I reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali
Nell’Unione Europea, le vittime di incidenti stradali nel 2018 sono state poco più di venticinquemila, in misura leggermente inferiore rispetto al 2017 (-1%). Nel confronto tra il 2018 e il 2010 i decessi si sono ridotti del 21% in Europa e del 19,2% in Italia. Gli incidenti sono causati soprattutto da comportamenti sbagliati. Tra i più frequenti si trovano la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata. Le violazioni del Codice della Strada più sanzionate sono: l’inosservanza della segnaletica, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso del telefono cellulare alla guida (ISTAT, 2019). La riduzione della vittimizzazione stradale deve essere considerata il risultato delle misure preventive e repressive adottate su più fronti: dall’educazione stradale fino agli interventi normativi, come le nuove norme riguardanti la patente a punti e l’introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime.
Con la Legge 23 marzo 2016, n. 41, il Legislatore ha introdotto il reato di omicidio stradale, enunciato dall’articolo 589 bis del c.p., e quello di lesioni personali stradali, trattato nell’articolo 590 bis del c.p. Le modifiche contemplano un aggravamento delle pene per la violazione delle norme di circolazione stradale contenute nel Codice della Strada e riconoscono nuove condotte rilevanti per il giudizio. Nel testo si specificano i comportamenti cui può conseguire l’inasprimento delle pene previste. Chi uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave, o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e/o psicotrope, rischia da 8 a 12 anni di carcere. Lo stato di ebbrezza che registra valori alcolemici superiori a 1,5 grammi per litro è considerato grave. In questo caso è previsto l’arresto per flagranza di reato. Tuttavia, le criticità riguardanti soprattuto le modalità di acquisizione e di interpretazione degli elementi di prova clinico/strumentali, possono rappresentare un concreto ostacolo all’equo inquadramento giudiziario di ciascun singolo caso (Santangelo, Mandanici, Brunetti, Moratti, Cociani, Fattorini, et al., 2016).
La vittima della criminalità stradale e l’offender (il pirata della strada)
Il sinistro stradale è un evento accidentale. Questo accadimento materiale e non voluto, può avere come conseguenza una condotta, cioè la pirateria della strada, che invece è volontaria e malvagia. Il termine pirateria designa l’atto volontario di fuga e di omissione di soccorso a eventuali feriti da parte della persona che abbia causato o concausato l’incidente. L’evento pirateria, doloso, è una conseguenza dell’evento sinistro stradale, che invece è accidentale. Se il sinistro è un fatto accidentale, anche l’eventuale vittima è casuale e non designata in base a uno studiato progetto criminale. Qualunque utente della strada può essere quindi vittimizzato, e senza avere caratteristiche personali particolari. Non deve neanche essere necessariamente alla guida di un’automobile. La vittima del sinistro stradale può riportare danni materiali ai propri beni (alla propria autovettura e al suo contenuto) o alla persona, che possono essere lesioni lievi o gravi, oppure la morte. Inoltre può subire danni economici derivanti dall’eventuale perdita del lavoro.
Il pirata della strada viene generalmente rappresentato nell’immaginario collettivo come un individuo in preda all’ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di droghe, e magari straniero. Spesso invece si tratta di una persona sobria, distratta dallo smartphone, e connazionale. Infatti, un conducente che, distratto dal telefono, causa un incidente e non si ferma a prestare soccorso a eventuali feriti, è un pirata della strada. E lo è esattamente come chi ha provocato un incidente mortale guidando in stato di ebbrezza o dopo aver assunto sostanze stupefacenti. A ogni modo, dall’analisi della casistica, sembra che esista una correlazione tra pirateria stradale e altre forme di criminalità. Il pirata della strada, in altre parole, è probabilmente un soggetto già deviante e pericoloso. Propenso a delinquere, in occasione di un evento accidentale come il sinistro stradale, egli reagisce con un ulteriore comportamento criminale. Per sottrarsi a prevedibili e imminenti problemi con la legge, quindi, egli sceglie di fuggire sottraendosi all’obbligo di soccorso (Piselli, 2014).
Determinanti psicosociali della guida pericolosa
Guidare è un’azione che compiamo ogni giorno in maniera automatica. Mentre siamo sulla nostra automobile, in mezzo al traffico, non riflettiamo sul fatto che esiste uno stretto rapporto tra il nostro umore e il nostro modo di guidare. Invece guidare è un compito complesso, nel quale intervengono diverse variabili: variabili fisiche e ambientali (caratteristiche dei veicoli, clima, illuminazione stradale) e variabili psicologiche (attenzione, percezione, caratteristiche di personalità). La condotta scorretta al volante è determinata da un complesso intreccio di fattori. Lo stile di guida è influenzato, tra l’altro, dal contesto familiare e amicale. E molto spesso proprio gli adulti, con i loro comportamenti scorretti sulla strada, diventano modelli negativi per i bambini e i ragazzi. La ricerca delle possibili cause è fondamentale per individuare interventi atti a ridurre l’ampiezza del fenomeno. Solo valutando tutti questi fattori si può comprendere un fatto complesso come la guida pericolosa e mettere a punto interventi preventivi efficaci.
Gli incidenti stradali sono in gran parte attribuibili al comportamento dei guidatori. Questa constatazione ha incentivato la ricerca sui meccanismi e i processi psicologici sottostanti a tali comportamenti. Uno dei compiti della psicologia applicata è quello di fornire una migliore classificazione delle possibili varietà di errore umano. Reason et al. (1990), hanno introdotto la distinzione tra Errori e Violazioni. Queste deviazioni dalla regola sono mediate da meccanismi psicologici differenti e richiedono quindi diverse modalità di intervento. Le Violazioni (velocità eccessiva, uso di droghe e alcolici prima della guida, mancato rispetto della precedenza, ecc.) sono spiegabili in termini di fattori sociali e motivazionali. Gli Errori, invece, hanno a che vedere con il processo di elaborazione delle informazioni. Gli Errori possono essere ridotti tramite l’addestramento e la pratica. Per le Violazioni, invece, occorrono interventi atti a modificare atteggiamenti e credenze, e a migliorare la cultura della sicurezza. In questo secondo caso, possono risultare utili i programmi di educazione stradale.
Prevenire educando i giovani alla guida sicura
L’attenzione alle differenze individuali può essere di aiuto per pianificare interventi educativi mirati. In questo senso la psicologia, attraverso metodi di valutazione efficaci, può contribuire a individuare target di destinatari di interventi di prevenzione, con obiettivi, metodi e contenuti specifici (Smorti, 2012). I guidatori giovani e inesperti sono i soggetti più a rischio nel traffico, principalmente a causa della mancanza di esperienza di guida. In più, i giovani vanno continuamente in cerca di nuove sensazioni, di competizione, e si sentono onnipotenti. Essi tendono quindi a sottostimare il pericolo e a sovrastimare le proprie capacità. La predisposizione al rischio è attribuibile anche a fattori fisiologici. A vent’anni, infatti, la corteccia prefrontale (e quindi le capacità di controllo inibitorio), non ha ancora completato il processo di maturazione. La propensione al rischio, inoltre, è determinata da fattori cognitivi e sociali e dal significato attribuito ai comportamenti imprudenti. L’educazione alla mobilità andrebbe quindi programmata già in età scolare.
Fare educazione stradale è considerato un approccio utile a migliorare il comportamento di guida, ridurre l’incidentalità e le violazioni delle regole del Codice della Strada. L’intervento educativo può rendere più sicuro il comportamento di guida fornendo informazione, influenzando gli atteggiamenti e formando le abilità di guida. In questo ambito, va evidenziata l’importanza di tutti gli aspetti oggettivi e soggettivi che contribuiscono a incrementare la sicurezza sulla strada. Occorre insistere sugli accorgimenti protettivi da adottare sempre (come l’uso delle cinture); sulla assistenza e funzionalità del mezzo (controllo costante di freni, luci, pneumatici); sulla cura della propria efficienza psicofisica (non assumere alcol, droghe e alcuni farmaci prima di mettersi alla guida). Risulta inoltre necessaria un’informazione sull’importanza delle condizioni psicologiche mentre si è alla guida. Gli stati emotivi alterati e il nervosismo vanno infatti tenuti sotto controllo, soprattutto per evitare l’esplosione di fenomeni di irrazionalità e aggressività nel traffico cittadino. Andrebbe inoltre fortemente impressa l’importanza di rispettare scrupolosamente il Codice della Strada.
Scritto da Anna Calabresi, psicologa clinica, esperta in psicologia giuridica, investigativa e criminale, in Psicodiagnostica e in Psicologia delle Dipendenze. Segue da anni le tematiche criminologiche, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale di matrice jihadista.
Riferimenti bibliografici
Cicognani, E., & Zani, B. (2002). Determinanti psicosociali dei comportamenti stradali “a rischio”.
Psicologia della Salute, 3, pp. 5-17.
ISTAT (2019). Incidenti stradali in Italia. Retrieved September 15, 2019
Piselli, A. (2014). Pirateria della strada: un’analisi criminologica. Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, 8 (1), pp. 81-106.
Reason, J., Manstead, A., Stradling, S., Baxter, J., & Campbell, K. (1990). Errors and violations on the roads: a real distinction? Ergonomics, 33 (10-11), pp. 1315-1332.
Santangelo, E., Mandanici, G., Brunetti E. A., Moratti, M., Cociani, L., Fattorini, P, et al. (2016). L’introduzione della legge 41/2016 in tema di omicidio e di lesioni personali stradali: aspetti medico-legali e analisi della giurisprudenza. Pratica Medica & Aspetti Legali, 10 (3), pp. 65-70.
Smorti, M. (2012). Il rischio in ambito stradale: il contributo della psicologia per affrontare la guida pericolosa tra i giovani. Ricerche di Psicologia, 1, pp. 7-9.
Tamburini, L., & Czerwinsky Domenis, L. (Eds) (2014). Educazione alla mobilita &… Un approccio trasversale alla didattica della sicurezza e alla mobilità sostenibile. Milano: Franco Angeli.



