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La ricaduta: fallimento o un’occasione per ripartire?

Con il termine “ricaduta” si fa riferimento in ambito medico a quella condizione di ritorno ad uno stato di disagio o malattia dopo un periodo di remissione. Questa definizione è stata applicata ad una grande varietà di comportamenti e situazioni di disagio, che spaziano dall’abuso di alcol alla schizofrenia (Marlatt & Donovan, 2005, 2) e non è quindi legata solo al consumo di sostanze. In connessione con la ricaduta troviamo il fenomeno del “craving” che rappresenta uno degli elementi che definiscono una dipendenza sia con sostanza, sia senza sostanza. Nell’ambito delle tossicodipendenze, questo fenomeno è caratterizzato da un desiderio irrefrenabile di consumare la sostanza e provarne gli effetti. “Il craving, di fatto, rappresenta una grave sofferenza per l’individuo, che teme di non riuscire a controllarsi. Esso, infatti, porta frequentemente alla ricaduta ed alla perdita di controllo nelle modalità di assunzione, per quantità e durata del comportamento d’abuso” (Manna & Ferrone, 2001, 52).

Con l’avvento di nuove visioni in merito ai comportamenti correlati alle dipendenze è stato possibile lo sviluppo di approcci che interpretano la ricaduta non più come un fallimento, come in precedenza, bensì come un’occasione per rivalutare e riprendere in analisi il proprio percorso, dotandolo di un nuovo significato, senza mai dimenticare che la ricaduta all’interno di un percorso terapeutico deve sempre essere messa in conto. Il fenomeno della ricaduta è piuttosto ampio e, pertanto, diverse teorie hanno cercato di interpretarlo e cercare quali variabili possano entrare in gioco per determinarlo. Ad esempio, secondo la teoria cognitivo-comportamentale esistono tre classi di fattori predisponenti: culturali, personali (biologici e psicologici) e familiari. L’interazione degli stessi, i quali si suppone siano la causa dei comportamenti disturbanti, generano risposte cognitive disfunzionali (Banderali, 2000, 129-130). Il Modello Transteorico (Di Clemente, 1994) si propone di essere un modello esplicativo completo e multilivello in quanto tiene conto degli aspetti temporali e dinamici del cambiamento. Infatti tale modello definisce il cambiamento comportamentale come un processo dinamico che avviene secondo una sequenza ciclica, dove è insita anche la riceduta, parte integrante del processo. Le teorie ambientali, infine, si basano sulla premessa che sia l’ambiente ad influenzare le scelte comportamentali, anche se riconoscono che le reazioni di una persona ad un determinato ambiente vengono mediate dagli atteggiamenti personali.

 

Le feste natalizie come fattore di rischio per la ricaduta

Durante le festività, in genere, lo stress si manifesta in differente misura per tutti e anche quando non sono presenti altre difficoltà, come un comportamento di dipendenza. Ogni alterazione dei fattori ambientali e comportamentali a cui si è sottoposti nel periodo delle feste è, di fatto, un fattore stressante, soprattutto perché in tale circostanza le attività quotidiane vengono alterate, i comportamenti sociali subiscono variazioni, luoghi e orari cambiano ed è necessario, anche se per breve tempo, una riorganizzazione degli spazi mentali e fisici. In letteratura esistono diversi contributi che evidenziano come lo stress possa incidere sulla ricaduta in diversi disturbi, fra cui quelli legati alle dipendenze. Lo stress, infatti, compromette i meccanismi neurocognitivi che mediano le funzioni esecutive, ovvero quei processi che hanno come scopo l’autocontrollo (Girotti, 2017). A seguito di un evento stressante, vengono rilasciate a livello cerebrale delle sostanze chimiche, come l’adrenalina ed il cortisolo che se permangono troppo a lungo nel cervello possono andare ad alterare il funzionamento della corteccia prefrontale. Da quest’ultima dipendono i meccanismi del controllo volontario del comportamento e le capacità di regolare e inibire le risposte emotive, impulsive e i comportamenti automatici. Questi processi sono già messi a dura prova dalla persona dipendente a causa della sostanza e, da qui è semplice comprendere come sotto stress la ricaduta possa essere facilitata.

Per questo, il Natale può mettere in crisi una persona che vive o combatte contro una dipendenza, oltre al fatto che lo stress può andare a peggiorare i sintomi psichiatrici che spesso sono associati a quadri psicopatologici dipendenti. Quando questo accade, la persona può ricercare la sostanza per alleviare i sintomi negativi dovuti allo stress, oppure chi è impegnato in un percorso di recupero può andare incontro ad una ricaduta a causa della maggiore vulnerabilità. Infatti, le festività, nella persona dipendente, tendono ad amplificare diversi temi: il denaro, le difficoltà familiari, i conflitti, il ritorno negli ambienti dove in precedenza si consumava la sostanza, rivedere i vecchi amici. Oltre a ciò, ritrovarsi nelle vecchie relazioni può determinare sentimenti di vergogna e dolore e può dare luogo a comportamenti di sfida e di rivalsa, che acuiscono soltanto la già presente tensione (Guerra, 2014). Allo stesso modo, le festività possono essere problematiche anche per chi vive in solitudine la propria dipendenza: si intensificano i sentimenti di vuoto e di isolamento, poiché non si ha una rete familiare e/o amicale su cui poter fare affidamento e, di conseguenza, la ricaduta potrebbe essere un tentativo di alleviare tale disagio attraverso una automedicazione effimera e insana.

 

Come si può prevenire la ricaduta in questo particolare periodo?

Innanzitutto, è fondamentale che la persona dipendente sia consapevole dei rischi a cui può andare incontro in questo periodo: conoscerli in anticipo può avere una funzione preventiva nei confronti della ricaduta. Questa consapevolezza deve riguardare tutti gli stimoli che in qualche modo posso portare a stress anche di lieve entità. I familiari, in questa particolare situazione, devono garantire tutto l’aiuto ed il supporto necessario per facilitare il fronteggiamento dello stress, arginando qualsiasi tipo di fattore stressante controllabile. Una questione importante è quella di mettere al corrente i familiari e gli amici di quanto possa essere controproducente parlare in quell’occasione della dipendenza del soggetto in questione, poiché possono, addirittura, inconsciamente, riattivare la voglia di tornare al consumo oppure possono mettere a disagio la persona che si rifugia nella sostanza. Un altro suggerimento per i familiari è quello di “bonificare” l’ambiente in cui la persona dipendente si troverà a passare le feste, eliminando ogni possibile tentazione e rendendolo il più possibile diverso da quello dove avveniva il consumo ed interrompere quindi gli schemi comportamentali legati al luogo. È sempre consigliato un atteggiamento empatico che possa favorire l’apertura ed il confronto, senza mai giudicare o utilizzare stereotipi (Racca, 2014).

Per quanto riguarda l’incontro con vecchi amici o con persone associate al consumo, che possono quindi essere destabilizzanti per il soggetto, uno strumento preventivo importante può essere quello di immaginare in un contesto protetto, ad esempio nella propria comunità di recupero o nel setting terapeutico, una situazione dove si è a contatto con situazioni o persone legati al passato. In questo modo è possibile prepararsi a riconoscere le emozioni associate a tali eventi, l’eventuale voglia di consumare la sostanza, la minaccia della ricaduta, ma soprattutto immaginare tali scene può permettere alla persona di elaborare delle strategie per fronteggiare la situazione in maniera efficace senza cadere nella tentazione. Simulando le strategie, la persona può intensificare le sue risorse ed utilizzarle nel momento più opportuno.

 

Riferimenti bibliografici

Di Clemente C. C. (1994). Gli Stadi del cambiamento: un approccio transteorico alla dipendenza. In Guelfi G.P. e Spiller V. (Eds), Motivazione e stadi del cambiamento nelle tossicodipendenze, Il Vaso di Pandora II, 4, 1994, pp. 37-51.

Girotti M., Adler S.M., Bulin S.E., Fucich E.A., Paredes D., Morilak D.A. (2017). Prefrontal cortex executive processes affected by stress in health and disease. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry.

Guerra, L. (2014). Fattori di rischio e protezione. In Grosso L. & Rascazzo F. (a cura di). Atlante delle dipendenze, Torino: Edizioni GruppoAbele.

Manna, V., Ferrone, M.C. (2001). Alcol dipendenza, abuso di sostanze e craving: considerazioni cliniche e proposta di un trattamento integrato multimodale. Bollettino Farmacodipendenze e Alcoolismo. XXIV (1).

Marlatt, G., Donovan, D. (2005). Relapse Prevention, maintenance strategies in the treatment of addictive behaviors. Second edition. New York: the Guilford Press.

Racca, L. (2014). La ricaduta. In Grosso L. & Rascazzo F. (a cura di). Atlante delle dipendenze. Torino: Edizioni GruppoAbele.

Trogu, E. (1995). Gli oppioidi: aspetti clinici. Medicina delle tossicodipendenze, 8, p.70 in Lavazza, S. (1998). “Cara” Droga, Cannabis, Ecstasy, cocaina, eroina, e “nuove droghe”, guida pratica per familiari, volontari, insegnanti, operatori e consumatori. Milano: Franco Angeli/Self Help.