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Stimolare le abilità cognitive attraverso il gioco

Il gioco rientra nelle terapie espressive, perché in quanto tale facilita la partecipazione attiva, l’immaginazione e l’autoespressione. Il bambino, attraverso il gioco sperimenta sé stesso e l’altro ed instaura una comunicazione che va al di là della comunicazione verbale. Dunque attraverso l’attività di gioco il bambino comunica, interagisce e si sperimenta nelle relazioni con i pari e con gli adulti. Inoltre attraverso il gioco si possono capire tante cose inerenti al bambino, ad esempio il suo livello di sviluppo mentale, le sue competenze ( cognitive, relazionali, motorie, logiche) le sue risorse (ovvero la capacità di utilizzare l’immaginazione), le sue debolezze ed i suoi desideri per questo osservare il bambino durante l’attività di gioco può essere fondamentale per evidenziare anche eventuali difficoltà o disturbi. Nella play therapy in particolare si deve facilitare il gioco spontaneo per riconoscere meglio ciò che il bambino vuole comunicarci e osservare anche eventuali meccanismi di difesa che il bambino potrebbe mettere in atto se turbato o preoccupato per alcune situazioni.

È importante nella play therapy costruire un setting adeguato, ovvero una stanza dove il bambino si possa sentire al sicuro, ricca di giochi di varie forme e dimensioni e soprattutto giochi che vadano a stimolare la sua curiosità ma allo stesso tempo anche a potenziare le sue abilità cognitive come la memoria, l’ attenzione, le abilità motorie, il linguaggio e le sue funzioni esecutive. I giochi, che devono essere riposti in scaffali, possono essere scelti in alcuni casi liberamente dal bambino ma ci saranno delle regole che egli deve rispettare. Infatti è importante far capire al bambino che ci sono dei tempi che vanno rispettati e soprattutto che egli non potrà poi portare a casa i giocattoli e dovrà rispettarli quindi non andranno distrutti o maneggiati senza cura. Nella stanza dunque potranno essere presenti puzzle, costruzioni, colori, il pongo e la sabbia (molto utili perché andranno a stimolare l’immaginazione poiché si chiederà al bambino di costruire qualcosa a suo piacimento), bambole e pupazzi. I giochi vengono poi adattati anche all’età del bambino/ragazzo che abbiamo di fronte.

 

A quale utenza è rivolta la play therapy? Dall’intervento individuale alla play therapy di gruppo

Questa terapia risulta appropriata soprattutto con i bambini dai 3 ai 12 anni , anche se con i pre adolescenti e adolescenti può essere ugualmente utilizzata. In questi casi verranno però utilizzate figurine, cd e carte più appropriate alla loro età. Può essere utile soprattutto per i ragazzi o bambini che manifestano disturbi internalizzanti ( come l’ansia o la depressione ) e sia per i ragazzi o bambini che manifestano disturbi esternalizzanti come il deficit d’attenzione ed iperattività, op positività e aggressività. Quando il bambino viene preso in carico in questo senso è importante chiarire subito quali sono le regole da rispettare nel setting di gioco. Queste attività possono essere svolte anche in piccoli gruppetti dove i bambini/ ragazzi possono interagire tra di loro e comunicare attraverso la pittura, i giochi con la sabbia e collaborare per giochi che richiedono concentrazione come i puzzle o i giochi di carte. Agli adolescenti si chiede prima di iniziare se preferiscono svolgere delle attività ludiche o preferiscono dialogare.

Nelle attività di gruppo, è importante che il play therapist ( che svolge il ruolo di facilitatore) stimoli i bambini/ragazzi a collaborare, a divertirsi facendogli presente che in questo tempo non dovranno esserci competizione e isolamento e che il gioco non è una gara ma al contrario dovranno collaborare nelle attività, aiutarsi tra di loro, empatizzare con gli altri presenti. I giochi nel caso delle attività in gruppo, ma anche nelle attività individuali, potranno anche riguardare giochi motori, utili soprattutto ai bambini/ragazzi con problematiche motorie. Attraverso queste attività vengono evidenziate anche le emozioni e sarà possibile anche lavorare su queste per facilitare la loro espressione e saperle riconoscere. Questo è utile soprattutto nei bambini più piccoli per aiutarli ad esprimerle e anche a trovare delle strategie funzionali per affrontare la rabbia, la paura e superare attraverso l’elaborazione di esse anche situazioni traumatiche o stressanti come un lutto, la separazione dei genitori o momenti di conflittualità in famiglia.

 

La play therapy nel contesto ospedaliero, quali benefici si possono riscontrare?

La terapia del gioco risulta quindi utile per bambini e per ragazzi con disturbi emozionali e nella stimolazione delle abilità cognitive che possono essere potenziate attraverso giochi specifici. Inoltre, può essere una terapia utile anche nei contesti ospedalieri per bambini ricoverati in reparti oncologici o bambini con problemi di salute. Questo perché attraverso il gioco non solo il bambino/ragazzo può esprimersi liberamente ma può comunicarci le sue paure anche relative ad interventi che spesso sono frequenti in ospedale oppure anche per la paura dei bambini rispetto alla separazione dai genitori. In questi casi i giochi possono essere anche giochi di ruolo ad esempio gioco “medico-paziente” e questo può aiutare a preparare il soggetto a visite mediche vissute come stressanti e procedure mediche spiacevoli. Può essere anche produttivo leggere o vedere filmati insieme al bambino/ragazzo spiegando come avviene una determinata procedura medica e quali sono rischi e benefici.

E importante sia nei contesti di gioco individuali in studio ma soprattutto nei contesti ospedalieri coinvolgere nelle attività anche i genitori e le sorelle/ fratelli qualora siano presenti, questo perché il bambino si senta in qualche modo protetto, al sicuro e in questi casi la modalità di gioco è “non direttiva” ovvero il materiale può essere selezionato dal play therapist ma sarà il bambino/ragazzo a scegliere poi quali giochi fare. In questo modo, si incoraggia la partecipazione attiva e la creatività che il bambino/ragazzo può riversare nel gioco. Questi interventi dunque possono essere applicati a diverse situazioni, infatti la terapia del gioco oltre che nei contesti ospedalieri può essere praticata anche nelle scuole, nei contesti residenziali e nei luoghi di cura poiché l’importante è la disponibilità e l’accoglienza del play therapist e uno spazio dedicato al gioco. Emerge dunque che il gioco può aiutare il bambino a superare le sue paure, le situazioni traumatiche e ad esprimere le sue emozioni spontaneamente e quindi è fondamentale per una crescita sana ed equilibrata.

 

Riferimenti Bibliografici

Axline M.V., (2009) Play Therapy. Editore: La meridiana

Busolini M., (2019) Play Therapy: il gioco e i suoi poteri terapeutici http://www.psicologia-psicoterapia.it/articoli-psicoterapia/apti-play-therapy-gioco-poteri-terapeutici.html

(22/02/2020)

Coculo E., (2019) Ospedali e bambini: le terapie più innovative per aiutare i piccoli pazienti https://www.ildigitale.it/ospedali-e-bambini-le-terapie-piu-innovative-per-aiutare-i-piccoli-pazienti/

(26/02/2020)

Corriere della sera., (2019) Play Therapy : i bambini vanno in sala operatoria sfrecciando sulle mini-car

https://www.corriere.it/foto-gallery/salute/pediatria/19_dicembre_28/play-therapy-bambini-vanno-sala-operatoria-sfrecciando-mini-car-89580196-298f-11ea-a8f0-127c1f8f40cd.shtml?refresh_ce-cp

(25/02/2020)

Domanico R., (2010) Play Therapy: un metodo per aiutare i bambini ad aiutare se stessi

https://www.script-pisa.it/play-therapy-un-metodo-aiutare-bambini-ad-aiutare-romina-domanico/

(23/02/2020)