Quella naturalezza nel creare balle…
Un interessante articolo di Elena Dusi, su repubblica.it, riporta le parole dello Psicologo Paolo Legrenzi, docente di psicologia cognitiva dell’università Cà Foscari di Venezia, sul perché a molti risulti facile dare credito alle famigerate fake news. Legrenzi lo ha spiegato ad un convegno dell’Unistem tenutosi a Milano. Il creare, assorbire e diffondere balle fa parte della storia evolutiva dell’uomo. L’essere umano non è un essere razionale, è un animale sociale ed è qui dove risiede il segreto del successo della sua evoluzione. Il problema attuale, spiega Legrenzi, è che nel giro di pochi anni da individui sociali ci siamo trasformati in individui social. Un salto di non poco conto. L’uomo è un essere a razionalità limitata, che attualmente si trova proiettato in un mondo di informazioni incontrollate in cui, spesso, è impossibile risalire alla fonte. Smentirle, far comprendere l’insostenibilità di certe notizie, si trasforma in una fatica colossale e diventa quasi impossibile debellarle. Un esempio su tutti: i sostenitori delle teorie riguardo la Terra piatta.
Nella prima edizione del Convegno Unistem tenutosi a marzo e organizzato dalla senatrice, farmacologa e biologa, Elena Cattaneo nell’università Statale di Milano, si è intervenuti su come sviluppare il pensiero critico. Il titolo della due giorni era “Essere cittadini fra scienza, sapere e decisione pubblica”. Il sottotitolo era ancora più eloquente: “l’Occidente vive una crisi di principi e valori democratici segnata da un crescente anti-intellettualismo”. Nell’intervista rilasciata a Repubblica, Legrenzi sottolinea come il nostro essere pigri influenzi in modo incisivo l’irrazionalità. Ci creiamo un sistema di credenze sul mondo e restiamo inerti, evitando lo sforzo, a volte immane, di rimetterle in discussione. L’evoluzione del cervello nell’uomo moderno è inadatta alla scienza, la quale funziona proprio rimettendosi costantemente in discussione. La scienza è un’isola che si espande rubando sempre più spazio all’oceano dei misteri e dell’ignoranza.
Un nuovo modo di agire
Per migliaia di anni l’uomo ha vissuto prendendo decisioni rapide, continua Legrenzi, affidandosi ai propri sensi, nella ricerca di piaceri immediati e atti alla sopravvivenza. Improvvisamente, ad un certo punto della nostra evoluzione, da neanche un ventennio, l’umanità ha iniziato ad interagire massicciamente con una nuova protesi tecnologica: la rete, il web. Il cervello non ha ancora avuto modo di adattarsi e il pensiero si attiva seguendo schemi antichi, così come le emozioni, che spesso portano fuori rotta. Gli schemi mentali dell’inerzia, della pigrizia, del pensare meno possibile fomentano la ricerca incontrollata dell’emozione e del piacere immediato. Credere nella Terra piatta solletica il desiderio di crearsi una personale visione del mondo, che appartiene solo a pochi, senza subalternità, scevra dal controllo di autorità da condividere in un gruppo. Una credenza non faticosa, poiché non impone studi approfonditi e dà l’illusione di sentirsi ribelli, autonomi, vivi. In una parola, liberi.
Tutto questo avviene, naturalmente, in modo inconsapevole. Nonostante tutto, lo sviluppo è continuato senza sosta. Legrenzi ha una risposta anche a questo, sottolineando che ricerche in merito hanno fatto comprendere, da oltre trent’anni, come il cervello umano non sempre agisca consapevolmente e in accordo con i principi della ragione e della scienza. Con una fitta rete di esperimenti, si è giunti alla conclusione che gli errori commessi dal cervello non sono riconducibili a défaillances limitate a determinate operazione logiche, ma sono sistematici. I criteri della scienza restano estranei anche davanti a scelte di tipo economico vantaggiose, o quando si deve distinguere fra ciò che è pauroso, secondo la personale percezione, e ciò che è realmente pericoloso. Nel quotidiano, a guidarci, sono desideri ed emozioni del momento. Siamo come le cicale e non come le formiche. L’isola della scienza continua ad espandersi, ma vi albergano sempre meno abitanti. I non scienziati rimangono sempre più distanti, creando fenomeni di invidia sociale e intolleranza verso le élite.
Quali i possibili futuri scenari?
Legrenzi ipotizza tre scenari. Il primo darwiniano, dove poveri e ignoranti sono artefici del loro destino e i razionali avranno la meglio nel processo di selezione naturale. Il secondo scenario prevede un modello paternalistico: uno Stato forte impone ciò che è ritenuto giusto. Il terzo scenario è quello che il premio Nobel per l’economia, Richard Thaler ha sintetizzato con la parola “nudge” (spinta gentile). Lo Stato non impone nulla, però sfrutta la pigrizia mentale della popolazione e, attraverso disposizioni ben congegnate, permetta alla maggioranza, senza ragionarci troppo, di scegliere di vaccinarsi, di badare alla linea per evitare il sovrappeso, di mettere i soldi da parte per la pensione, come accade in molte democrazie occidentali. Il futuro sarà radioso solo per quelli che impareranno a resistere ai piaceri effimeri del presente, in vista di un traguardo di lunga durata. Una descrizione condivisibile della realtà, dove lo psicologo non nasconde che il mondo è in mano a una ristretta cerchia di illuminati e che sarà goduto degnamente da chi saprà sacrificarsi oggi per un futuro migliore.
Tanta scienza, tanto sapere per arrivare ad una conclusione che aveva raggiunto il cristianesimo già duemila anni or sono: promettere la beatitudine nel regno dei cieli, sacrificandosi nel presente, poiché ieri si è vissuti nel peccato. La scienza razionalizza le credenze, decide quali sono le nuove per veicolare la parte irrazionale dell’uomo. La scienza, usando le parole di Umberto Galimberti, ci dice che ieri vivevamo con scarse possibilità tecnologiche, oggi dobbiamo sacrificarci per essere appagati dal domani sempre più pieno di prodigi tecnologici. Legrenzi afferma che la scienza si mette costantemente in discussione, già, ma lo fa sempre per espandere se stessa non per valutare se specifici studi siano realmente necessari, se determinate scoperte, o invenzioni, siano sempre e comunque portatrici solo di benessere. Dal parlare delle fake news siamo approdati anche a un dilemma e alle parole di Legrenzi mi permetto di accostare, con massima umiltà e spinto dal dubbio, le parole di un genetista, Giulio Sermonti, tratte da un suo libro che consiglio vivamente: “Una scienza senz’anima”.
In quarta di copertina possiamo leggere: “Per riguadagnare l’anima smarrita, la scienza dovrebbe occuparsi non tanto dell’uso pratico dei suoi strumenti e delle sue leggi, quanto di un discorso in cui collocare le sue conoscenze, in altre parole del loro “significato”. Non deve sperperare miliardi di dollari per trovare una molecola di carbonio in un pianeta senza storia, in un paesaggio non visitato da Cristo. Davanti alla scoperta, piuttosto che chiedersi: “Che uso posso farne (e a che prezzo posso venderla)?”, si chieda lo scienziato: “Dove posso inserirla nel racconto che sto facendo del mondo?”. Conoscere è narrare, è rappresentare, è trovare un ruolo nel cosmo a smarriti personaggi in cerca di autore.”
Credere alle false notizie, crearle, diffonderle non fornisce un buon servizio alla società, è fuor di dubbio. Anche coloro che truffano, approfittando delle persone che, per pigrizia e ignoranza, sono manipolabili per via di determinate credenze, vanno perseguiti. Ma siamo sicuri che debellare completamente il lato irrazionale dell’uomo ci renda esseri migliori? O ci trasformiamo solo in dei freddi esecutori di mansioni, siano esse anche ad elevato tasso tecnico e con un immenso bagaglio di conoscenza?
Riferimenti bibliografici
Sermonti G. (2008). Una scienza senz’anima. TO: Edizioni Lindau




