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Il femminicidio

In questo periodo di grande emergenza epidemiologica, la violenza di genere contro le donne si è aggravata ulteriormente. L’isolamento, la convivenza forzata, le restrizioni alla circolazione e l’instabilità socioeconomica hanno maggiormente esposto donne e figli alla violenza domestica e assistita. In più, i pochi contatti con l’esterno e la prolungata condivisione degli spazi abitativi con il maltrattante hanno reso ancora più difficile l’emersione della violenza. A volte, tali situazioni restano sommerse, con il rischio di rimanere all’interno di una relazione disfunzionale e violenta. E cosa può accadere? Fin dove può spingersi il controllo e l’aggressività di un partner?

Sono tantissime le donne che, a prescindere dall’estrazione sociale e dal livello culturale, ogni anno perdono la vita a causa delle vessazioni e delle violenze. Ancor di più durante il lockdown, molte sono state picchiate ed aggredite, accoltellate e finite nel mirino di pistole e fucili, fino a morire. Ma quando si parla di femminicidio non si fa riferimento soltanto all’atto finale di uccisione di una donna, o ad altre forme di morte violenta, ma include condotte che minano la libertà, la dignità e l’integrità, come maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, economica, familiare e sul lavoro. Quando una famiglia viene colpita da un evento delittuoso così improvviso e travolgente, i figli ne subiscono maggiormente le conseguenze. Qual è, infatti, il destino dei cosiddetti “orfani speciali?” Come possono essere tutelati?

 

Gli orfani speciali

Gli “orfani speciali” sono gli orfani di femminicidio, figli e figlie che hanno vissuto l’uccisione della loro madre ad opera del padre. “Speciali” perché la loro sofferenza è data da un evento delittuoso improvviso e travolgente, che comporta perdite affettivamente irreversibili: oltre alla scomparsa della mamma, infatti, perdono anche l’altro genitore, che si può fingere estraneo al delitto, può fuggire, essere incarcerato o morire suicida. Inoltre, se i figli sono presenti ed assistono all’uccisione della loro madre, può insorgere un temere terrifico di essere uccisi a loro volta. Quando, invece, la madre viene uccisa da un partner a cui era legata affettivamente, i figli sono detti “orfani da crimini domestici”.

In entrambi i casi, le conseguenze sono devastanti sul piano psico-fisico e variano a seconda della moltitudine di eventi, fattori ambientali e risorse personali, ossia dalla combinazione tra i fattori di rischio e quelli di protezione. Conoscere tali fattori vuol dire poter intervenire tempestivamente, al fine di evitare una cronicizzazione degli aspetti traumatogeni (prima, durante e dopo il femminicidio), che influiscono negativamente sull’assetto psicofisico del minore e sulla sua qualità di vita. Tra le caratteristiche preesistenti l’omicidio, che possono incidere sul funzionamento psicologico, relazionale ed affettivo, vi sono l’età, il genere, l’etnia e la cultura di appartenenza, il tipo di legame con i genitori, l’abuso di sostanze da parte di uno dei due, la violenza domestica assistita ed i maltrattamenti sul minore. Quando, infatti, il femminicidio avviene in un sistema familiare conflittuale e violento, o comunque caratterizzato da altri tipi di stressors ambientali, oltre al trauma da lutto si aggiunge anche quello antecedente al crimine.

Durante l’omicidio, diventa fondamentale conoscere alcune caratteristiche legate all’evento stesso. Prima di tutto, se il figlio ha assistito all’uccisione della madre o ne ha ritrovato il corpo (a volte anche quello del padre suicida) e se è rimasto colpito o ferito. In questi casi, è maggiore la possibilità di manifestare una sintomatologia compatibile con il disturbo post-traumatico da stress, quali flashback, incubi notturni, oltre ad una sintomatologia emotivo-affettiva e comportamentale tipica dei traumi. Dopo di che, occorre approfondire cosa è stata riferito agli orfani, ossia le modalità con cui il figlio è stato aiutato a relazionarsi con la morte del genitore, nell’immediato, nei giorni e nelle settimane successive alla perdita traumatica. Infatti, le menzogne dette “a fin di bene” (“la mamma è andata via” o “sta male, è in ospedale”) incidono negativamente sul benessere psicologico del minore, impedendogli di elaborare il lutto. Infine, in seguito all’evento traumatico, diventa fondamentale tenere conto delle condizioni legate al collocamento degli orfani nel tempo, con particolare riferimento al sostegno psicofisico che dovrebbero ricevere.

 

Il contesto normativo

Per il supremo interesse del minore, il giudice tutelare si occupa di nominare un tutore, ossia colui che “ha la cura della persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra il patrimonio” (art. 375 c.c.), individuandolo prima di tutto tra “gli ascendenti o altri prossimi parenti o affini”, in virtù del principio giuridicamente garantito di consentire al minore di crescere possibilmente in un ambiente familiare e di mantenere i propri legami affettivi. Se è “privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi”, viene dichiarato in stato di abbandono e, dunque, adottabile (Legge n.183 del 4.05.1984). Dal momento che il collocamento può rivelarsi per il minore che ha vissuto l’uccisione della propria madre, al tempo stesso, deleterio o salvifico, diventa fondamentale, laddove le condizioni lo rendano necessario, se non addirittura preferibile, collocarlo in una comunità di tipo familiare o presso una famiglia. A prescindere dal luogo, il figlio è costretto a vivere un vero e proprio blackout con la vita precedente, cambiando quartiere, abitazione, scuola, gruppo dei pari, e più in generale il suo ambiente di vita. Proprio per questo, gli affidamenti o collocamenti devono essere vagliati caso per caso, in maniera ponderata, accurata e sensibile, per garantire all’orfano speciale una maggiore resa di adattamento alle nuove situazioni, nonostante l’esposizione a fattori traumatogeni di rilievo.

Negli ultimi anni, sono stati introdotti importanti interventi normativi a tutela degli “orfani speciali”, con la Legge n. 4 dell’11.01.2018 recante “Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani da crimini domestici”:

  • Il patrocinio a spese dello Stato per tutti i figli minorenni o maggiorenni rimasti orfani di un genitore a seguito di femminicidio, economicamente non autosufficienti (art. 1);
  • Il sequestro conservativo dei beni dell’indagato a garanzia del risarcimento dei danni subìti dai figli rimasti orfani (art. 3);
  • La provvisionale in favore dei figli della vittima quantificata nella misura del 50% del presumibile danno e conversione del sequestro dei beni dell’imputato in pignoramento ai fini del risarcimento (art. 4);
  • La sospensione del diritto alla pensione di reversibilità o dell’indennità al coniuge (o parte dell’unione civile), rinviata a giudizio per omicidio volontario (art. 7);
  • L’attivazione di un servizio di assistenza di tipo medico-psicologico gratuito a cura del servizio sanitario nazionale per tutto il tempo necessario al pieno recupero dell’equilibrio psicologico (art. 9);
  • L’accesso a borse di studio e iniziative di orientamento e formazione, per l’inserimento degli orfani nelle attività lavorative (art. 11).

Inoltre, sono state delineate specifiche azioni-guida, utili sia per gli “orfani speciali” sia per chi si prende cura di loro. Si tratta di importanti passi in avanti nel riconoscimento dei diritti di quel figlio che ha già perso tanto a causa del femminicidio ed è bisognoso di uscire dal caos confusivo in cui è sommerso. Grazie all’intervento e all’impegno di un’equipe di figure professionali specificamente formate, gli orfani sono messi in condizione di essere seguiti appieno legalmente, psicologicamente, fisicamente e socialmente, con l’obiettivo di rafforzare le loro risorse personali, sociali e familiari, riducendo così al minimo gli effetti di una vittimizzazione secondaria.

 

Riferimenti bibliografici

Babini, V. (2017), Lasciatele vivere. Voci sulla violenza contro le donne, Pendragon: Bologna.

Baldry, A. C. (2017), Orfani speciali, Milano: Franco Angeli.

Steeves, R. H. & Parker, B. (2007). Adult Perspectives on Growing up Following Uxoricide. Journal of Interpersonal Violence, 22, 1270 – 1284.

Switch-off.eu (2016), Linee Guida d’intervento per gli Special Orphans From https://www.direcontrolaviolenza.it/wp-content/uploads/2016/10/lineeguida-switch-off_italiano.pdf