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Età evolutiva

DSA e attacchi di panico: dalla difficoltà alla paura

30 Settembre 2019No Comments

Cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento?

I DSA sono la causa principale di difficoltà scolastiche e abbandono della scuola. Questi disturbi emergono in età evolutiva quando a scuola si notano delle difficoltà del bambino di sviluppare una capacità che per gli altri bambini diventa invece un automatismo. I disturbi specifici dell’apprendimento sono specifici perché riguardano esclusivamente alcuni processi di apprendimento come la lettura fluente, le abilità di calcolo e l’acquisizione di una grafia decifrabile. Si parla quindi di dislessia (indica una difficoltà nella lettura), disgrafia (indica una difficoltà nella scrittura) e discalculia (indica una difficoltà nel calcolo), e sono indicati come disturbi del neurosviluppo perché dipendono dalle modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo e non sono causati né da un deficit sensoriale o di intelligenza, né da problemi ambientali o psicologici. La legge 170/2010 riconosce questi disturbi e sottolinea la necessità di diagnosi rapide e di percorsi di abilitazione efficaci.

Le teorie psicologiche sull’apprendimento partendo da una concezione passiva dell’uomo, visto come organismo che semplicemente risponde agli stimoli ambientali (come il comportamentismo), sono approdate a una concezione più dinamica e attuale, che vede l’individuo come soggetto attivo e chiama in causa gli aspetti psicologici, motivazionali ed emotivi dell’apprendimento. L’avvento delle neuroscienze cognitive e degli esami in visus (possibili attraverso la risonanza magnetica funzionale) hanno permesso di individuare con precisione molti dei correlati neuronali legati ai processi di apprendimento, per cui oggi ad esempio sappiamo con sufficiente certezza quali sono i circuiti neuronali responsabili delle abilità strumentali di lettura, scrittura e calcolo. Ogni teoria sull’apprendimento ha costituito un tassello importante verso la comprensione del fenomeno e non può essere considerata nulla o completamente superata. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca psicologica, neuropsicologica e pedagogica ha prodotto un gran numero di teorie e di modelli volti a descrivere i processi sottostanti l’apprendimento.

 

Ricerca e didattica

Al giorno d’oggi l’assenza di dialogo tra ricerca e didattica produce malintesi nell’incontro tra insegnati, alunni, famiglie, tutor e contesti educativi. Proprio per questo bisognerebbe collaborare per seguire il bambino adeguatamente. Un approccio più aperto alla personalizzazione della didattica ha comunque iniziato a definirsi già alla fine degli anni ‘80 grazie ai contributi di Gardner e Kolb in ambito psicologico e pedagogico. Howard Gardner (1997) propose la Teoria delle Intelligenze Multiple che si opponeva alla precedente concezione dell’intelligenza come costrutto rigido comprendente solo due macrodomini (logico e linguistico) e sostenne la presenza di otto domini dell’intelligenza (il dominio linguistico, spaziale, logico, musicale, cinestesico-corporeo, interpersonale, intrapersonale) e naturalistico. Lo studioso David A. Kolb (1984) attraverso gli studi di experiential learning affermò che gli individui non apprendono tutti allo stesso modo: in ognuno le varie dimensioni dell’intelligenza contribuiscono in maniera differente all’apprendimento e determinano quello che chiamò “ stile di apprendimento individuale”.

Dunque proprio perché ogni studente apprende in modo diverso è importante tener conto sia dei punti di debolezza sia dei punti di forza per sfruttare al meglio le risorse che il bambino ha. Molto spesso questi ragazzi sono seguiti da un Tutor che insegna loro un efficace metodo di studio affinché il bambino lavori poi in autonomia ed insegna inoltre delle strategie utili nello studio. A scuola si adottano degli strumenti che aiutano l’alunno con DSA a ridurre gli effetti del suo disturbo senza il bisogno di facilitare il compito dal punto di vista cognitivo. Gli strumenti compensativi sono quelli che permettono di compensare la debolezza funzionale facilitando l’esecuzione di compiti automatici, mentre gli strumenti dispensativi riguardano la dispensa da alcune prestazioni (leggere ad alta voce, prendere appunti, trascrivere testi ), tempi più lunghi se necessario e una valutazione del contenuto e non della forma (ad esempio se si hanno difficoltà ortografiche).

 

Perché dalla difficoltà si arriva al panico?

Quando sorgono delle difficoltà scolastiche, oltre a queste si manifestano problemi di natura relazionale, emotiva e comportamentale nel bambino. In particolare, alcuni studi di Hall e Webster del 2002, affermano che i bambini con queste difficoltà di apprendimento tendono a sentire più ansia e hanno poca stima di se stessi. Questo alto livello di ansia scolastica è stato evidenziato anche nei bambini dislessici in alcuni studi recenti di Nelson e Harwood del 2013. Elevati livelli di ansia interferiscono sulla prestazione del bambino durante lo svolgimento di un compito peggiorandola e generando in lui un senso di fallimento. Questo senso di fallimento può generare a sua volta nel bambino delle conseguenze psicologiche e ad abbassare il suo livello di autostima e di motivazione allo studio, dunque si genera un vero e proprio circolo vizioso. L’ansia e le difficoltà anche relazionali possono portare il bambino anche all’abbandono della scuola.

La situazione difficile, può portare il bambino a sviluppare dei veri e propri attacchi di panico. Questi sono caratterizzati da tachicardia, sudorazione eccessiva, tremore, vertigini, palpitazioni, sensazione di sbandamento e disturbi addominali e si possono presentare a ridosso di un’interrogazione orale o di una verifica scritta e influenzano negativamente la prestazione del bambino. In merito a ciò, è importante che sia gli insegnanti che i tutor dialoghino con gli studenti per incoraggiarli e accompagnarli nei percorsi più difficili e attivare in loro emozioni positive come piacere, sorpresa, entusiasmo in modo da accrescere anche la motivazione allo studio. È importante che il bambino sia seguito anche da uno psicologo che può collaborare sia con la scuola, per creare un ambiente scolastico il più positivo e stimolante possibile, sia con i genitori per supportare il processo di potenziamento del proprio figlio, sia aiutare il bambino nella gestione dell’ansia e nei problemi di natura emotiva.

 

Riferimenti Bibliografici

Aid., ( 2019) Cos’è la dislessia? https://www.aiditalia.org/it/la-dislessia

(22/09/2019)

Amato E., (2019) Gli aspetti psicologici dei DSA https://www.lrpsicologia.it/gli-aspetti-psicologici-dei-disturbi-specifici-dellapprendimento-dsa-e-autostima/

(27/09/2019)

Biancardi A., (2003) Quando un bambino non sa leggere. Editore: Rizzoli, Milano.

(26/09/2019)

Gray P., (2012) Psicologia. Editore : Zanichelli.

(24/09/2019)