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Una vita sregolata

Ansia e stress dominano la loro vita, molto più del normale uomo postmoderno immerso nella folle velocità dei ritmi quotidiani, gli adulti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’ADHD. Sono disarmati davanti alla pianificazione delle proprie esistenze, avulsi nella gestione del denaro, non in grado di pensare alle conseguenze delle loro azioni. L’articolo che tratta la problematica è su www.repubblica.it, a firma di Maurizio Paganelli, e l’introduzione non lascia spazio a dubbi, su come possano condurre le attività di ogni giorno gli adulti con ADHD. Risultano inaffidabili, poiché vittime di costanti dimenticanze degli impegni presi, soggetti ad un’elevata distraibilità e afflitti da bassa autostima. Quest’ultima insorge perché non sono in grado di capire cosa gli altri pensano dei propri atteggiamenti. Una visione mediocre di loro stessi che li induce con più facilità ad incidenti domestici e stradali e li indirizza anche a tendenze suicide.

In questo quadro disastrato manca anche il riguardo alla salute: uso di sostanze stupefacenti, alcol, nicotina. Inoltre, uso indiscriminato di medicinali, in una malata forma di automedicazione. Sono soggetti emotivamente deboli e isolati, uno stato che li rende sensibili ai gruppi sociali in cui sono accettati, solitamente diventando facili prede di organizzazioni criminali. Solo la prima, sommaria, descrizione del disturbo presente in un adulto, dovrebbe risultare più che sufficiente perché il Servizio socio-sanitario prendesse in carico integralmente chi ne soffre. La realtà, naturalmente, abita esattamente all’opposto; l’adulto con questo disturbo neuropsichiatrico è completamente dimenticato, gettato nell’oblio perché il suo stato mentale è addirittura negato. Una dinamica sociale che non permette di fare diagnosi e non prende in considerazione gli adulti che ne soffrono. Ma è un disturbo a tutti gli effetti e la neurobiologia ne ha descritto i tratti che lo contraddistinguono.

 

Un disturbo neuropsichiatrico

Parliamo di una condizione che si instaura grazie ad un disequilibrio circoscritto del neurotrasmettitore dopamina a livello cerebrale. Tale disturbo è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è segnalato nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il DSM5. Nel 2014 L’ADHD è stato riconosciuto anche nell’individuo adulto. Ma risulta essere la cenerentola nell’ambito delle diagnosi psichiatriche, così l’ha definita Emilio Sacchetti ex Presidente della Società Italiana di Psichiatria e attuale direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università degli studi di Brescia. Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività, o anche l’ADD, il disturbo di deficit attenzione senza iperattività, colpisce in maggior numero i maschi rispetto alle femmine, in rapporto quattro a uno. Una categoria trattata in modo schematico quando colpisce i bambini e trattata nelle scuole e tra i genitori. Discorso ben diverso quando il disturbo riguarda gli adulti: il problema, semplicemente, scompare.

Il deficit in età adulta ricompare con forza quando il lavoro e le responsabilità pongono di fronte le prove più dure nella quotidianità. Gli adulti con ADHD possono incorrere nelle identiche difficoltà dei bambini. Una delle differenze sostanziali, però, è che gli adulti possono avere in seri problemi con droga e criminalità. I più che probabili risvolti penali condizionano ulteriormente la possibile diagnosi, in quanto questi individui possono essere derubricati a semplici delinquenti. Ecco perché il professor Sacchetti la definì l’ADHD negli adulti una cenerentola. L’Istituto Superiore di Sanità sul suo sito, parlando del disturbo in questione, riconosce l’elevata probabilità di commettere reati di vario genere e incorrere di conseguenza in problemi di natura giudiziaria. Un adulto maschio con ADHD avrebbe il 37% di probabilità in più commettere un reato rispetto al 9% che non ne soffre. Per le donne il rapporto è del 15% che ne soffre al 2% che non ne è affetto.

 

In Italia è allarme

Il Dottor Andreas Conca è il Direttore del Servizio di Psichiatria del Comprensorio di Bolzano, uno dei pochi centri di riferimento per l’ADHD nell’adulto, sottolinea come sia una sofferenza spesso negata e la forma diversa che assume il disturbo. Abbiamo una riduzione considerevole dell’iperattività e aumenta esponenzialmente l’incapacità di attenzione, l’ansia, l’impulsività. Al quadro già desolante, si va ad aggiungere un intreccio con patologie dell’umore, disturbi di personalità, mancanza di autostima, solitudine cronica. Le conseguenze conducono a comportamenti antisociali e ideazioni suicidarie. La cocaina è utilizzata come una medicina, dato che fornisce un affetto paradossale sui soggetti con disturbo dell’attenzione, li placa. Ricerche nelle carceri in Italia, riguardo al problema, sono rare. Ma una recente, nell’istituto penale di Rovigo, su otre 230 detenuti confermerebbe i dati di altre ricerche internazionali, in cui una considerevole percentuale di detenuti è affetta dal disturbo da deficit di attenzione, e nel caso del penitenziario di Rovigo parliamo di un 30% dei carcerati che sarebbe affetto da ADHD.

Il professor Conca fornisce un ulteriore dato per far comprendere le dimensioni del problema, colpevolmente ignorato dalle istituzioni, e afferma che il 90% dei pazienti del Comprensorio giunge da tutta Italia e afferma di non aver mai ricevuto una diagnosi. Una realtà di cui si conoscono i numeri e aprono una luce nuova sui comportamenti criminali adottati da soggetti con un disturbo che nella maggioranza dei casi non è mai stato diagnosticato. Da semplice osservatore posso dire che l’ADHD negli adulti è l’ennesimo effetto collaterale di questa modernità consumistica. L’uomo che rimane intrappolato nel giogo della competitività, del successo, della ricerca di una felicità tanto pubblicizzata quanto effimera, alla fine smarrisce se stesso, sollecitato senza sosta dai martellanti messaggi e pretese della società perde anche la capacità di attenzione. Un disturbo due volte dannoso, perché non essendo diagnosticato può condurre, oltre che ad una condanna nella vita, anche ad una condanna penale. Inoltre parlare di ADHD significa dover spesso affrontare altri disturbi in comorbidità: disturbo dell’apprendimento, disturbo oppositivo-provocatorio, depressione, bassa autostima, personalità antisociale, problemi di condotta. Il progresso chiede un prezzo molto alto alla salute mentale.

 

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV