche sgradevoli, nell’ingestione di escrezioni corporee e nella pratica di attività corporee inusuali.
Per essere diagnosticata come una patologia, questa condizione deve ricorrere per almeno sei mesi e deve interferire con la vita relazionale e familiare del soggetto. Le parafilie sono diverse tra loro e riguardano: l’esibizionismo, il feticismo, il frotteurismo, il masochismo, la pedofilia, il sadismo e il voyeurismo. Nell’esibizionismo il soggetto esibisce parti del proprio corpo a persone ignare e in pubblico, nel frotteurismo il soggetto tende a palpeggiare il corpo di una persona non consenziente, nel masochismo il soggetto vuole essere umiliato e maltrattato, nel voyeurismo il soggetto si eccita guardando persone nude o impegnate in altri rapporti sessuali e nel sadismo il soggetto prova eccitazione nel produrre dolore o umiliazione alla vittima. La pedofilia riguarda invece l’attrazione sessuale verso i bambini in età infantile mentre il feticismo l’attrazione di oggetti non attinenti alla sessualità come indumenti o scarpe. Altre forme meno comuni sono, invece, raggruppate sotto la dizione disordini sessuali o parafilie non altrimenti specificate.
Le basi neurobiologiche delle perversioni
Diversi studi scientifici affermano che il cervello è un organo plastico e che la corteccia frontale, sede delle funzioni esecutive e cognitive, presenta una maggiore plasticità. Questa corteccia è molto importante perché regola gli stati emotivi ed è responsabile della decisionalità e della pianificazione. Oltre ad essere il centro della volontà, detta corteccia è legata ad una miriade di funzioni considerate particolarmente sviluppate nei primati ed, in special modo, nell’essere umano (Fallon J.H., 2013). Essa è centrale nel meccanismo di controllo cognitivo “top-down”, nell’inibizione, nella regolazione emotiva e nell’apprendimento (Hilt L.M., Hanson J.L. e Pollak S.D., 2011). Questa corteccia è molto importante perché coordina le funzioni di molte aree cerebrali e dunque collega informazioni che provengono dalle regioni limbiche e dalle altre parti dell’organismo. Inoltre, alcune strutture cerebrali come l’ippocampo (responsabile della memoria) e l’amigdala (coinvolta nei processi di attacco e fuga e nella risposta alla paura) contribuiscono a realizzare questo equilibrio emotivo.
Alcuni studi condotti con la risonanza magnetica funzionale (FMRI) evidenziano come alcuni autori di maltrattamenti mostrano una maggiore attivazione del sistema limbico (coinvolto nelle emozioni che determinano il comportamento dell’individuo) ed una minore attivazione della corteccia frontale (importante nel regolare ed inibire le emozioni) in risposta a stimoli aggressivi. Questi risultati suggeriscono, anche se ancora non è stato dimostrato, che un iperattivazione del sistema limbico combinata con un ipoattivazione della corteccia prefrontale potrebbe portare i soggetti a commettere atti violenti e aggressivi. Anche gli ormoni giocano un ruolo fondamentale sull’aggressività, Peterson C.K. e Harmon-Jones E. (2012), con una loro recente ricerca, hanno voluto esplorare la relazione esistente tra testosterone ed esperienza soggettiva della rabbia, e la rabbia è stata associata nei risultati finali ad un incremento dell’ormone testosterone. Difatti, è noto che il testosterone, ormone steroideo secreto dall’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, può favorire nel maschio comportamenti aggressivi e di dominanza. (Archer, 2004)
Il comportamento sessuale perverso nei serial killer
In riferimento al comportamento violento, oltre ad essere importanti gli ormoni e l’attivazione delle cortecce cerebrali, sono importanti anche i neurotrasmettitori come la serotonina e la dopamina. Difatti, la serotonina è fondamentale perché regola l’umore, l’appetito, il sonno. Attualmente, si sta cercando di chiarire l’impatto dei meccanismi serotoninergici sull’aggressività. E’ nota, infatti, l’influenza della serotonina nell’inibizione degli impulsi, nella regolazione emozionale e nel funzionamento sociale; un basso livello di serotonina, nel liquido cerebrospinale, può fungere da rivelatore di possibili condotte impulsive ed aggressive. La dopamina è invece il neurotrasmettitore del piacere, coinvolto nel sistema della ricompensa e nella gratificazione data da stimoli piacevoli che può talvolta sviluppare nel soggetto una dipendenza e nel nostro caso a rafforzare alcuni comportamenti sessuali perversi. Si ipotizza che un comportamento sessuale ripetuto si traduca in un’eccessiva stimolazione delle vie della dopamina nelle strutture del sistema di ricompensa, provocando quindi cambiamenti a livello cellulare (un minor numero di recettori della dopamina) che portano a un desiderio ancora maggiore e alla voglia irresistibile di impegnarsi in quel comportamento.
Il serial killer è un soggetto che commette tre o più omicidi separati tra loro ed è necessario che il soggetto manifesti la volontà di uccidere. L’intervallo che separa gli omicidi può essere più o meno breve, a volte possono passare anni. Le motivazioni che spingono il soggetto ad uccidere sono diverse, possono riguardare il bisogno di ottenere attenzioni, la rabbia o la perversione sessuale. Alcuni serial killer, posso essere spinti all’omicidio in seguito a visioni o allucinazioni uditive mentre altri come il killer definito “edonista” può uccidere perché l’uccisione della vittima crea in lui eccitazione sessuale ed emotiva. Anche il tipo di serial killer definito “lussurioso” vuole ottenere una soddisfazione di natura sessuale dalle vittime e questo è guidato da alcune fantasie sessuali che vuole a tutti i costi realizzare. Pertanto, il comportamento sessuale perverso e la gratificazione che esso crea nel soggetto predisposto potrebbe portarlo a commettere reati per realizzare le sue fantasie e raggiungere l’eccitamento.
Scritto da Eleonora Campelli, Dr.ssa in Neuroscienze cognitive
Riferimenti Bibliografici
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Carnevale D., (7 novembre 2017) Cosa si nasconde dietro al perverso? https://www.stateofmind.it/2017/11/perversione/
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Gargiullo BC, Damiani R (2018) Basi neurobiologiche del comportamento sessuale perverso, Franco Angeli, Milano.
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