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Sober Party: che cos’è questa nuova moda?

Tra i giovani di tutto il mondo si sta spargendo una nuova moda: i sober party. Ma che cosa sono? I party senza somministrazione di bevande alcoliche di nessun genere. Questo fenomeno è nato in Svezia, precisamente a Stoccolma. Questo Paese, che ha i problemi maggiori quando si tratta del rapporto tra minorenni e consumo d’alcool, sta cercando di risolvere il problema soprattutto dopo aver acquisito i dati di uno studio portato avanti dall’Assembly of European Regions, che afferma che i costi sociali (malattie e disagi psicologici dovuti all’alcol) sono pari a 17 miliardi di euro. Il fenomeno, poi, si è diffuso anche in altre città, come a Londra. Tutto è partito dal giornale Telegraph, dove è comparso un articolo con i migliori 10 cocktail non alcolici da poter preparare. Articolo che è subito diventato virale in UK. Nel frattempo, è stata inventata una tecnica per creare cocktail analcolici, ma con lo stesso sapore e gusto degli alcolici. Come? Il “segreto” sta nel far evaporare l’alcol presente all’interno dei diversi drink.

Anche negozianti e baristi sembrano vedere di buon grado questa nuova proposta. In un’intervista al giornale inglese, il proprietario di un noto locale nel quartiere Notting Hill ha affermato che i giovani hanno preso questo nuovo fenomeno come una sfida: “Posso divertirmi senza bere? Sono in grado di godermi la serata e rilassarmi senza alcolici?” Come se il trend dello “stordirsi” si fosse ribaltato ed ora la nuova trasgressione sia il non bere più. Ci troviamo quindi di fronte ad un vero e proprio cambio di paradigma che coinvolge anche l’orario: i Sober Party si svolgono infatti la mattina presto o nella pausa pranzo e durano solo alcune ore. Anche questi dettagli si dimostrano compatibili con il benessere psicofisico ed una vita “normale”, che preveda anche un lavoro continuativo o una vita da studente, senza strafare e senza invertire il ciclo sonno-veglia.

 

Che succede in Italia?

La dipendenza dall’alcol rappresenta sempre di più una problematica sociale ed un fenomeno che interessa, destando preoccupazione, le nuove generazioni. In base a quanto emerso da una ricerca condotta dall’ISTAT, durante il 2014 il 63% dei ragazzi italiani dagli 11 anni in su (ovvero oltre 34 milioni) avrebbe consumato almeno una bevanda a base di alcol. L’assunzione di alcolici è molto popolare soprattutto tra i giovani dai 18 ai 24 anni e tra i giovani adulti dai 25 ai 44 anni, che lo adottano di frequente come abitudine relativa a contesti legati al divertimento e alla socializzazione. Questo fenomeno viene comunemente chiamato “Binge Drinking”, ovvero la tendenza a bere alcol lontano dai pasti e soprattutto in quantità abbondanti, al fine di ubriacarsi più velocemente.

Mentre all’estero il party con zero alcol è diventato una vera e propria moda, portando anche numerosi benefici sulla salute, sulla socializzazione, sulla sicurezza stradale, in Italia non ha riscosso ancora successo, eccetto qualche sporadico evento. Sicuramente nel nostro Paese il consumo di alcol non ha raggiunto livelli altamente critici come accade nel Nord Europa o in USA; tuttavia i dati delle ricerche dimostrano che il fenomeno alcol non è certo da sottovalutare, soprattutto fra i giovanissimi. Quindi, ci chiediamo se non sia il caso di ragionare più concretamente su questo nuovo concetto di party, in cui l’alcol è out, per ragioni educative e di salute pubblica.

 

Arrivano i “sober curious”

C’è anche chi non vuole rinunciare del tutto a bere un drink o un buon bicchiere di vino e bandire completamente l’alcol, ma ha deciso di ridurne il consumo a poche occasioni. Da sempre nella storia, l’alcol ha svolto un ruolo dominante nella vita sociale, diventando sinonimo di condivisione e spensieratezza, ma adesso si sta affermando l’idea che non ci sia bisogno di bere continuamente per sentirsi brillanti e socievoli. Come trovare il giusto compromesso fra bere e essere astemi?

Ruby Warrington, una giornalista inglese, ha coniato questo termine ed è diventata una «sober curious» otto anni fa: continua a bere occasionalmente, ma nella maggior parte dei casi si astiene, e dice che non si è mai sentita più responsabile del proprio destino. Con questo termine si intendono proprio le persone che hanno cominciato a mettere in discussione il potere dell’alcol nelle relazioni e nella vita sociale e, pur senza rinunciare del tutto a un bicchiere di vino, quando si presenta l’occasione, hanno recuperato lucidità e un sano senso della misura.

L’idea, in questo caso, non è che l’alcol sia il male sempre e comunque, ma che sia possibile divertirsi e stare in compagnia anche senza avere necessariamente un bicchiere in mano. Molte persone, infatti, si sentono quasi “in dovere” di bere per sentirsi più sciolte, disinibite e dare un senso al loro weekend. Quando si prova a dire di no, preferendo una bevanda analcolica, è come se ci fosse la paura di non essere accettati dagli altri, giudicati per il non voler bere e allo stesso tempo la credenza erronea di non godersi allo stesso modo le feste o i momenti di svago. Avere una vita sociale attiva non vuol dire per forza dover bere. Ricordati che in una serata alcol free, i protagonisti sono la musica, i racconti e la meditazione. Ed ovviamente tu.

 

Riferimenti bibliografici

https://www.vanityfair.it/vanityfood/food-news/2019/04/20/feste-senza-alcol-mocktail-sobrieta

https://www.intelligonews.it/sesso/articoli/23-marzo-2016/38813/giovani-anche-il-sesso-e-facile-con-il-bringe-drinking-ma-la-risposta-e-il-sober-party/

https://www.grazia.it/stile-di-vita/tendenze-lifestyle/feste-analcoliche-non-bere-mocktail