La teoria dell’attaccamento
La presenza materna, la cura e la vicinanza sono tre aspetti fondamentali per quanto riguarda la relazione madre-bambino. Difatti, il bambino già durante lo stato di gravidanza e alla nascita presenta un attaccamento nei confronti della figura materna che riconosce grazie alla voce e all’odore. Il bambino appena nato, instaura una relazione con la figura materna anche grazie all’allattamento e tende ad imitare le espressioni facciali dell’adulto che si occupa di lui. Sicuramente una buona relazione, instaurata dall’inizio, consente uno sviluppo affettivo adeguato, consente la costruzione di modelli relazionali che vengono poi riproposti nella relazione adulta con il partner. Per questi motivi, fiducia, vicinanza e contatto sono importanti per lo sviluppo di uno stile di attaccamento sicuro. Per approfondire questo concetto, presenteremo due stili di attaccamento, quello sicuro e quello insicuro identificati nella teoria dell’attaccamento di John Bowlby. Il bambino sicuro ha fiducia nella figura materna e si sente protetto e accudito, mentre nell’attaccamento insicuro il bambino prova sentimenti contrastanti come amore/irritabilità, dipendenza/rifiuto.
Il bambino che sviluppa un attaccamento sicuro verso la figura di riferimento, si sente sicuro e libero di esplorare l’ambiente, fare esperienza, si sente accettato e sa che anche allontanandosi può tornare in ogni momento dalla sua “base sicura”, mentre il bambino con attaccamento insicuro si sente spesso rifiutato dalla figura di accudimento, ricerca negli altri approvazione per colmare il proprio vuoto, può avere difficoltà nell’esprimere le emozioni e questo si ripercuote indubbiamente nelle relazioni future con il/la partner. Anche modelli genitoriali basati sull’iperprotezione, l’iperaccudimento e la deprivazione materna possono compromettere un sano sviluppo affettivo. In particolare genitori iperprotettivi non espongono mai i loro figli a decisioni o situazioni pericolose o frustranti e questo allo stesso modo porta il bambino a non saper decidere nell’età adulta, a non saper gestire le situazioni frustranti e a ricercare sempre negli altri la soluzione per far fronte al problema. Dunque è importante trovare la giusta vicinanza e il giusto equilibrio, perché proprio nei primi anni di vita il bambino apprende il modello relazionale che riproporrà nell’età adulta.
L’attaccamento insicuro e la dipendenza affettiva
Per comprendere al meglio questo concetto, come si legge in una intervista alla Dott.ssa Valeria Saladino in merito al nuovo libro appena uscito in libreria sulla Dipendenza affettiva edito da Carocci, “possiamo paragonare il bambino ad una piantina, e pensare che la sua sopravvivenza dipende dalle sue radici e da come il contesto da una parte e le risorse personali dall’altra facilitano o meno la nascita di queste radici. Se questa piantina non riceve cure, per sopravvivere cercherà altrove, accontentandosi di surrogati di cura”. Questo ci fa capire quanto la figura di riferimento sia importante e quanto le prime fasi di vita siano delicate e giochino un ruolo fondamentale per una crescita sana. Pensiamo per esempio ai risvolti negativi dell’attaccamento insicuro e alla dipendenza affettiva. Questa forma di dipendenza comportamentale innesca innanzitutto dinamiche di tolleranza e astinenza, proprio come tutte le altre dipendenze ed in particolare è caratterizzata dalla dipendenza nei confronti del partner. Il soggetto dipendente, richiede continuamente attenzioni al partner, non ne può fare a meno, è disposto a farsi umiliare e aggredire pur di rimanere nella relazione, ha timore di essere abbandonato e non amato e instaura spesso relazioni con partner violenti.
Senza l’altra persona, il soggetto dipendente si sente perso, spaesato e manifesta sintomi di astinenza come irritabilità, ansia, tensione e nervosismo. Questo perché la dipendenza affettiva, vede (come del resto le altre forme di dipendenza) la produzione nel sistema nervoso centrale di due neurotrasmettitori: la dopamina (coinvolta nel sistema di ricompensa) e l’adrenalina. La dopamina viene prodotta nel sistema nervoso centrale quando il soggetto incontra uno stimolo piacevole ed è quindi coinvolta nel piacere e nella gratificazione, mentre l’adrenalina genera euforia ed eccitazione. Coinvolta è anche una sostanza chiamata feniletilamina che viene prodotta nella fase dell’innamoramento. Nel soggetto con dipendenza, queste sostanze sono inizialmente iperprodotte, poi in seguito al processo chiamato di tolleranza il soggetto dipendente da sostanza tende ad assumere una dose maggiore mentre il soggetto dipendente affettivo tende a ricercare una vicinanza sempre maggiore con il partner per non cadere nei sintomi dell’astinenza e dunque nell’irritabilità e nell’ansia.
Quali altre ripercussioni? Quali comportamenti da adottare per lo sviluppo di una relazione madre-bambino funzionale?
Dunque il soggetto, cerca appoggio nell’altro e ricerca vicinanza sempre maggiore per il timore di essere abbandonato, non amato, non desiderato e rifiutato questo perché la relazione precedente instaurata con la figura di attaccamento era disfunzionale e non sicura. Tuttavia, in seguito ad una relazione disfunzionale le problematiche in età adulta possono essere molte e diverse tra loro, possono instaurarsi difficoltà relazionali e comportamentali, dipendenze comportamentali o da sostanza (perché la sostanza può essere una via di fuga dai pensieri e dalle situazioni), ansia, attacchi di panico, depressione, fobie e nei bambini molto piccoli disturbi del linguaggio, mutismo e comportamenti disorganizzati, aggressività, rabbia e ostilità verso il mondo esterno. Per comprendere la giusta vicinanza/distanza nella relazione possiamo far riferimento alla parabola dei porcospini, che per scaldarsi non possono stare troppo vicini altrimenti si pungono, ma non possono nemmeno trovarsi troppo distanti altrimenti muoiono di freddo e così devono trovare una giusta distanza per scaldarsi e non pungersi. Così anche nella relazione madre-bambino ci deve essere un equilibrio tra vicinanza e distanza.
Per un sano sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale è quindi fondamentale la relazione che il bambino instaura con la figura di riferimento. Per prevenire e superare il disagio psicologico nei bambini è necessario che il genitore sappia riconoscere e gestire le proprie emozioni, pensieri e azioni, in particolare le emozioni negative che potrebbero portare a scatti di ira nei momenti difficili, ad un rifiuto del bambino stesso ed a non rispondere in maniera adeguata ai bisogni del bambino. L’educazione affettiva è importante per questo, per imparare a gestire le proprie emozioni e di conseguenza potenziare le emozioni positive e trasmetterle al proprio figlio. Rieducare se stessi per poi educare gli altri, insegnare al figlio ad esprimere le proprie emozioni e pensieri in maniera adeguata e attraverso azioni funzionali, renderlo autonomo ma cosciente di poter tornare sempre dalla sua “base sicura” e consentirgli di esplorare l’ambiente e di fare esperienza, ascoltare il bambino quando inizia a crescere e stimolarlo ad esprimere verbalmente i propri pensieri, affrontare in maniera adeguata la disobbedienza per instaurare con lui una relazione funzionale che riproporrà poi nelle relazioni future.
Riferimenti Bibliografici
Di Pietro M., (1999) L’educazione razionale-emotiva. Per la prevenzione e il superamento del disagio psicologico dei bambini. Editore: Erickson.
Fiore F., (6 Luglio 2017) John Bowlby e la teoria dell’attaccamento – Introduzione alla Psicologia
(23/06/2020)
Muratori P., Lambruschi F., (2020) I disturbi del comportamento in età evolutiva. Editore: Erickson.
Petrucciani M., (15 Settembre 2018) Lo sviluppo affettivo del bambino nel percorso di crescita ( 23/06/2020)
Vitale I., (17 Settembre 2014) Quando l’amore diventa una droga: neurobiologia della dipendenza affettiva
(24/06/2020)




